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Sabato 16 dicembre alle ore 10 si si è svolta la celebrazione della “Carta di Chivasso” da parte dei numerosi movimenti autonomisti e “confederalisti” italiani.

La Carta di Chivasso, siglata nel 1943 nella città piemontese da un gruppo di autonomisti provenienti dalle valli valdesi del Piemonte e dalla Val d’Aosta, tra cui Emile Chanoux, Federico Chabod, Ernest Page, Gustavo Malan e Mario Alberto Rollier, auspicava, per superare sia il modello centralista sabaudo che l’esperienza autoritaria del ventennio, la trasformazione dell’Italia in uno stato confederale e “cantonale” sul modello della Confederazione Svizzera.

Inoltre, si proponevano per le valli alpine autonomie culturali e linguistiche, politico-amministrative ed economiche.

Come sia andata lo sappiamo: il “federalismo all’italiana” non è mai decollato, e si è risolto in una moltiplicazione infinita dei centri di spesa pubblica e delle regioni in mini-stati con tutti i difetti dello stato centrale, guidate da “governatori” che negli anni “pandemici” si sono distinti a chi emanava il decreto peggiorativo più assurdo. Sono inoltre rimasti intatti gli strumenti del modello centralista sabaudo, come i prefetti.

In occasione della celebrazione 2023 della Carta di Chivasso, è stato organizzato un convegno con conferenza stampa.

Al mattino, prima dei lavori, i dirigenti delle organizzazioni territorialiste si sono recati nella vicina Brandizzo, presso i binari ferroviari,  per rendere omaggio ai cinque operai morti sul lavoro lo scorso 31 Agosto.

Riportiamo parte del comunicato:

Erano operai piemontesi con radici familiari in Sicilia, nelle Calabrie, in Campania. Erano esternalizzati e costretti a lavorare in condizioni precarie. Per Autonomie e Ambiente questi caduti sul lavoro sono da considerarsi vere e proprie vittime del centralismo, che allontana il controllo dei servizi pubblici dai territori, degradandoli e precarizzando il lavoro, creando una realtà ingiusta che è esattamente l’opposto dei valori confederalisti e localisti della Carta di Chivasso”

Alle 10, alla presenza dei rappresentanti di una dozzina di regioni e territori, si è tenuta la commemorazione della Carta davanti a Palazzo Tesio, dove essa fu scritta nel 1943. Ha introdotto Milian Racca, dei Liberi Elettori Piemontesi (realtà associata ad Autonomie e Ambiente). La carta è stata letta integralmente.

Dalle 11 alle 13, in una sala di piazza Garibaldi, si è riunita un’assemblea politica, con la partecipazione di Lorena López de Lacalle (presidente EFA) e Roberto Visentin (presidente AeA). Ha moderato l’incontro Mauro Vaiani, il garante di OraToscana che coordina anche la segreteria interterritoriale di Autonomie e Ambiente. Oltre a esponenti AeA di diverse regioni, fra cui la Sicilia, la Sardegna, la Romagna, la Calabria, sono intervenuti gli esponenti di Alleanza per l’Autonomia (AxA) del Veneto e della Lombardia, fra i quali Giancarlo Pagliarini, storico esponente del confederalismo d’ispirazione svizzera ed ex parlamentare leghista.

Lorena Lopez de Lacalle

AxA, che è come AeA una rete di gruppi e realtà federaliste territoriali, ha stabilito con Autonomie e Ambiente e con EFA un accordo politico per partecipare insieme alle elezioni europee del 2024 e per una collaborazione a lungo termine per le autonomie personali, sociali, territoriali in Italia e in Europa.

Presentata da Lorena López de Lacalle, attivista dell’autonomismo basco e presidente europeo di Efa, la lista “Patto autonomie e ambiente” ha annunciato la sua partecipazione alle Europee con un programma di radicale decentralismo, ispirato dai valori della Carta di Chivasso, in autonomia dagli attuali schieramenti di centrosinistra e centrodestra, considerati entrambi “malati di centralismo” Gli esponenti di AeA hanno affermato che “sarà la lista dei territori, della Repubblica delle Autonomie personali, sociali, territoriali, dell’Europa delle regioni e dei popoli”.

AeA si è dichiarata contraria al progetto governativo della cosiddetta “autonomia differenziata” considerato insufficiente e confuso.

Quella delineata a Chivasso da Lorena López de Lacalle è una “terza via” rispetto sia all’assetto attuale della Ue, una sorta di superstato costituito da 27 stati e di fatto guidato dagli stati nazionali più grandi come Germania e Francia, sia al cosiddetto “sovranismo” che contesta l’Europa attuale limitandosi a invocare il ritorno allo stato nazionale di matrice ottocentesca. In Italia abbiamo assistito all’anomalia di un partito, la Lega, che alle sue origini si diceva “confederalista” e auspicava riforme radicali dell’ordinamento italiano ed europeo, e che oggi è appiattito sul “nazionalismo” ultraconservatore.

Nella visione dei movimenti appartenenti ad EFA, l’Europa dovrebbe essere una confederazione di regioni e territori (non necessariamente corrispondenti alle “regioni” attuali) centrata sul massimo di autogoverno possibile dei territori e sulla democratizzazione delle istituzioni europee, rimettendo al centro il parlamento e lottando contro la burocratizzazione progressiva di quello che era nato come uno spazio di libero scambio.

Un’utopia forse difficile da realizzare, quella dell’ “Europa dei popoli e delle regioni” ma che ci presenta una prospettiva interessante di fronte alla contrapposizione tra un europeismo “ufficiale” che è ormai evoluto in un autoritarismo tecnocratico e un “sovranismo” che esalta fuori tempo massimo la struttura ottocentesca del grande stato nazionale e cavalca sempre più spesso posizioni populiste e ultra-conservatrici su temi come i diritti civili e l’immigrazione, rappresentata da queste forze come il maggiore e forse l’unico problema dell’Europa stessa.

D’altra parte, la conflittualità tra gli stati nazionali e le spinte autonomiste locali è ancora fortissima in Italia, dove i movimenti autonomisti e secessionisti dell’Alto Adige hanno sfiorato il 20% alle provinciali di Bolzano, e dove il governo attuale ha considerato come un affronto il ritorno al nome originale francese “Le Breuil” per Cervinia voluto dal sindaco precedente di Valtournenche Jean Antoine Maquignaz, e in Spagna, dove il leader catalano Carles Puidgmeont è stato denunciato per “ribellione e sedizione” dopo il referendum per l’autonomia catalana del 2017. Le questioni poste dai movimenti autonomisti e confederalisti sono oggi quindi particolarmente rilevanti e soprattutto, portano un pensiero diverso rispetto a quello di due opposte fazioni che negli ultimi anni hanno certificato ampiamente i loro fallimenti.

Andrea Macciò

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