Mer. Feb 28th, 2024
Toscana, un sentiero nell'entroterra della Versilia Ph. Andrea Macciò

 

Quella sul covid non è la sola narrazione pandemico-emergenziale che è ripartita con la fine dell’estate.

Con l’approssimarsi, il 31 agosto, della scadenza dell’ordinanza del Commissario nominato dal governo Meloni, Vincenzo Caputo, che nel marzo 2023 ha inasprito le restrizioni previste per la libera circolazione delle persone nei boschi e le attività outdoor, i media hanno ripreso a “informarci” con il bollettino quotidiano dei cinghiali “positivi”.

Un classico, teso a giustificare come sappiamo l’ennesima proroga dell’ennesima emergenza permanente.

Come se non bastasse, a quanto pare alcuni “focolai” (sembra significativo da parte dei media l’uso della neolingua pandemica appresa nel 2020: focolai, cluster, positivi) di peste suina africana sarebbero stati rilevati in alcuni allevamenti intensivi a Zinasco, nel pavese. Il “protocollo” in questi casi prevede la soppressione preventiva di tutti gli animali presenti, anche quelli sani. E, come accaduto lo scorso anno nell’alessandrino e nel genovese, la soppressione preventiva degli animali si dovrebbe estendere anche ai suini sani esterni all’allevamento: sempre a Zinasco è prevista l’uccisione anche dei maiali residenti nel rifugio per animali “Cuori Liberi” nonostante le associazioni animaliste abbiano presentato un ricorso al Tar.

Allevamento intensivo di maiali

Beninteso, secondo la logica del bastone e della carota Caputo dispensa anche qualche concessione, come quella di andare a raccogliere funghi in “zona rossa” anche se provenienti da comuni in “zona arancione” o non interessati dalla peste suina.

Come abbiamo evidenziato negli scorsi articoli, sebbene il cuore delle misure restrittive riguardi alcune provincie del Nord, dapprima solo Alessandria e Genova, poi anche Savona, Asti, Pavia e Piacenza, l’ordinanza di Caputo ha valore nazionale e nei mesi successivi sono entrati in zona rossa anche comuni delle provincie di Terni, Perugia, Roma, Rieti e della Calabria.

La Toscana è rimasta sino ad ora relativamente libera da misure restrittive: ma, a quanto pare, la “guerra ai cinghiali” dichiarata dal governo Meloni con l’appoggio di varie associazioni di categoria di agricoltori e cacciatori non risparmierà affatto le provincie di Firenze, Siena e Grosseto, nelle quali è previsto l’abbattimento di oltre centomila cinghiali per “salvare gli allevamenti”.

A sollecitare l’approccio bellico al problema è anche il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, che invoca l’uso dell’esercito.

In alcuni casi si è arrivati a paventare la soppressione dell’intera popolazione di cinghiali: la distopia sanitaria del “contagio zero” fa ormai parte dell’immaginario politico-sociale di questo paese.

Nel frattempo, il cambio di sindaco a Roma, da Raggi a Gualtieri, non ha fatto sparire i cinghiali che si avvicinano al centro abitato, ma ha fatto sparire o quasi gli articoli di giornali sugli stessi, e a Genova cartelli stradali raccomandano caldamente di non avvicinarsi ai cinghiali vaganti.

Roma: installazione di protesta contro i cinghiali in città Ph. Andrea Macciò

Ma se i cinghiali sono decimati da una pandemia così terribile, perché la Coldiretti (per inciso, ci piacerebbe conoscere chi finanzia le ricerche della medesima associazione su dove vadano in vacanza gli italiani e quando) invoca queste misure drastiche? Appare evidente che la Coldiretti voglia sfruttare la vera o presunta emergenza peste suina per risolvere un problema annoso, ma non assolutamente correlato con la stessa, ovvero quella della sovrappopolazione dei cinghiali che distruggono i raccolti.

E nello stesso tempo, le associazioni toscane di cacciatori si offrono come “risolutori del problema” mediante l’uso di squadre organizzate. Un’immagine che ricorda il romanzo di Dario Cecchini e Alessandro Mauro Rossi “Il mistero della finocchiona a pedali” del quale sono protagonisti le “squadre di cinghialai” del Chianti.

Le associazioni animaliste, nel frattempo, si oppongono giustamente alla soppressione di animali sani, sia degli allevamenti che dei rifugi, ma dall’altro lato non si oppongono in maniera decisa alla narrazione emergenziale e non riescono a cogliere il nesso tra la crudeltà verso gli animali e i rischi per le libertà personali, individuali ed economiche.

Considerato che il decreto legge approvato dal governo precedente, opera dei ministri Speranza e Patuanelli, delega le “misure” restrittive alle singole regioni, per quanto riguarda la Toscana c’è da augurarsi che la Regione non voglia imitare Liguria e Piemonte disponendo fortissime limitazioni per le attività outdoor e cervellotici protocolli (in realtà in gran parte inapplicati, ma che comunque mettono la libertà del cittadino in mano alla benevolenza dei potenziali “controllori”) per camminare nelle aree non asfaltate, tra i quali l’obbligo di disinfezione e cambio delle scarpe e dei vestiti al termine della passeggiata o dell’escursione, visto che l’area del Chianti e del grossetano è in parte attraversata dai cammini come la Via Francigena.

Toscana, un sentiero nell’entroterra della Versilia Ph. Andrea Macciò

A noi pare che con la peste suina si sia ripetuto in forma meno evidente quello che è successo con la “pandemia” principale: una politica condizionata da lobby e gruppi di pressione che mette avanti questi interessi particolari rispetto alla libertà e ai diritti dei cittadini che la hanno eletta, una società incapace di cogliere la gravità di questa situazione, balcanizzata appunto in mille associazioni e gruppi di interesse finalizzati a portare avanti la loro battaglia, dai cacciatori agli animalisti, dagli agricoltori ai cercatori di funghi alle “associazioni” che in Liguria a inizio 2022 si proposero come “guardiani” dei boschi e garanti della passeggiata in sicurezza.

L’intera questione andrebbe derubricata a un problema aziendale dei proprietari di allevamenti intensivi, che dovrebbero nel caso preoccuparsi di “mettere in sicurezza” le loro aziende senza che il loro diritto al lavoro diventi un diritto tiranno che mette a rischio l’ecosistema (un conto è contenere la sovrappopolazione, un altro pensare di eradicare i cinghiali dal paese) e soprattutto la libertà degli altri cittadini, di lavorare e circolare senza essere tenuti a rispettare l’ennesimo insensato protocollo e a preoccuparsi se sono in zona gialla, rossa o arancione.

 

Andrea Macciò

Un pensiero su “Peste suina: anche la Toscana rischia di essere interessata da “misure” restrittive?”

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