Storia della bambina infranta (Dialoghi-Nudi) di Luisa Trimarchi
Storia della bambina infranta (dialoghi-nudi) di Luisa Trimarchi è una raccolta poetica che sceglie di unire i versi alla rappresentazione grafica degli stessi, in un viaggio interiore che ha l’ambizione di essere un ragionamento sull’archetipo del femminile e una rivisitazione di alcuni classici della poesia novecentesca, dal “fanciullino” pascoliano ad aspetti stilistici che la avvicinano a Giorgio Caproni e Aldo Palazzeschi. L’associazione tra poesia e disegno non avviene direttamente nel verso, come nella poesia visiva, ma con l’aggiunta di illustrazioni ad opera di due giovani ragazze e di due donne più adulte.
Quella della rilettura da un punto di vista femminile del “fanciullino” è una delle analisi più interessanti della poesia di Luisa Trimarchi.

Se in Pascoli questa figura rappresenta l’essenza stessa della poesia che alberga in ogni uomo e donna, e che permette appunto di crearla vedendo quello che uno sguardo razionale non coglie, in Storia della bambina infranta l’autrice ne propone una versione in qualche modo più inquietante e “nera”: le poesie della raccolta, spesso apparentemente lugubri con accenti talora Grand Guignol, disegnano in realtà un percorso circolare di morte e rinascita continue, simboleggiate molto spesso dall’elemento “acqua” spesso associato al femminile. E come nota Filippo Golia nella prefazione, siamo agli antipodi della metafora della “morte per acqua” come fine definitiva del tutto contrapposta alla terra della quale parla Thomas S. Eliot ne “La terra desolata”.
Riparami/sono rotta recita il primo verso della raccolta. Strozzata/grida dolore da ogni parte: glu glu glu la bambina non c’è più (tace il mare nero- di pece- da cui mai nessuno risale) e se in questa lirica la “bambina” sembra avviata alla scomparsa dalla scena, nell’epilogo alla prima parte leggiamo che “la bambina non è mai nata (lo annunciano coloro che non la hanno mai incontrata) ogni tanto bussa ancora alle pareti: scomposta-irrispettosa-maledetta non si arrende!“ Qua si conclude “Storia della bambina infranta (dialoghi-nudi) che dà il titolo al libro e inizia “Dialoghi Post Mortem-La bambina abbandonata”) Alla bambina mia-mai nata-rimasta dentro-impigliata-anelito di vita disegnando una sorta di dialettica tra la bambina e una madre, che forse è il tu immaginario alla quale la protagonista si riferisce in numerosi versi. Con “Disegni” emerge la nostalgia del mondo primitivo e prerazionale che aleggia nell’intera raccolta: “Torneremo a riti propiziatori a scene di caccia-a lance-con lame affilate-con denti aguzzi-morderemo frutti amari”. Se il titolo e alcune poesie e rappresentazioni grafiche sembrano alludere al tema più attuale della violenza sulle donne, una lettura attenta della raccolta fa preferire una lettura interamente metafisica e simbolica del percorso creativo dell’autrice.
La “bambina” sembra essere appunto la metafora della dialettica tra fecondità e aridità, tra vita e morte, in una visione ciclica e circolare del ciclo dell’esistenza, e anche, sulla scia del fanciullino pascoliano, dello spirito istintivo e irrazionale presente in ognuno e che è esattamente quello che rende ancora oggi, nel tempo degli algoritmi e delle intelligenze artificiali, la poesia. E forse la bambina di Luisa Trimarchi si infrange proprio contro il razionalismo esasperato del nostro tempo. Per poi inevitabilmente rinascere dalle acque.
Andrea Macciò
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