Squalo Mako da record davanti a Livorno: lo prende Marco Volpi, 34 volte campione del mondo
Marco Volpi, 57enne livornese, che vanta un palmares di 34 titoli di Campione del Mondo di Pesca Sportiva, in pratica uno ogni due anni di vita circa, ha aggiunto nei giorni scorsi alla sua carriera, un’altra prestigiosa cattura, quella di uno Squalo Mako, di 2,5 metri. La cattura è avvenuta dopo circa cinquanta minuti di combattimento, come dichiarato dallo stesso Volpi sui social, a circa un miglio a sud delle Melorie, su un fondale di 22 metri circa. All’inizio pensava di essersi imbattuto in una ricciola, ma poi vista la risalita verso la superficie, inusuale per questa specie ittica, capisce dall’esperienza accumulata in tanti anni di essere di fronte ad un’altra specie, il pesce spada. Quando tuttavia lo squalo affiora, Volpi, si rende conto di essere appunto in presenza di un esemplare della specie Mako, da lui identificato come femmina durante le operazioni di cattura che gli hanno permesso di osservare da vicino l’animale, prima che quest’ultimo si slamasse, per la mancanza sotto le pinne anali, dei due peduncoli che caratterizzano il maschio. Si tratta della quarta testimonianza sulla presenza di squali in questo 2026. La prima a giugno, nel Canale di Sicilia, dove era stato avvistato un grande esemplare di Squalo Bianco, seguita dopo pochi giorni, dalla cattura di un altro esemplare Mako sempre a Livorno, ma decisamente più piccolo essendo di circa 2 metri. All’inizio di settembre poi, ancora in Sicilia, era stato avvistato un esemplare di Squalo Volpe ed infine il nuovo record stabilito da Marco Volpi, con appunto uno Squalo Mako di 2,5 metri. Curioso notare che le due catture, entrambe di Squalo Mako, sono avvenute nelle acque antistanti Livorno e i due avvistamenti, di due specie diverse, entrambi in Sicilia e che tutti i quattro episodi sono stati concentrati in due mesi precisi giugno e settembre, come se il solstizio d’estate e l’equinozio d’autunno, che cadono astronomicamente in questi periodi specifici, potessero aver influenzato tali eventi. Ma questa è solo una suggestione, dovranno semmai essere gli scienziati che si occupano di questa specifica disciplina a stabilire se esiste un nesso causale ed il perché si siano verificati quasi negli stessi luoghi e non anche in altri tra tutte le migliaia di chilometri di coste di cui è ricca l’Italia.
Luca Monti