Gli anniversari delle stragi di mafia secondo la Fondazione Antonino Caponnetto vanno celebrati vigilando sulle infiltrazioni mafiose anche a Firenze
Il 23 maggio scorso si è celebrato il trentunesimo anniversario della strage di Capaci ed oggi, 27 maggio è il trentesimo di quella dei Georgofili. Come ricordare le vittime, oltre ovviamente ad onorarne quotidianamente la memoria? Ce lo spiega in un comunicato stampa, Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Antonino Caponnetto, al quale si riferisce la foto di copertina ed a corredo dell’articolo. Ecco il testo del comunicato stampa:
“Parlando di come la mafia occupa i territori ex isole felici, definizione che vale per vale per Firenze ma pure per tutte le città principali del centro nord, occorre comprendere che, complice la crisi economica prolungata, il riciclaggio criminale e mafioso oramai ha invaso l’economia tant’è che in città come Firenze, appunto, il 70 – 80% di nuove aperture commerciali sono da considerarsi a rischio infiltrazione. Occorre imparare quindi a riconoscere i mafiosi.
Ma come si riconoscono i mafiosi? Quando un soggetto imprenditoriale acquisisce un’attività, bisogna porsi le seguenti cinque domande:
1) Chi è? Non bisogna vergognarsi o esser timidi, o peggio ancora reticenti, se si vuol capire con chi si ha a che fare.
2) Cosa fa? Il mestiere scelto di chi dal nulla compare in un territorio, può essere significativo, soprattutto se rientra in alcune tipologie di attività dietro cui spesso si nascondono gli interessi della criminalità mafiosa, quali alberghi, compro oro, ristorazione, bar e così via.
3) Da dove prende i soldi? In molte città, chi prende determinati locali in affitto e impiega mesi prima di aprire, o chi paga affitti spropositati in zone prestigiose e non ha clienti, è in odore di riciclaggio.
4) Di chi si circonda? In alcuni casi, seppure non sempre, i soggetti mafiosi in gita da altre parti, non perdono le loro abitudini, e ciò via via li rende visibili ad occhi attenti.
5) Da dove viene? Il luogo di provenienza è pure importante. Se un individuo viene da zone ad alta densità mafiosa potremmo essere di fronte a tre tipologie: 1) Potrebbe trattarsi di qualcuno onesto e in fuga, che si allontana da un territorio che non offre alcuna opportunità oppure solo guai a chi è onesto, costringendolo sotto la cappa pesante della mafia; 2) Oppure potrebbe essere un mafioso da annoverare tra i cosiddetti perdenti in qualche faida 3) Oppure potrebbe essere qualcuno che investe i soldi dei clan.
Ponendosi queste domande e riflettendo sulle stesse, è possibile riconoscere i soggetti a rischio e star loro lontani. Perchè con la mafia non si può convivere. Mai!”
Luca Monti