Vai al contenuto

Firenze, la città che vive di turismo e odia i turisti

di Luca Monti
martedì 1 Settembre 2026 · 13:14 · 5 min di lettura
Firenze, la città che vive di turismo e odia i turisti

Firenze, sta vivendo da svariati decenni, ormai, ma particolarmente in questo scampolo di nuovo millennio, un paradosso, quello di essere una città che vive di turismo, ma odia i turisti. Oltre alle scene di degrado quotidiano nel centro storico, con tanto di scritte contro i turisti, infatti, si aggiunge anche il protagonismo dei direttori museali, che fanno di tutto per rendere pessima l’esperienza di chi visita quei luoghi che dovrebbero essere dedicati alla valorizzazione dei tesori che custodiscono e non alla loro fruizione privata. Agli Uffizi, ad esempio si moltiplicano le lamentele dei visitatori e sottovoce e con garanzia di anonimato anche da parte dei dipendenti, sulla gestione attuale, che ha portato a quasi un anno senza l’ascensore principale all’ingresso, ma anche alla chiusura di numerose sale per lavori ed allo spostamento ingiustificato di molte opere, che ne mette a rischio la salvaguardia, perchè continui movimenti non fanno certo bene ad oggetti così delicati e preziosi, ma ha, anche stravolto lo storico percorso cronologico di quel museo che rappresentava un unicum a livello mondiale, ma soprattutto alla banalizzazione del corridoio vasariano trasformato in un anonimo passaggio di qualsiasi villa medicea, anzi forse ancora più banale, stando ad un turista americano, che ci ha detto di ricordarselo per la maestosità della galleria degli autoritratti, tanto da volerci tornare in viaggio di nozze con la moglie, trovandosi davanti ad un nucleo di statue decisamente meno accattivanti. Oltretutto, ma questa è un’idea nostra, quindi perfettamente opinabile, ci chiediamo se porre numerose statue di marmo all’interno di una struttura quasi aerea, sia sicuro per la tenuta della stessa. Ma veniamo all’ultima novità di quest’estate che riguarda le modalità di accesso, non solo agli Uffizi, ma, anche all’Accademia, al Bargello, alle Cappelle Medicee, al complesso di Orsanmichele ed a Palazzo Davanzati, oltre che a Casa Martelli ed alla ex chiesa di San Procolo attualmente chiuse per lavori. La procedura che a nostro avviso, è decisamente inutile se non addirittura dannosa riguarda l’introduzione del biglietto nominativo, che già esisteva ma adesso viene rafforzato con l’obbligo di mostrare il documento, come allo stadio. A questo punto ci chiediamo: quando saranno introdotti i tornelli e magari il controllo facciale? Appare evidente che questa modalità di accesso ad un museo oltre a non essere, appunto, consona per un luogo d’arte, rappresenta un aggravio di lavoro per le agenzie di viaggio ma, soprattutto un rallentamento degli ingressi con probabile aumento delle file, aumentato dall’obbligo per i gruppi di avere un elenco da presentare all’ingresso o, in casi di prenotazione almeno 24 ore prima. Ma come detto, stupisce la richiesta di un documento d’identità all’ingresso e il diniego all’entrata se ci si rifiuta di dare il documento, o se il nominativo risulta difforme da quanto riportato sul biglietto ed oltretutto senza il rimborso dello stesso. Insomma il turista deve pagare e sottoporsi ad una vera e propria pratica inquisitoria senza possibilità di contraddittorio con gli operatori all’ingresso e rischiando di aver perso i propri soldi, perchè magari aveva prenotato per fare un regalo ad un amico ma mettendo il proprio nome sul biglietto, facendo così saltare la visita, perchè sul sito non vi è molta chiarezza sul come procedere in tali casi, col cambio di nominativo che comunque, è soggetto a restrizioni temporali. Ma pensiamo anche ai potenziali problemi che il biglietto nominativo porta con sè. Ipotizziamo una coppia clandestina. Per distrazione, il lui o la lei, si dimentica in una tasca od in borsa il biglietto dell’altro partner e quando rientra a casa viene scoperto dalla moglie o dal marito, creando un danno comprensibile, oppure semplicemente qualcuno vuole non far sapere per mille motivi di trovarsi in quel posto, in quel giorno, a quell’ora. Insomma crediamo che un turista, abbia il sacrosanto diritto di poter entrare in un museo senza sottostare a questi controlli che sanno di una società orwelliana, che nulla può avere a che vedere con la fruizione della bellezza artistica. Vi è poi l’ennesimo accanimento contro le agenzie che forniscono il biglietto last minute, che vengono da anni definiti bagarini senza che vi sia tuttavia, mai stata una sanzione contro le stesse per bagarinaggio. Il bagarino, infatti, è colui che compra il biglietto al suo prezzo regolare e lo rivende a prezzo maggiorato, senza fornire alcun servizio. Ma queste agenzie forniscono anche la guida e gli auricolari, che sono servizi aggiuntivi e vanno quindi pagati oltre al costo del biglietto. Di quale bagarinaggio stiamo parlando quindi? Le guide turistiche devono lavorare gratis e gli auricolari non devono essere pagati? Comunque adesso, si è passato il limite, con le istituzioni museali che si arroga anche il diritto di impedire a queste agenzie di pubblicizzare all’esterno dei musei stessi, quindi su un’area non di loro pertinenza, la propria attività, pena la sospensione della fornitura di biglietti. Insomma Firenze vive di turismo, ma odia i turisti e fa di tutto per rendere loro la vita difficile.

Luca Monti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *