Lun. Apr 15th, 2024

 

 

 

Sabato 27 e domenica 28 gennaio a Terni si è svolto il primo congresso programmatico nazionale di Alternativa Popolare, il partito guidato dal sindaco della città Stefano Bandecchi e dal presidente Paolo Alli.  Alternativa Popolare in Europa aderisce al gruppo del PPE, lo stesso di Forza Italia.

Nel pomeriggio di sabato 27, c’è stata anche una manifestazione in Piazza della Repubblica dell’opposizione di centrosinistra:  Pd, Europa Verde-Avs, Movimento 5 Stelle, Psi ed alcune associazioni cittadine come Terni Donne, hanno contestato il linguaggio e l’atteggiamento del sindaco ritenuto “sessista e misogino” nel corso di una seduta del consiglio comunale nel quale si discuteva un atto di indirizzo per il contrasto alla violenza di genere (atto che è stato poi approvato dalla maggioranza, con l’opposizione che è uscita dall’aula, come accadde durante lo scontro di fine estate con due consiglieri di Fdi).

La maggioranza ha rivendicato in tale occasione l’approvazione dell’atto di  indirizzo e l’attenzione al tema della violenza di genere. Riportiamo quanto dichiarato dalla Presidente del consiglio comunale, Sara Francescangeli: 𝑅𝑒𝑔𝑖𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑝𝑟𝑜𝑓𝑜𝑛𝑑𝑎 𝑎𝑚𝑎𝑟𝑒𝑧𝑧𝑎 𝑙’𝑎𝑠𝑠𝑜𝑙𝑢𝑡𝑎 𝑚𝑎𝑛𝑐𝑎𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝑟𝑖𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑣𝑒𝑟𝑠𝑜 𝑙𝑒 𝑖𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑒 𝑖 𝑐𝑖𝑡𝑡𝑎𝑑𝑖𝑛𝑖 𝑑𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑚𝑖𝑛𝑜𝑟𝑎𝑛𝑧𝑒 𝑐ℎ𝑒 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑠𝑜 𝑙𝑎𝑠𝑐𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑜𝑔𝑔𝑖 𝑙’𝑎𝑢𝑙𝑎 𝑑𝑢𝑟𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑙𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑐𝑢𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑖𝑛𝑑𝑖𝑟𝑖𝑧𝑧𝑜 𝑑𝑖 𝑔𝑟𝑎𝑛𝑑𝑖𝑠𝑠𝑖𝑚𝑎 𝑟𝑖𝑙𝑒𝑣𝑎𝑛𝑧𝑎, 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑜𝑙𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝑔𝑒𝑛𝑒𝑟𝑒. 𝐿’𝑎𝑡𝑡𝑒𝑔𝑔𝑖𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑜𝑠𝑡𝑟𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖𝑠𝑡𝑖𝑐𝑜 𝑜 𝑝𝑒𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎 𝑑𝑖 𝑐ℎ𝑖 𝑎𝑏𝑏𝑎𝑛𝑑𝑜𝑛𝑎 𝑖𝑙 𝑐𝑎𝑚𝑝𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑐𝑜𝑛𝑓𝑟𝑜𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑚𝑜𝑐𝑟𝑎𝑡𝑖𝑐𝑜, 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑑𝑖 𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑟𝑠𝑖 𝑣𝑖𝑎 𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑚𝑝𝑒𝑑𝑖𝑟𝑒 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑖𝑡𝑎, 𝑒̀ 𝑚𝑖𝑠𝑒𝑟𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑓𝑎𝑙𝑙𝑖𝑡𝑜 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑙𝑎 𝑚𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜𝑟𝑎𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝐴𝑙𝑡𝑒𝑟𝑛𝑎𝑡𝑖𝑣𝑎 𝑃𝑜𝑝𝑜𝑙𝑎𝑟𝑒 𝑒̀ 𝑎𝑛𝑑𝑎𝑡𝑎 𝑎𝑣𝑎𝑛𝑡𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑠𝑡𝑟𝑎𝑑𝑎 𝑎𝑝𝑝𝑟𝑜𝑣𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑢𝑛 𝑑𝑜𝑐𝑢𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑖𝑛 𝑟𝑖𝑠𝑎𝑙𝑡𝑜 𝑙𝑎 𝑛𝑒𝑐𝑒𝑠𝑠𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑠𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑜𝑙𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝑔𝑒𝑛𝑒𝑟𝑒 𝑒𝑑 𝑒𝑣𝑖𝑑𝑒𝑛𝑧𝑖𝑎 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑒 𝑙𝑒 𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑔𝑖𝑎̀ 𝑖𝑛𝑡𝑟𝑎𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒 𝑠𝑢 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑣𝑒𝑟𝑠𝑎𝑛𝑡𝑒, 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑖 𝑚𝑒𝑠𝑖 𝑑𝑎𝑙𝑙’𝑎𝑡𝑡𝑢𝑎𝑙𝑒 𝑎𝑚𝑚𝑖𝑛𝑖𝑠𝑡𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑖𝑛 𝑐𝑜𝑙𝑙𝑎𝑏𝑜𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑎 𝑐𝑖𝑡𝑡𝑎̀”.

Per Fiorenza Oggi chi scrive ha seguito quello che è stato definito “il caso politico” di Terni, l’unica città nella quale alle comunali della scorsa primavera si è affermata una coalizione, composta da AP e altre liste civiche o di area centrista, estranea al “bipolarismo” tra centrodestra e centrosinistra che da trent’anni domina la scena politica italiana, con la breve parentesi del cosiddetto governo “gialloverde”.

Nel congresso dello scorso fine settimana sono emersi dai discorsi di Bandecchi e degli altri esponenti del partito, che nonostante punti a una dimensione nazionale continua ad avere la “testa” in Umbria e a Terni, alcuni elementi molto interessanti.

Stefano Bandecchi e Paolo Alli

La strategia comunicativa di AP è stata fondata da subito sulla coesistenza tra le posizioni pragmatiche e centriste sui contenuti e i toni radicali e spesso sopra le righe del segretario Bandecchi: d’altra parte, i dirigenti del partito, compreso il candidato alla presidenza della Regione Umbria Riccardo Corridore, si sono spesso autodefiniti “estremisti di centro”.

Bandecchi ha affermato che AP non sarà mai un partito moderato, ma un “partito equilibrato” capace di assorbire le istanze degli “equilibrati di destra” e degli “equilibrati di sinistra” e anche che “saremo equilibrati come Ulisse quando è tornato a Itaca” una metafora per significare che quando necessario si deve essere anche radicali. Per il segretario di AP è possibile essere “equilibrati e rivoluzionari” nello stesso tempo.

Tra i punti toccati nel discorso di Bandecchi, la lotta alla povertà, politiche di supporto economico alla natalità, la necessità che l’Italia ritrovi un’autonomia energetica, che permetta di evitare le crisi ricorrenti e la dipendenza eccessiva da fattori esterni, il sostegno alle istanze degli agricoltori in piazza, la critica alla cosiddetta nature restoration law e al fatto che l’Europa, che potrebbe essere all’avanguardia nell’esportazione di prodotti agricoli di qualità, sia costretta dalle politiche attuali della UE ad importare materie prime e cibo.

Il segretario ha ribadito anche la posizione di Alternativa Popolare, saldamente europeista, ma nello stesso tempo critica verso molte attuali politiche della Ue: Bandecchi ha affermato che “senza l’Europa l’Italia sarebbe scomparsa” e affermato che AP non potrà mai essere alleata di Meloni e Salvini, e di conseguenza, dei gruppi europei dei cosiddetti “sovranisti” come Identità e Democrazia (quello del quale fa parte la Lega e diversi partiti della destra radicale come Afd).

Tra le note di Bandecchi, quella della scarsa attività del drappello italiano nel parlamento europeo, per far contare di più l’Italia sulla scena europea.

Sul fronte interno, ha sottolineato la sua contrarietà all’iniziativa del governo di aggirare la normativa Bolkenstein sulle concessioni balneari “moltiplicando” i kilometri della costa italiana, contando in quelle da mettere potenzialmente a gara anche le spiagge libere, le scogliere e persino le aree portuali. Un artificio effettivamente a metà tra la “finanza creativa” evocata alcuni anni fa da Giulio Tremonti e la privatizzazione strisciante di tutto il litorale italiano.

Tra le altre proposte in controtendenza, quella di annullare la riforma che ha ridotto il numero dei parlamentari, e riportali a 1000, per garantire una maggiore rappresentatività democratica.

Bandecchi ha attaccato apertamente il sistema maggioritario, ribadendo la forzatura del bipolarismo creata da questo sistema elettorale.

Un movimento centrista, ovviamente, è facilitato dalla presenza di un sistema proporzionale nel quale si vota non “contro” per contrastare la controparte, come di fatto avviene dal 1994 (si vota contro Berlusconi, contro Prodi, contro Salvini, contro Schlein, contro Meloni, più che a favore dei loro avversari, o “contro la casta e poi si vedrà” come gli elettori del MoVimento 5 Stelle nel 2018).

Oggi il ritorno al proporzionale sarebbe davvero “rivoluzionario” e potrebbe abbassare i toni da guerra permanente che caratterizzano il dibattito politico in Italia (perché l’avversario di oggi con il proporzionale è l’interlocutore di domani).

In politica estera, Bandecchi oltre alla posizione europeista critica ha ribadito la necessità di una maggiore attenzione alle politiche di cooperazione internazionale con l’Africa, non solo per limitare l’immigrazione, ma anche per evitare che il continente africano o molti paesi dello stesso finiscano assorbiti dall’orbita cinese. Per quanto riguarda il conflitto israeliano-palestinese, il segretario di AP (lo scorso autunno schierato in maniera esplicita per Israele) ha ribadito la necessità di porre fine al conflitto.

In alcune interviste a margine, Bandecchi, mentre ha chiuso sul palco alla destra di Salvini e Meloni, ha detto che prenderebbe volentieri un “caffè con Tajani” auspicando un dialogo con Forza Italia, con la quale condivide “gli stessi valori” e la collocazione europea, sottolineando che AP intende rappresentare maggiormente rispetto al partito fondato da Silvio Berlusconi la classe media e i lavoratori dipendenti.

Nel congresso si è parlato molto anche dei temi locali: uno dei punti qualificanti della strategia politica di AP è quella di puntare di nuovo su un partito “tradizionale” radicato sul territorio e con la possibile presenza di posizioni e sensibilità diverse su alcuni temi: qualcosa che era normale sino a qualche anno fa, e che è diventato inusuale con il proliferare dei partiti personali e virtuali. Tra gli interventi in scaletta, anche quelli dei numerosi movimenti giovanili locali del partito e dei rappresentanti delle comunità straniere

Come chi scrive ha sostenuto negli articoli dedicati in passato al caso Terni, è evidente che il target elettorale di AP siano gli elettori che in passato hanno votato per Forza Italia e l’area liberale e centrista del centrodestra ai tempi di Berlusconi, oggi in sofferenza e politicamente minoritaria in una coalizione fortemente spostata a destra, ma anche a quell’elettorato “fluido” tendenzialmente più vicino al centrosinistra e che in passato si è rivolto forse anche al MoVimento 5 Stelle per restarne fortemente deluso. Alcune posizioni di Bandecchi, come la critica molto esplicita al sistema It Alert o a quello della raccolta differenziata porta a porta, raccolgono anche istanze dei movimenti del cosiddetto “dissenso”. Il target nazionale di AP è l’elettorato che non si riconosce nello schema bipolare e nella politica attuale.

Sabato 27 c’è stata anche la manifestazione dell’opposizione di centrosinistra: era presente anche il candidato sindaco di Pd e AVS Josè Kenny. I movimenti e le associazioni in piazza si sono concentrati molto sul tema del “rispetto delle donne”, dell’immagine negativa della città di Terni che scaturirebbe dalla grande visibilità mediatica di queste dichiarazioni, e dall’atteggiamento poco istituzionale del sindaco in consiglio comunale, secondo alcuni anche nell’abbigliamento stesso ritenuto poco consono. Il sindaco è stato accusato dai movimenti e partiti che hanno convocato la piazza di un comportamento “aggressivo” e di impedire il confronto in consiglio comunale.

Rilievi simili sono stati mossi nei mesi scorsi anche dall’opposizione di destra, in particolare da Fdi e Lega.

La manifestazione dell’opposizione non è stata oceanica, ma molto partecipata. Va sottolineato che al ballottaggio di giugno 2023 una parte consistente dell’elettorato di centro-sinistra ha votato al ballottaggio per Bandecchi, secondo la logica del bipolarismo per la quale “il nemico del mio nemico è mio amico” e che nei mesi scorsi si era avviato un dialogo su alcuni temi locali con il Pd e altre forze del centrosinistra, che adesso sembra molto affievolito o scomparso del tutto.

Effettivamente alcune dichiarazioni di Bandecchi (che alcune volte ricordano nei toni a cavallo tra il serio e il goliardico lo stile comunicativo di Silvio Berlusconi) tra quelle contestate dall’opposizione in piazza il 27 Gennaio e dei manifestanti appaiono infelici nei toni e inadeguate a un dibattito politico in una sede istituzionale  e, se è vero che garantiscono visibilità mediatica da un lato, dall’altro rischiano di mettere in secondo piano il lavoro fatto dalla giunta sul territorio orientando tutto il dibattito su boutade e questioni simboliche o identitarie: esattamente quello che un movimento centrista e pragmatico non dovrebbe fare, per rompere lo schema delle contrapposizioni muscolari su questioni di fatto più mediatiche che reali.

La giunta Bandecchi, se si guarda ai fatti è stata, assieme a quella guidata dal leghista “eretico” Mario Conte a Treviso, l’unica non a guida centro-sinistra a trascrivere all’anagrafe il figlio di una coppia di donne nato con procreazione medicalmente assistita e ha dimostrato in questi mesi un atteggiamento liberale,  pragmatico e tutt’altro che conservatore sul tema sui diritti civili (diversamente dalla coalizione di destra-centro sia a livello nazionale che regionale, basti pensare all’atteggiamento della giunta Tesei sulla Ru486).

Temi sui quali potenzialmente si potrebbero aprire spazi di collaborazione con le opposizioni di centrosinistra, con le quali AP condivide la ferma contrarietà alla cosiddetta “autonomia differenziata” fortemente voluta dalla Lega e la battaglia contro la costosissima “stazione umbra” dell’Alta Velocità che sorgerà in Toscana nei pressi di Cortona.

Quanto alla critica ai toni e al linguaggio di Bandecchi, se è comprensibile (la si condivida o meno) la critica dei partiti che erano in piazza sabato, che sono molto attenti da sempre al linguaggio usato su alcuni temi, appare surreale quella dell’opposizione di destra, che del “cattivismo” linguistico e della lotta al cosiddetto politicamente corretto ha fatto una bandierina identitaria (a quanto pare, la scorrettezza politica non piace a questa coalizione quando è indirizzata verso di loro).

Le giornate del 27-28  a Terni, in un’Umbria che è anche uno dei teatri principali della protesta degli agricoltori, hanno dimostrato come proprio dalla provincia possa ripartire, dopo un triennio di subordinazione della politica alla “scienza” e all’espertocrazia dei tecnici, la passione e la partecipazione politica, e questo vale sia per chi ha partecipato al congresso di AP che per chi ha preso parte alla manifestazione. Forse davvero un ritorno a un sistema proporzionale sarebbe auspicabile per abbassare i toni muscolari dello scontro politico in Italia: continuare a votare “contro” qualcuno visto come il male assoluto negli ultimi trent’anni ha portato solo un impoverimento economico e culturale del paese, un clima di contrapposizione irrespirabile da parte delle minoranze più militanti, e una sempre più vasta indifferenza degli italiani alla politica.

Peccato che anche se loro non si occupano di politica, la politica si occuperà di loro, in qualche modo. E allora varrebbe la pena di ripensare il sistema elettorale che dal 1994 ha plasmato il discorso pubblico come una campagna elettorale permanente.

Fonte immagini: pagine Fb Alternativa Popolare Terni e Partito Democratico Terni

Andrea Macciò

 

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