Sabato 25 novembre è stata inaugurata a Chiusi la nuova ricostruzione del cippo maggiore del tumulo etrusco di Poggio Gaiella
La nuova ricostruzione del cippo maggiore di Poggio Gaiella, nel Museo Nazionale Etrusco di Chiusi ed i risultati di nuove ricerche sui reperti provenienti dal tumulo etrusco sono stati presentati al pubblico, sabato scorso novembre 2023, alle ore 15.30, nella sala conferenze del Chiostro di San Francesco. Ad introdurre i lavori sono stati Gianluca Sonnini, Sindaco del Comune della Città di Chiusi, Fabrizio Vallelonga, direttore del Museo Nazionale Etrusco di Chiusi – Direzione regionale Musei della Toscana del Ministero della Cultura, Mattia Bischeri, Assessore alla Cultura del Comune della Città di Chiusi, ed Enrico Mearini, Presidente del Gruppo Archeologico Città di Chiusi.
La collocazione del cippo maggiore, nella sezione dedicata ai reperti scultorei del museo rende ragione dell’importanza del monumento di Poggio Gaiella, che rappresenta un unicum nel panorama delle conoscenze sulla scultura funeraria etrusca, ed in virtù dello sforzo ricostruttivo, restituisce con più immediatezza la leggibilità della volumetria e della ricca decorazione dell’opera. Nel corso dell’incontro di sabato scorso, sono state illustrate le vicende e le ricerche che hanno portato alla nuova proposta di ricostruzione del monumento circolare, curata dal prof. Adriano Maggiani, vicepresidente dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici, e realizzata grazie al lavoro di ricostruzione e di trasposizione grafica del restauratore Giuseppe Venturini (Museo Nazionale Etrusco di Chiusi) che vediamo al lavoro nella foto seguente.

La storia del monumento circolare di Poggio Gaiella, inizia nel XIX secolo, con la scoperta dei primi rilievi scultorei e si intreccia con le vicende della Collezione Casuccini e la cessione di quest’ultima, a Palermo, illustrate dalla dottoressa Caterina Greco, direttrice del Museo Archeologico Regionale Antonio Salinas di Palermo. Con i successivi scavi di Clelia Laviosa, negli anni Sessanta del secolo scorso, a cui è dedicato il contributo di Elisa Salvadori e Edoardo Albani (Museo Nazionale Etrusco di Chiusi), proseguono le scoperte nell’area di Poggio Gaiella, fino ad arrivare alle novità degli scavi più recenti ripercorsi da Giulio Paolucci, direttore del Museo Civico Archeologico della Acque di Chianciano Terme, che sono portatrici di un dibattito ed occasione di confronto per nuove ipotesi di studio e confronti anche alla luce delle ricerche passate. Il tumulo etrusco di Poggio Gaiella, a poca distanza da Chiusi, è un eccezionale monumento sepolcrale, dal diametro di 90 metri ed alto 15, che ha ospitato almeno una trentina di tombe tra gli ultimi decenni del VII secolo d.C. e il periodo ellenistico. Tali sono la sua grandezza ed il complesso intreccio di camere sepolcrali e cunicoli che lo percorrono, che per lungo tempo è stato erroneamente identificato con la mitica tomba di Porsenna, il potente e famoso re di Chiusi, ancora peraltro mai scoperta ed oggetto di leggende di ogni tipo. Ad alimentare l’idea che si potesse trattare della tomba di Porsenna, vi era, anche il fatto che il tumulo di Poggio Gaiella, all’esterno era riccamente decorato con sculture a tutto tondo e con un gruppo di monumenti circolari a bassorilievo in pietra fetida, questi ultimi purtroppo pervenutici, in maniera frammentaria ed incompleta. Grazie ai reperti originali conservati nel museo di Chiusi, rinvenuti in gran parte durante gli scavi di Clelia Laviosa, e ai calchi dei rilievi conservati nel Museo Salinas di Palermo, è stato possibile proporre la ricostruzione di uno di questi monumenti, databile in base alle caratteristiche stilistiche all’inizio del VI secolo a.C. L’opera era composta da almeno tre diversi dischi, con circonferenza decrescente, sovrapposti a formare un monumento a gradini dal diametro di circa 2,50 m alla base ed altezza di circa 80 cm, completamente decorato a bassorilievo, anche nella parte superiore e probabilmente interpretabile come copertura e segnacolo di una sepoltura. I tre ordini di rilievi raffigurano, partendo dal basso, sulla faccia verticale una teoria di cavalieri in corsa, una sfilata di opliti con suonatore di tibia e un gruppo di danzatrici. Le superfici orizzontali dei primi due dischi sono decorate con motivi vegetali stilizzati, mentre il disco superiore doveva avere la superficie orizzontale completamente decorata a bassorilievo. L’ipotesi di ricostruzione di questa scena, che raffigura dei guerrieri in lotta, rappresenta l’elemento di maggiore novità che viene proposto nel nuovo allestimento. Una proposta di ricostruzione del monumento era già stata avanzata dalla dottoressa Anna Rastrelli, che all’inizio degli anni Novanta, fece realizzare i calchi dei rilievi conservati al museo Salinas. Da allora diverse sono state le ipotesi ricostruttive presentate nel museo, da ultimo in occasione della mostra “+110”, curata da Monica Salvini, che nel 2011 festeggiava i centodieci anni del Museo di Chiusi. Dopo alterne vicende e l’esposizione limitata solo ad alcuni frammenti, i rilievi di Poggio Gaiella, sono rimasti in magazzino per alcuni anni, in attesa della realizzazione del progetto di ricostruzione del monumento che è stato reso possibile grazie alla proficua collaborazione tra il Museo Nazionale, il Comune di Chiusi e i volontari del Gruppo Archeologico Città di Chiusi, con il fondamentale sostegno della Banca Tema. In particolare il contributo del volontariato con il coordinamento del Comune, illustrato dalla vicepresidente del Gruppo Archeologico Città di Chiusi, Paola Lai, ha reso possibile la collaborazione concreta e consapevole della cittadinanza sia per gli aspetti eminentemente pratici, dalla realizzazione della struttura espositiva, a tutte le operazioni preliminari, all’organizzazione degli spazi espositivi, sia per quanto concerne la promozione dell’evento, la raccolta fondi, il coinvolgimento di aziende e in generale di una più ampia parte della cittadinanza. Insomma da sabato 25 novembre, il museo di Chiusi, si è arricchito di un monumento, che pur non originale, rende comunque omaggio alla storia etrusca di quella parte di territorio toscano che merita senz’altro una visita, essendo parte integrante del museo diffuso che è la nostra regione e che dimostra con questa ricostruzione, una vitalità culturale di rilievo, che, a volte non si riscontra nelle più importanti città d’arte.
Luca Monti
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