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Al Museo Caos di Terni “David Bowie Steve Schapiro. America, sogni, diritti” oltre 70 scatti del fotografo americano in mostra fino al 15 Ottobre

di Andrea Macciò
lunedì 17 Luglio 2023 · 09:59 · 6 min di lettura
Al Museo Caos di Terni “David Bowie Steve Schapiro. America, sogni, diritti” oltre 70 scatti del fotografo americano in mostra fino al 15 Ottobre

In mostra fino al 15 ottobre al Museo Caos di Terni (Centro Opificio Arti Siri) presso la Sala Carroponte una grande mostra fotografica, composta da oltre 70 scatti, dedicata al fotografo americano Steve Schapiro (1934-2022) e al sodalizio personale, umano e artistico con l’acclamata pop star David Bowie.

Steve Schapiro, attraverso la sua fotocamera, ha testimoniato la società americana della seconda metà del secolo scorso.

L’artista ha lavorato moltissimo negli anni Sessanta e Settanta, il periodo d’oro del fotogiornalismo e della street photography. Nell’introduzione alla mostra troviamo un’accurata selezione degli scatti realizzati da Schapiro come fotografo freelance per le maggiori riviste americane dell’epoca: Life, Vanity Fair, Sport Illustrated, Rolling Stone, Newsweek, Life e Paris Match. In quegli anni Shapiro ha realizzato importanti reportage di “fotografia sociale” sulla Pasqua ad Harlem, sulla dipendenza da stupefacenti, sulla campagna elettorale di Robert Kennedy e sui movimenti di protesta politica, in particolare quelli per i diritti civili degli afroamericani. Numerosi i ritratti di Martin Luther King e della notissima marcia di protesta da Selma a Montgomery. La storia del movimento degli afroamericani si intreccia in quegli anni con i primi movimenti di liberazione omosessuale.

La fotografia sociale di Schapiro, insieme artista e attivista, offre uno spaccato anche sociologico del periodo storico che ha visto tra mille difficoltà il superamento della segregazione razziale ancora nei fatti esistente nell’America degli anni Sessanta.  Tra i ritratti di Schapiro anche quelli del pugile Cassius Clay alias Muhammad Alì, che dopo la conversione alla religione musulmana aderì per un certo periodo al movimento “Nations of Islam” di Malcom X, teorico del “separatismo nero”.

Tra i personaggi meno conosciuti ritratti da Shapiro, lo scrittore Jimmy Baldwin, letterato e attivista che ha portato un importante contributo per la causa della desegregazione scolastica.

Uno spaccato sociologico molto interessante che ricostruisce in forma visiva un processo che si è poi radicalizzato a partire dagli anni ottanta in poi, ovvero quello della progressiva mutazione dei movimenti per i diritti civili nati negli anni Sessanta/Settanta da libertari a “identitari”, con la nascita delle cosiddette “identity politics”: la parabola della corrente del “separatismo nero” guidata da Malcolm X, portatrice di istanze di fatto opposte a quelle della marcia di Selma, è in questo senso illuminante. E Shapiro la ha fotografata.

A partire da metà degli anni Settanta e Ottanta inizia il progressivo declino dell’appeal del fotogiornalismo sociale, e Shapiro inizia a lavorare moltissimo con il mondo del cinema e dell’arte. L’artista era specializzato in saggi e reportage fotografici, e in quegli anni le riviste iniziavano a sostituirli con immagini uniche.

Nella seconda parte della mostra, sempre al piano terra, troviamo alcune immagini che documentano la collaborazione tra Andy Warhol e i Velvet Underground e una selezione di ritratti e fotografie di scena. Tra i ritratti più significativi, quello di Barbra Streisand e quello di Robert De Niro sul set di Taxi Driver nei panni di un personaggio divenuto “iconico” il tassista Travis Bickle.

La seconda parte della mostra è dedicata al sodalizio artistico tra Steve Shapiro e la popstar David Bowie. La “leggenda” vuole che si siano conosciuti mentre Bowie leggeva un libro su Buster Keaton. Ed è proprio il Bowie attore, un lato forse meno conosciuto, quello che Shapiro ha ritratto sul set di film come “L’uomo che cadde sulla terra” di Nicolas Roeg. Un originale film di fantascienza, nei quali Bowie riprende in parte l’iconografia di uno dei suoi personaggi, l’alieno Ziggy Stardust, storia di un extraterrestre inviato sotto mentite spoglie sulla Terra, un film dalle molteplici letture simboliche possibili, tratto dal romanzo di Walter Tevis.

Nella mostra è ricostruita anche la passione di Bowie per l’occultismo e la Cabala ebraica: numerose immagini lo ritraggono intento a disegnare l’Albero della Vita. Molte sue canzoni, come Let’s Dance, appaiono ispirate dalla controversa figura dello scrittore Aleister Crowley, mentre Bowie rinato come artista dopo una fase di declino ha successo in Europa con il personaggio del “Duca Bianco”.

L’ultima sezione della mostra, “Fashion” è dedicata al rapporto di Bowie con la moda, ampiamente documentato dal lavoro fotografico di Shapiro. Dalle camicie di seta dai disegni sgargianti agli occhiali con lenti colorate ai capi modificati da lui stesso, Bowie ha creato uno stile personalissimo nei quali troviamo l’influenza dell’estetica “metallica” dei film di Kubrick, della cultura camp e gay degli anni Settanta, della factory di Andy Warhol e del cosiddetto “glam rock”.

Una mostra che ricostruisce l’importante lavoro di un autore di “immagini iconiche” come Shapiro, relativamente poco conosciuto in Italia nonostante un passaggio espositivo a Torino, e l’evoluzione della carriera di una popstar “iconica” come Bowie, grande innovatore in campo musicale ed estetico dalla vita breve e intensissima, con una particolare attenzione al suo rapporto con il mondo del cinema. La mostra “fotografa” anche dal punto di vista sociologico un momento storico cruciale, quello dell’America dei sessanta/settanta, in un certo senso una fase rivoluzionaria dal punto di vista sociale ed estetico

Nella Project Room Ronchini è possibile vedere la proiezione del documentario su Steve Schapiro An Eye On American Icons che raccoglie filmati d’archivio degli eventi storici documentati dal fotografo, riprese e spezzoni dei set dei film per i quali ha lavorato, testimonianze di alcuni attori come Jodie Foster e Dustin Hoffman.

 

Il Museo del Caos è un pregevole esempio di riconversione culturale di spazi industriali dismessi, quelli della fabbrica chimica Siri.

L’edificio è proprietà del Comune di Terni e il museo è gestito dalla società cooperativa “Le Macchine Celibi”.

Il complesso del Caos ospita anche due collezioni permanenti: la Collezione Aurelio de Felice, nella quale troviamo in prevalenza opere novecentesche di autori locali, tra i quali Aurelio De Felice, scultore tra i principali protagonisti del Novecento umbro, e l’interessante pittore “naif” ternano Orneore Metelli, il Museo archeologico intitolato a Claudia Giontella, il teatro Secci e una caffetteria. Da segnalare una piccola sezione dedicata a un maestro del Rinascimento umbro, Pier Matteo d’Amelia.

La mostra “David Bowie Steve Schapiro. America Sogni Diritti” resterà aperta fino al 15 ottobre 2023 con i seguenti orari: giovedi-domenica 10-13 e 17-20 presso il Museo Caos, Via Franco Molè 25, Terni.

ARTICOLO E PH: ANDREA MACCIO’

 

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