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Parliamo di Physical Italia da 100 a 1

di Fiamma Melloni
sabato 31 Ottobre 2026 · 13:34 · 6 min di lettura
Parliamo di Physical Italia da 100 a 1

Solo il titolo mi fa pensare a quando ero iscritta alla facoltà di filosofia e dopo un’assenza osai chiedere gli appunti a uno che mi rispose: “non te li do i miei appunti perché l’università è come un imbuto e ne rimarrà solo uno.” Provai a spiegargli che una risposta così manco ad economia e commercio, che stavamo studiando per diventare disoccupati e che poteva anche placarsi ma non ci fu verso…Tornando a questo nuovo format televisivo, posso dire è l’emblema di tutto il peggio che c’è adesso nella società: la competizione feroce, il puro estetismo narcisista, l’individualizzazione a scapito di chiunque altro. Ne rimarrà solo uno e gli altri vanno eliminati. Si comincia con una sfilata di corpi manco fossero carne da macello, ma in fondo è quello che siamo no? Carne da macello. Corpi in vetrina, esposti al perenne giudizio altrui. Abbiamo cento  cosiddetti “atleti”: qualche oro olimpico delle più svariate discipline, il surfista, gli influencer (atleti della tastiera), i ballerini, il vigile del fuoco… poi dopo qualche arte marziale seria si passa a discipline dai nuovi nomi inventati, tipo calisthenics, od uno, ennesimo inglesismo che sono dovuta andare in internet a cercare cosa fosse: powerlifting! Perchè dire sollevamento pesi, suonava male? E dire che nella vita insegno ginnastica ma dopo l’ossimoro di power yoga, con la gente che fa le asana al ritmo dei black eyed peas, non mi stupisco più tanto facilmente. E poi c’è un colosso che nella vita sente l’esigenza di trainare dei tir. Ad ogni corpo corrisponde il proprio busto di gesso e come un tinder in 3D sotto c’è scritto nome cognome peso e altezza. Sfoggio di muscoli, di prestanza, l’apparenza estatica, la body builder che ci tiene alla sua femminilità, il tutto intervallato dalle interviste in cui si narra l’impegno a modellare il fisico, i sacrifici, l’allenamento incessante e frasi tra cui: “il mio unico scopo della vita è vincere questa gara” suona la più moderata. Non esistono conduttori ma abbiamo il Master, che è una statua enorme a cui si illuminano gli occhi di rosso e parla come mi immagino l’occhio di Sauron, se avesse la voce. Lo scopo almeno, è chiaro: sfidarsi fino allo sfinimento onde eliminare tutti gli altri concorrenti. Le gare sono svariate: stare appesi come salami a una barra finché non vedi ad uno ad uno gli altri precipitare come salami. Mettere tutti al tappeto. E non basta mai: mi ha colpito molto una ragazza che ha vinto una gara facendo una specie di plank, sospeso in aria per due ore, eliminando 40 persone e restando la vincitrice assoluta della puntata, che poi la puntata dopo, quando ad essere eliminata è lei dichiara in lacrime di “uscire sconfitta, che non ha potuto dimostrare il suo valore”. Io mi sarei accontentata dai… Mento, io sarei uscita trionfante con un gran sorriso stampato in volto. Ma lì non ride nessuno, ci si prende molto sul serio ed il Master fa di tutto per tirare fuori il peggio delle persone, per mettere uno contro l’altro nei modi più subdoli, si creano squadre all’interno delle quali, c’è la solita trappola, la fregatura, quel ne rimarrà solo uno, imperante. Altra cosa decisamente in linea coi tempi: bisogna schierarsi, scegliere da che parte stare, se non ti schieri verrai punito. Per una puntata intera si decide il Leader, chi comanda e ci si mette in fila di fronte al padrone, a cui affidiamo completamente il nostro destino. Ma il capo della tua illusoria squadra poi cercherà di eliminare anche te, perché deve vincere lui e non tu, non si guarda in faccia a nessuno e non ti puoi fidare di nessuno. Ogni volta che scrivo eliminare mi colpisce, è una parola così violenta che viene usata all’acqua di rose. Come non bastasse chi esce, ecco, forse chi esce dal programma, mi sembra più sano come termine, deve comunque ELIMINARE il proprio busto con un martello. Frantumare se stesso in mille pezzi. Confesso che fa piuttosto impressione come immagine: non sei degno, hai fallito, tutto il tuo allenamento, i tuoi sacrifici non sono bastati. Nessuno esce di li in maniera dignitosa nonostante abbiano affrontato prove sublimi, sovra umane, la diseducazione delle dichiarazioni dei “perdenti” non ha eguali: “avevo giurato ai miei figli che avrei vinto ora mi vergogno a tornare a casa”. Che fine ha fatto “L’importante è partecipare?” non va più di moda? Ai miei tempi (e non ho ottocento anni) si usava dire che ci si era comportati in maniera SPORTIVA quando si affrontava una sconfitta con eleganza. In questo programma, atleti che hanno vinto degli ori olimpici, si voltano con la bava alla bocca, a dire al compagno di squadra: “è colpa tua se abbiamo perso”. Oltretutto in una gara nella quale i concorrenti dovevano trainare un carro come bestie da soma lungo un tragitto e questo compagno (o piuttosto potenziale avversario?) aveva dovuto fare il tragitto una volta in più degli altri, perché qualcuno, non era riuscito a completarlo ed alla fine esausto si era buttato a terra ed aveva fatto perdere qualche secondo al gruppo, quindi cos’altro impariamo? Che se aiuto gli altri vengo eliminato e mi prendo pure l’astio di tutti. Mai visto tanto astio, tanta competizione. Siamo abituati adesso in televisione a vedere solo programmi con giudici implacabili che danno un voto a tutto, a questa performance infinita che crea un mondo di recensioni feroci, di gente convinta di essere dio in terra e che critica tutto e tutti. In questo programma il giudice, è come fosse proprio la civiltà stessa, lo Stato, che ti incita ad essere un gladiatore in un’arena, in questa perenne lotta innanzitutto contro te stesso e non si parla di affetto, di migliorarsi, di superare i propri limiti e evolvere. Si parla di annientarsi, di diventare bestie, che eseguono comandi via via più assurdi, di seguire il leader del momento che può fotterti in ogni istante ma al quale affidiamo il nostro valore. Si parla di ferocia, di essere spietati e ovviamente il tutto per essere il numero uno e come non bastasse ricevere il fondamentale premio in denaro. Si parte da 100 concorrenti e se resto solo io avrò 100 mila euro. Come se ogni busto che salta valesse mille euro che finiscono nel mio salvadanaio. Ho guardato questo programma coi miei occhi, cercando di trovarci il bello delle cose che insegno e sperimento ogni giorno: il potere del respiro, di quanto la mente ed il corpo siano collegati, la forza della concentrazione e della presenza, ma non è tollerabile l’involucro di egoismo e superficialità in cui questo, è immerso. Anche gli atleti che mi sembravano più umani crollano sotto la guida del Master, nelle dinamiche più meschine, a cui questa società ci sta allenando. Il dubbio che siamo davvero come gladiatori in un’arena viene e altro che, munera e ludi, qui di ludico c’è poco o niente. Non c’è gioco, è l’intrattenimento di vedere lo schiavo che prende le cento frustate e il popolo in piazza ad applaudire, solo che non ci stiamo accorgendo che mentre pensiamo di essere spettatori al sicuro sui nostri divani la nostra schiena sta iniziando a sanguinare.

Fiamma Melloni

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