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Meloni nuda nel quadro del principe d’Amato arte o provocazione?

di Luca Monti
venerdì 24 Luglio 2026 · 17:34 · 5 min di lettura
Meloni nuda nel quadro del principe d’Amato arte o provocazione?

Il principe Roberto d’Amato è molto conosciuto in Friuli Venezia Giulia ed in Abruzzo, per gli eventi da lui organizzati in memoria di Gabriele d’Annunzio, tra i quali spicca il Premio Internazionale “Gabriele d’Annunzio Vate d’Italia” a Chieti, che quest’anno ha raggiunto la II edizione, durante la quale, è stata presentata al pubblico, “l’Antologia Gabriele d’Annunzio Padre della Patria” un volume di 120 pagine in formato A3 curato proprio da Roberto d’Amato, insieme al giornalista Cristiano Vignali, alla cui redazione hanno contribuito i seguenti saggisti: Massi Boscarol, Raffaella Canovi, Antonella Colonna Vilasi, Franca De Santis, Alberto Errico, Tobias Fior, Laura Fiorentini, Roberto Manea, Ruggero Morghen, Luigi Spina, Veronica Tieri. Oggi tuttavia, ci occupiamo di lui, non in veste di saggista, ma di pittore. Il principe, ha, infatti, iniziato quest’anno, a dipingere e nella sua ultima opera, presentata pochi giorni fa, ha raffigurato niente meno che Giorgia Meloni, nuda. Appena abbiamo visto l’opera, immaginavamo che avrebbe scatenato polemiche, ma siamo rimasti sorpresi, in quanto pensavamo che a protestare sarebbero stati i suoi sostenitori, mentre invece i commenti più critici riguardo questo dipinto, sono stati evidentemente degli oppositori. Tra tutti, ne citiamo uno che ci ha colpiti, in quanto rende l’idea di quanto il dibattito politico e la cultura artistica di questo Paese, siano decisamente di un livello basso. Ecco il commento al dipinto di d’Amato, che raffigura la Meloni nuda:

“E’ falso il messaggio di nobilitare la Meloni, che l’artista vuole far passare, raffigurandola quasi come una Venere nuda. La premier, infatti, non è nuda ma spende oltre 12 milioni all’anno, in vestiti, passati come spese di rappresentanza. Quindi per fare una vera opera d’arte satirica, bisognerebbe completarla, aggiungendo una montagna di vestiti sparsi sul pavimento.”

Dal punto di vista critico, cercheremo di alzare il livello, analizzando il dipinto di d’Amato, in modo più approfondito. Dal punto di vista tecnico, si tratta di un dipinto ad acrilico e olio su tela, con uno sfondo piatto azzurro, quasi astratto. La figura della Meloni, è centrale, in piedi, frontale, in una posa che richiama la Venere classica e le allegorie della Patria. Il tratto, che descrive il corpo è definito ma morbido, con una modellazione chiaroscurale calda sui toni della pelle e le proporzioni sono idealizzate. Questi elementi indicano la volontà dell’artista di nobilitare il nudo, togliendogli volgarità e dandogli, invece, solennità. La Bandiera Italiana, non copre il corpo, lo esalta ed incornicia, venendo usata come unico “velo”. I tre colori verde, bianco e rosso, sono gestiti in maniera dinamica, col verde e il rosso, tirati in alto dalle braccia, mentre il bianco resta dietro a fare da sfondo. All’artista, va poi riconosciuto il coraggio di aver firmato un’opera come questa, destinata sicuramente a far parlare di sè e scatenare polemiche. La firma “Roberto D’Amato” in basso a sinistra, infatti, la identifica come opera personale, non anonima, della quale l’artista si assume quindi, in pieno la responsabilità. Ma questo dipinto, non va letto solo dal punto di vista tecnico, ma soprattutto da quello simbolico, come l’artista stesso pare suggerire, avendo unito volutamente una figura politica riconoscibile, la nudità ed il tricolore, creando subito tre livelli di lettura. Iniziamo dalla nudità della Meloni. Storicamente il nudo in politica, viene usato dal personaggio stesso, o dai suoi sostenitori per dire “non ho/abbiamo nulla da nascondere” oppure dai suoi detrattori, in modo satirico, per dire “il re è nudo” quindi le sue malefatte vengono rivelate. In questo opera, invece, la nudità toglie gli abiti del potere e dell’istituzione e lascia solo la figura umana che regge il simbolo della Nazione. Il secondo livello di lettura simbolica, è, invece quello dell’allegoria nazionale, declinata in una forma ottocentesca, quasi risorgimentale, come dimostrano la posa aperta, le braccia che sollevano il tricolore e lo sfondo azzurro del cielo, che richiamano, appunto, le personificazioni dell’Italia nell’arte dell’800. Il messaggio sembra essere: “l’Italia si mostra, senza veli”. La meloni, diventa quindi una figura che espone sé stessa come simbolo politico del Paese, in questo momento storico, una sorta di Garibaldi al femminile. E’ interessante notare poi che d’Amato, non è da annoverarsi tra i meloniani, anzi, nei suoi social, è spesso critico con la Presidente del Consiglio, segno evidente che in lui, vi è profondo rispetto per le Istituzioni, aldilà di chi le rappresenta nel qui ed ora. Ma veniamo all’ultimo livello di lettura simbolica del dipinto, che è quello della provocazione. E’ indubbio che l’accostamento di elementi voluto da Roberto d’Amato, sia fatto per generare dibattito. Mescolare una figura politica attuale, il corpo nudo della stessa ed il simbolo nazionale, è infatti, una scelta volutamente dirompente, che fa discutere, perché sposta il discorso dal politico all’iconico. Per concludere possiamo dire che l’opera funziona bene come manifesto, essendo semplice, grafica e leggibile anche da lontano. Il contrasto tra il blu intenso dello sfondo e i colori saturi della bandiera, infatti, attira subito l’occhio, mentre la figura chiara al centro resta il punto focale. Roberto d’Amato, sembra dunque voler costruire un’immagine-emblema più che un ritratto psicologico, che non rientra nella satira graffiante, ma neanche nell’apologia realistica. L’opera, infatti, appare più vicina ad un’icona pop-patriottica, nella quale il corpo diventa il mezzo per parlare di identità e rappresentanza e dove il nudo femminile è elegante e raffinato, fino ad essere trasformato in un simbolo di nobiltà, di cui Roberto d’Amato, in quanto principe, è rappresentante.

Luca Monti

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