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Milot e Michele Stanzione alla Biennale di Venezia

di Luca Monti
venerdì 8 Maggio 2026 · 17:46 · 3 min di lettura
Milot e Michele Stanzione alla Biennale di Venezia

Lo scultore Italo – Albanese e fiorentino d’adozione, Alfred Mirashi, in arte Milot ed il fotografo Michele Stanzione, sono presenti alla prossima edizione della 61° Biennale d’arte internazionale di Venezia, inaugurata ieri, nel Padiglione Nazionale della Guinea Equatoriale, situato nella prestigiosa sede del Cinquecentesco Palazzo Donà dalle Rose, in Fondamenta Nove. Negli ultimi anni la ricerca artistica di Milot, si è consolidata attraverso una progressiva monumentalizzazione del simbolo della chiave, elemento cardine della sua indagine sul passaggio, sull’accesso e sulla trasformazione culturale. Dalla scultura pubblica “Albanian Key” installata a Scutari fino alla monumentale “Key of Wuhan” presentata alla Biennale di Wuhan, nella provincia cinese di Hubei, l’artista, ha sviluppato un dialogo tra identità, spazio urbano e memoria collettiva. La grande mostra personale, curata da Ji Shaofeng presso il Museo di Guangdong a Guangzhou ha rappresentato, poi, un momento di sintesi e riconoscimento istituzionale del suo percorso in Asia. L’invito alla Biennale di Chengdu, ha, infine ulteriormente rafforzato la sua presenza nel panorama internazionale. Oggi, Milot approda alla Biennale di Venezia, dove presenta “No More Key” un’installazione, che segna un nuovo punto di partenza per l’artista, che si pone adesso come obiettivo, il superamento concettuale del simbolo stesso della chiave aprendosi ad una riflessione sul limite, sulla soglia e sull’oltre.

Michele Stanzione (Paolisi, Benevento, 1981) è, invece, un fotografo ed artista visivo la cui ricerca professionale si colloca nell’ambito della fotografia contemporanea, tra linguaggio documentario e sperimentazione concettuale. E’ sua la foto di copertina che rappresenta Milot, in una posa iconica legata alle sue chiavi. Uno degli elementi più riconoscibili del lavoro di Stanzione, è l’uso sistematico del bianco e nero, che rappresenta, non soltanto una scelta estetica ma una vera e propria strategia narrativa. L’assenza di colore, permette, infatti all’autore di enfatizzare la struttura compositiva dell’immagine, il rapporto tra luce e ombra e la dimensione emotiva delle scene raffigurate. Nel corso della sua carriera, l’artista, ha ampliato il proprio campo di indagine avvicinandosi al reportage ed alla fotografia sociale realizzando progetti in diversi contesti internazionali, in particolare nel Sud-Est asiatico. I viaggi in paesi come Vietnam, Laos e Cambogia, contribuiscono a rafforzare l’aspetto narrativo del suo lavoro e ad orientare la sua ricerca verso una riflessione sulle trasformazioni culturali e sociali dei territori contemporanei. Parallelamente all’attività espositiva internazionale, Stanzione ha sviluppato una relazione significativa con il contesto artistico asiatico, in particolare con la Cina. Il riconoscimento del suo lavoro in ambito internazionale lo ha portato a partecipare a manifestazioni artistiche e biennali di fotografia ed arte contemporanea. La sua ricerca fotografica si caratterizza per una costante tensione tra dimensione estetica e riflessione antropologica. L’immagine diventa così uno spazio di confronto tra memoria, paesaggio e identità, nel quale il linguaggio fotografico si configura come strumento di narrazione e interpretazione della realtà contemporanea. Nel complesso, la ricerca fotografica di Michele Stanzione, può essere interpretata come una forma di indagine poetica sulla condizione umana e sul rapporto tra individuo, spazio e memoria. Attraverso una fotografia formalmente rigorosa e concettualmente orientata l’autore costruisce, Infatti, immagini che si collocano tra documento e visione, tra realtà e simbolo.

Luca Monti

Ph. Michele Stanzione

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