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Dal 28 al 30 Luglio Monzone (Ms) si trasforma nell’Isola che non c’è grazie al Festival di arte, teatro e musica di Officine Tok

di Andrea Macciò
mercoledì 21 Giugno 2023 · 09:19 · 7 min di lettura
Dal 28 al 30 Luglio Monzone (Ms) si trasforma nell’Isola che non c’è grazie al Festival di arte, teatro e musica di Officine Tok

L’isola che non c’è, nella storia di Peter Pan, è un’isola immaginaria che nel racconto devono raggiungere Peter e Wendy: nell’immaginario collettivo, oggi è un luogo utopico dedicato idealmente all’immaginazione e alla fantasia.

Dal 28 al 30 luglio 2023 torna la terza edizione de “L’Isola che non c’è” ideato e organizzato da Officine Tok, una realtà culturale nata nel 2017 nel cuore della Lunigiana, nel comune di Fivizzano, una compagnia teatrale tutta al femminile che cerca di coniugare la tradizione con l’impiego dei nuovi media.

La storia della nascita di Officine Tok merita di essere raccontata: nel 2017 Elisabetta Dini, regista e attrice originaria di Monzone, frazione di Fivizzano, laureata al Dams di Firenze dove abitava, decide di lasciare il capoluogo toscano e provare a portare la sua arte nella sua terra d’origine.

Se Cesare Pavese diceva che un paese ci vuole più che altro per il gusto di andarsene via (anche se poi avere un luogo dove tornare) Elisabetta ha deciso di provare a realizzare un sogno, vivendo di arte e teatro in un paese di 300 abitanti che le era rimasto nel cuore, e dove il teatro non era mai arrivato.

Dopo aver partecipato a una produzione molto importante per il teatro della Spezia, Elisabetta conosce Ines Cattabriga, scenografa multimediale della città ligure, e le due artiste decidono di provare a realizzare il sogno di una compagnia teatrale autonoma. La chiusura della sede locale di una banca nel paese di origine è per Elisabetta Dini il “segnale” giusto per portare avanti il suo sogno, portare il teatro e l’arte dal capoluogo toscano, dove apparentemente ci sono molte occasioni in più, alla sua terra d’origine, un luogo di confine tra Toscana, Liguria e Emilia-Romagna (è stato per alcuni periodi parte del Ducato di Modena). Elisabetta decide di acquistare l’edificio e trasformarlo non solo in un teatro, ma in un centro culturale e artistico a 360 gradi. Dal 2017 a oggi Officine Tok ha realizzato non solo produzioni teatrali (le ultime due, “Vicks” e “Figurine” saranno in tournée in Liguria e Toscana anche questa estate): è uno “spaccio culturale” con presentazioni di libri, produzione di documentaristica, corsi di cinema e teatro, corsi rivolti alle scuole.

Lo spazio Officine Tok porta inoltre avanti collaborazioni con altri artisti e realtà culturali. L’idea de “L’isola che non c’è”, un festival autofinanziato di arte, musica e spettacolo dal vivo, è strettamente legata al sogno di Elisabetta di andare in controtendenza rispetto a chi lavora nel teatro o nel cinema, cercando di portare l’arte e gli eventi culturali in una delle tante aree della provincia italiana bellissime ma appartate. Prima della edizione inaugurale del Festival, nel 2019, Elisabetta e Ines hanno girato Il paese che non c’è, documentario che le ha portate a girare tutti i 94 borghi del comune di Fivizzano, alcuni piccolissimi, con solo 10 residenti. Parlando con i loro abitanti, le due artiste hanno immaginato come far rinascere queste frazioni che lentamente si stavano spopolando, diventando dei fantasmi architettonici fino a scomparire. Depositarie di una memoria antica, ma con una loro forza vitale che si sta esaurendo lentamente.

Un’Italia che è stata raccontata benissimo da Franco Arminio in “Vento forte tra Lacedonia e Candela” dove raccontava la realtà dei borghi tra Irpinia e Daunia che sembrano lentamente spopolarsi e morire. Una realtà che riguarda quasi tutta la zona dell’Italia appenninica, lo spopolamento di questa montagna meno “turistica” rispetto a quella alpina ha riguardato per anni anche le valli dell’appennino ligure-piemontese e quelle fra Lazio, Abruzzo e Molise in particolare. L’isola che non c’è è partita proprio con l’idea di adottare un borgo e dargli visibilità, creando un evento che potesse portare più persone possibili a conoscere la sua bellezza. Nel frattempo, come ci ha raccontato Elisabetta, lei e Ines si sono inventate il “teatro a domicilio” spostandosi tra le frazioni più piccole e isolate del comune per portare gli spettacoli “a casa” degli abitanti di borghi composti anche da soli dieci abitanti. Il “teatro in scatola” lo ha definito Elisabetta, che ha permesso di far conoscere le emozioni del teatro a persone che non lo avevano mai visto. Che qualcuno, magari emigrato in una delle grandi città vicine, dopo aver visto come è possibile rivitalizzare questo borgo, decida di ritornare alla sua “Isola che non c’è”?

Le estati del 2020 e del 2021, nonostante tutte le difficoltà e le sofferenze che hanno portato per molte ragioni, hanno per alcuni versi rilanciato un turismo diverso da quello di massa che si sposta verso il mare o le grandi città, e oggi molte di queste aree sono rivitalizzate da nuovi eventi culturali estivi, come il Festival “Appennino Futuro Remoto” alla seconda edizione quest’anno a Carrega Ligure (Al).

L’isola che non c’è è un contenitore di arte di tutti i tipi, e parla ai grandi e ai piccini: un festival teatrale per tutta la famiglia, nel quale è possibile spostarsi tra spettacoli teatrali all’aperto, mostre, l’area riservata alle creazioni degli artigiani della zona e gli stand gastronomici nei quali è possibile gustare la cucina lunigianese, molto particolare per la sua caratteristica di “cucina di confine” con prodotti sia liguri che toscani.

Come ci ha raccontato Elisabetta l’edizione 2019 è stata un grandissimo successo, che le ha spinte a renderlo un evento permanente.

Dopo le due estati delle restrizioni, nelle quali è stata realizzata solo una piccola rassegna di teatro all’aperto, con l’edizione 2022 il Festival è ritornato a prevedere tutti gli eventi del 2019, e quest’anno è previsto appunto l’ultimo weekend di luglio, tra il 28 e il 30.

Un Festival a ingresso libero e completamente autofinanziato, a parte un piccolo contributo della regione Toscana.

Il programma completo è disponibile sulle pagine social di Officine Tok.

Tre serate di teatro, arte, cibo, musica e spettacolo con la possibilità di scoprire le bellezze naturali della Lunigiana.

Nato in un periodo difficile per l’arte e il teatro, lo spazio Officine Tok è riuscito a superarlo grazie alla passione di Elisabetta e Ines.

Tra le produzioni di Officine Tok, la più recente è “Vicks” titolo che rimanda alla pomata “che fa respirare”. Il monologo di una ragazza che mentre aspetta il treno che la sta riportando nel paese di origine, mette in scena un monologo interiore che è una perfetta fotografia di che cosa sia vivere in un borgo. Un lavoro dallo spunto autobiografico, nel quale molte persone che hanno lasciato il proprio paese per spostarsi nelle grandi città potranno riconoscersi.

A Febbraio 2023 Vicks è andato in scena a Sarzana presso lo spazio “La Fucina delle Idee” fondato nel Novembre 2019 dall’artista Ilaria Vinciguerra, un altro luogo dove si possono incontrare e conoscere le diverse forme dell’arte.

Quella del “ritorno” di Elisabetta a Monzone e del sodalizio artistico con Ines Cattabriga che ha permesso di costruire questa bellissima realtà culturale è una storia che ci ha appassionato particolarmente. Oggi che l’offerta culturale e turistica delle grandi città d’arte, compresa la stessa Firenze, appare sempre più standardizzata, per trovare creatività, idee e passione spesso bisogna muoversi e riscoprire quell’Italia di provincia della quale i media nazionali non parlano quasi mai, e nella quale invece possono nascere oggi le iniziative più appassionate e innovative come Officine Tok e il suo Festival, L’Isola che non c’è.

Andrea Macciò

 

 

 

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