Dante giovane e la Divina Commedia immersiva sono i punti cardine del progetto per un Museo Olografico di Firenze
In un momento storico e culturale molto buio, come quello che stiamo vivendo, nel quale sempre più viene ostracizzata la cultura umanistica classica, appare davvero innovativo e di prospettiva futura, il progetto ideato da Hypnos, al secolo Gilberto Di Benedetto, psicologo e psicoterapeuta romano, artista e grande amante di Dante, di creare a Firenze, un museo permanente, dedicato alla Divina Commedia, nel quale la più grande opera della letteratura italiana possa essere attraversata, ascoltata, osservata e vissuta attraverso ologrammi, immagini tridimensionali, proiezioni immersive, realtà virtuale ed aumentata, audio spaziale, intelligenza artificiale guidata, scenografie digitali e sistemi interattivi. Non un museo tradizionale e neppure un semplice spettacolo tecnologico ma una nuova forma di esperienza culturale nella quale letteratura, arte, tecnologia, pedagogia e psicologia si incontrano per avvicinare soprattutto le nuove generazioni a Dante. L’idea fondante di questo progetto chiamato “Dante Giovane – La Divina Commedia Immersiva” è quella di portare Dante, fuori dal libro per riportarlo dentro i giovani. Il principio è radicale nella sua semplicità: non portare i giovani davanti alla Divina Commedia, ma portare la Divina Commedia dentro, i giovani. Il visitatore di questo museo, non sarebbe più soltanto spettatore, ma protagonista di un viaggio che comincia nella Firenze medievale ed attraversando la Selva Oscura, l’Inferno, il Purgatorio, l’incontro con Beatrice, il Paradiso, fa infine ritorno alla dimensione dell’uomo. Al centro dell’intero percorso ci sarebbe Dante giovane, un avatar olografico tridimensionale concepito come guida narrativa del museo: non il Dante monumentale, lontano e statico dell’immaginario scolastico, ma il giovane poeta inquieto, curioso, innamorato, tormentato e desideroso di conoscere, capace di parlare idealmente con un ragazzo del XXI secolo e di invitarlo a seguirlo. La scelta dell’immagine di Dante giovane, rappresenta uno degli elementi identitari più importanti del progetto. Il volto utilizzato nel logo e come riferimento iconografico, è, infatti, quello di un’immagine presentata come stacco da un affresco trecentesco attribuito a Puccio Capanna, pittore della cerchia giottesca, e indicata da Andrea De Liberis, come possibile ritratto di Dante giovane. L’attribuzione a Capanna e l’identificazione del soggetto con Dante, sono però da presentare correttamente come un’ipotesi attributiva e identificativa, non come un dato definitivamente acquisito dalla comunità scientifica. La scelta assume tuttavia un valore straordinario per il progetto perché propone un volto giovanile di Dante, coerente con l’idea di trasformare il poeta in una presenza viva e contemporanea. Il riferimento storico imprescindibile rimane il ritratto del Bargello nella Cappella della Maddalena, dove Giotto e la sua bottega realizzarono il ciclo del Paradiso e dell’Inferno e dove si trova tuttora quello che i Musei del Bargello, definiscono il più antico ritratto conosciuto di Dante. Nel progetto il volto giovanile attribuito a Capanna, viene quindi assunto come immagine ideale e fortemente evocativa di un Dante, vicino alla sua giovinezza, mentre il Bargello, costituisce il fondamentale termine storico-iconografico di confronto. L’idea che il volto dello stacco sia “più vicino al vero Dante” deve essere quindi presentata come tesi ed interpretazione del progetto, non come certezza storica già dimostrata. L’ingresso del museo dovrebbe essere concepito, come un passaggio fra presente e Medioevo. Il visitatore entrerebbe così, in uno spazio immersivo nel quale la Firenze contemporanea, lascia progressivamente il posto alla Firenze di Dante, con strade, torri, palazzi, botteghe, piazze e ambienti medievali ricostruiti digitalmente. Risulta fondamentale che prima di incontrare il poeta, il pubblico incontri la sua città, perché Dante, non nasce dentro un libro ma dentro una comunità, una storia, una cultura, una famiglia ed un conflitto politico. Poi la luce dovrebbe cambiare per far comparire la Selva Oscura a partire dalla quale, il giovane Dante, apparendo progressivamente davanti al visitatore, ne diventa la guida per l’intero percorso. La sua voce, così introdurrebbe il viaggio e la sua poesia entrerebbe nell’esperienza non come spiegazione scolastica, ma come parola viva. L’Inferno verrebbe quindi, visto e vissuto, come una grande esperienza immersiva, nella quale il pubblico attraversa ambienti ricostruiti digitalmente, per incontrare con l’ausilio di figure olografiche e scenografie tridimensionali, Paolo e Francesca, Ulisse, il conte Ugolino e gli altri grandi personaggi della prima cantica. Ogni episodio avrebbe però un doppio livello: prima l’emozione, poi la conoscenza. Il visitatore, infatti deve prima vedere, ascoltare, essere coinvolto e successivamente incontrare il verso originale, il commento letterario, il contesto storico e le domande fondamentali dell’episodio. Perché Francesca, continua ad amare? Perché Ulisse, vuole superare il limite? Che cosa significa la responsabilità delle proprie scelte? Che cosa accade quando il desiderio diventa ossessione? Dante, diventerebbe così non soltanto materia scolastica, ma un grande laboratorio sull’essere umano. Virgilio, dovrebbe avere un ruolo centrale nel viaggio, essere la figura della guida, della conoscenza e della ragione, capace di accompagnare Dante giovane ed attraverso di lui, il visitatore. Il rapporto fra i due potrebbe essere raccontato attraverso dialoghi olografici, ricostruzioni ambientali e momenti interattivi, così il ragazzo di oggi, vedrebbe Dante, crescere durante il viaggio e comprenderebbe progressivamente che la Commedia, è anche la storia di un uomo che cerca una direzione. Terminato l’Inferno, il museo dovrebbe cambiare volto facendo tornare la luce nello spazio, per permettere di vedere il paesaggio che si apre lasciando apparire la montagna del Purgatorio. Qui il tema dominante dovrebbe essere quello della trasformazione con le anime e Dante, in cammino, che chiamano simbolicamente il giovane visitatore ad interrogarsi sul proprio percorso. Il Purgatorio, diventerebbe così il luogo della possibilità, della responsabilità, del cambiamento e della speranza. Poi dovrebbe arrivare Beatrice, e con lei cambierebbe nuovamente il linguaggio visivo del museo, con la rappresentazione che diventa progressivamente più luminosa, simbolica ed astratta. Beatrice non deve essere, infatti soltanto una figura da osservare, ma una presenza narrativa capace di accompagnare Dante, verso la parte più alta del viaggio. L’amore, nella Commedia, dovrebbe essere presentato nella sua complessità, fatta di: sentimento, conoscenza, elevazione e forza trasformativa. Il Paradiso, rappresenterebbe così, il vertice dell’esperienza tecnologica e poetica, nella quale luce, suono, movimento, geometrie, immagini tridimensionali ed ologrammi costruiscono un ambiente adatto a cercare di dare forma a ciò che Dante stesso presenta come progressivamente inesprimibile. Più il viaggio sale, più le immagini, diventano immateriali, fino a lasciare quasi soltanto luce e voce. E proprio nel momento conclusivo la tecnologia dovrebbe arretrare, lasciando solo Dante, la parola ed il visitatore.
Il ritorno, è, infatti, fondamentale. Dopo aver attraversato Inferno, Purgatorio e Paradiso, il pubblico deve tornare nella sala iniziale ed incontrare nuovamente il Dante giovane, che stavolta non è, più, soltanto la guida, ma il compagno di un viaggio ormai compiuto e si rivolge al visitatore con una domanda semplice e definitiva: “E tu quale strada sceglierai?” È proprio qui che il progetto trova la propria dimensione più profonda: la Divina Commedia cessa di essere soltanto un’opera del passato e diventa una domanda rivolta al presente. La formazione di Hypnos, come psicologo e psicoterapeuta potrebbe inoltre contribuire a sviluppare una particolare chiave pedagogica del museo, senza sovrapporre interpretazioni psicologiche arbitrarie al testo: la selva come esperienza dello smarrimento, l’Inferno come confronto con le conseguenze delle proprie azioni, il Purgatorio come percorso di trasformazione, il Paradiso come ricerca della luce e del significato. Paura, amore, perdita, desiderio, colpa, speranza, responsabilità, identità e ricerca di senso, sono temi che possono essere, infatti, riconosciuti anche dai giovani di oggi. Il viaggio nell’aldilà, può diventare, dunque senza tradire Dante, anche un viaggio dentro le grandi domande dell’uomo. Il museo, dovrebbe avere una precisa vocazione educativa, con le scuole che dovrebbero accedere a percorsi differenziati per età e livello di preparazione, con laboratori successivi all’esperienza immersiva, attività dedicate alla letteratura, alla storia, alla filosofia, all’arte, alla musica ed alla psicologia, formazione per docenti e contenuti digitali. Il metodo, dovrebbe essere fondato sulla sequenza di: esperienza, emozione, domanda, testo, approfondimento, così, il ragazzo prima vive l’episodio, poi ne comprende il significato ed infine torna al testo. L’obiettivo non deve essere quello di sostituire la lettura della Commedia, con la tecnologia ma quello di ottenere l’esatto contrario: far venire voglia di leggere Dante. Se il giovane uscisse dal museo ricordando soltanto gli effetti speciali, il progetto avrebbe fallito; se invece uscisse chiedendo di leggere il canto di Paolo e Francesca, di Ulisse, di Ugolino, o il viaggio di Dante nel Paradiso, allora l’ologramma avrebbe compiuto la propria missione. La tecnologia deve costituire una piattaforma articolata: ologrammi e personaggi tridimensionali, proiezioni immersive a 360 gradi, realtà virtuale ed aumentata, audio spaziale multicanale, sistemi interattivi, intelligenza artificiale guidata da contenuti scientificamente controllati, percorsi multilingue e sistemi di accessibilità. L’intelligenza artificiale, in particolare, dovrebbe essere sottoposta ad una rigorosa supervisione scientifica. Dante potrebbe, infatti, diventare interattivo, ma le sue risposte dovrebbero essere costruite su un corpus documentario verificato e curato da dantisti, filologi, storici e pedagogisti. La tecnologia non dovrebbe inventare Dante ma renderlo accessibile. “Dante Giovane” potrebbe diventare anche un centro internazionale di studio e produzione culturale, con collaborazioni fra università, istituti culturali, musei, fondazioni, imprese tecnologiche e specialisti della didattica. Firenze, sarebbe la sede ideale non soltanto perché, città natale del poeta, ma perché conserva una relazione materiale e storica straordinaria con la sua immagine. Come detto, infatti, il Bargello custodisce il più antico ritratto conosciuto di Dante e la Cappella della Maddalena, conserva un ciclo pittorico di Giotto e bottega direttamente collegato alla ricezione della Commedia nel Trecento. Il nuovo museo potrebbe quindi costruire un ponte fra il Dante del Trecento e il linguaggio tecnologico del XXI secolo, senza competere con le istituzioni storiche fiorentine, ma creando una nuova porta d’accesso alla loro conoscenza. Dal punto di vista progettuale, la realizzazione richiederebbe uno studio di fattibilità completo: individuazione dell’immobile, dimensionamento delle sale, progettazione architettonica ed impiantistica, sicurezza, accessibilità, produzione degli avatar, sistemi olografici e audiovisivi, ricostruzioni 3D, sviluppo software, produzione dei contenuti, consulenza scientifica, personale, manutenzione tecnologica, gestione, marketing culturale e modello economico. Il finanziamento potrebbe essere reperito attraverso una combinazione di: investimenti privati, partnership istituzionali, fondazioni, sponsorizzazioni culturali, bandi nazionali ed europei e collaborazioni con università ed imprese tecnologiche. Il progetto dovrebbe inoltre prevedere fin dall’inizio un sistema di aggiornamento tecnologico per evitare che il museo diventi rapidamente obsoleto. Il modello economico, potrebbe articolarsi su più livelli: biglietteria ordinaria, ingressi scolastici, abbonamenti, visite guidate, eventi serali, produzioni speciali, laboratori, merchandising culturale, contenuti digitali, attività formative, concessione di moduli immersivi itineranti e collaborazioni internazionali. Firenze deve essere il cuore permanente dell’esperienza, mentre alcuni moduli del museo potrebbero successivamente viaggiare in altre città italiane ed all’estero. Il progetto avrebbe così una doppia natura: museo fisico a Firenze e piattaforma culturale internazionale dedicata a Dante. Il volto scelto per il logo assumerebbe infine un significato simbolico preciso quello di un Dante giovane per un museo pensato per i giovani. L’immagine attribuita da Andrea De Liberis, a Puccio Capanna, va utilizzata come volto ideale del progetto proprio perché restituisce un Dante, diverso da quello ormai fissato nell’immaginario collettivo: più giovane, più umano, più vicino alla figura del ragazzo che ancora deve compiere il proprio viaggio. L’ipotesi identificativa deve essere dichiarata con rigore, ma proprio questa discussione storico – artistica potrebbe diventare essa stessa parte del museo, così, il visitatore avrebbe l’opportunità, di conoscere i diversi volti attraverso i quali nei secoli Firenze e l’arte hanno costruito la memoria di Dante. La visione definitiva, è dunque quella di un museo che non voglia semplicemente mostrare Dante, ma farlo incontrare. Un luogo nel quale un adolescente possa entrare senza conoscere la Commedia ed uscirne con il desiderio di leggerla, il professore possa trovare uno strumento didattico innovativo, lo studioso possa riconoscere il rigore delle fonti, il turista possa vivere Firenze attraverso Dante, la tecnologia possa diventare una forma contemporanea di accesso al patrimonio culturale. “Dante Giovane – La Divina Commedia Immersiva” è dunque nella visione di Hypnos, un ponte fra sette secoli di storia e le generazioni che verranno: un museo esperienziale, olografico, interattivo ed internazionale, ma soprattutto un luogo nel quale la poesia torni ad essere esperienza umana. Perché Dante, non appartiene soltanto al passato e la Commedia non è soltanto un testo da studiare, ma un viaggio che ogni generazione può nuovamente compiere. Ed il viaggio dovrebbe cominciare proprio a Firenze, quando dall’oscurità, emerge il volto di un giovane Dante e una voce dice: “Io sono Dante. Vieni. Ti mostro il mio viaggio.”
Luca Monti