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L’intelligenza artificiale potrebbe essere il nuovo rogo della biblioteca d’Alessandria

di Luca Monti
venerdì 14 Agosto 2026 · 15:42 · 2 min di lettura
L’intelligenza artificiale potrebbe essere il nuovo rogo della biblioteca d’Alessandria

L’autorevole Washington Post, ha evidenziato in una sua recente inchiesta, uno dei lati oscuri dell’intelligenza artificiale. Non si tratta di una delle tante visioni “complottiste” messe in giro da chi dice, che l’umanità verrà soppiantata dalle macchine, cosa che sinceramente riteniamo ridicola ed impossibile, ma di qualcosa di voluto e messo in atto da coloro che hanno sviluppato e stanno sviluppando l’intelligenza artificiale, quindi frutto dell’avidità e della deficienza umana. Secondo quel quotidiano americano, infatti, le aziende che si occupano del settore avrebbero iniziato una nuova fase di addestramento dei loro algoritmi di intelligenza artificiale, acquistando enormi quantità di libri cartacei, spesso fuori catalogo, e talvolta anche rari od antichi, per trasformarli in dati, destinati appunto all’addestramento di questi sistemi. Fin qui l’idea potrebbe anche essere interessante e persino utile, il problema è che, per acquisire il loro contenuto, molti di questi volumi vengono smembrati, scansionati ed infine distrutti. Tale procedura è nota nel settore come destructive scanning (“scansione distruttiva”). Dopo l’acquisto, i dorsi dei volumi vengono spesso tagliati con macchine industriali per permettere alle pagine di essere separate e fatte scorrere negli scanner ad alta velocità. Terminata la digitalizzazione, i volumi vengono riciclati come carta da macero. Si tratta di una procedura che nasconde una precisa strategia legale da parte delle aziende, per attutire le inevitabili polemiche e proteste di chi ama la cultura vera o semplicemente vorrebbe proteggere un patrimonio librario di valore. Negli Stati Uniti, infatti, il principio del fair use (“uso leale”) consente, in determinate circostanze, di utilizzare opere protette dal diritto d’autore senza autorizzazione quando il loro impiego viene considerato “trasformativo”. Diverse aziende operanti nel settore dell’IA ritengono, infatti, che acquistare un libro per trasformarlo in dati e distruggerne successivamente la copia fisica, senza mettere in circolazione la sua copia digitale, segua questa interpretazione giuridica, trovando un primo riconoscimento in una recente sentenza statunitense riguardante Anthropic, che continua ad essere oggetto di acceso dibattito tra editori, autori e giuristi. La questione non è da prendere alla leggera, perchè se passasse questo principio, potremmo trovarci davanti ad un nuovo evento disastroso per la cultura, al pari del famigerato rogo della Biblioteca di Alessandria.

Luca Monti

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