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La Lehman Brothers non ha insegnato nulla e i mercati vanno nel panico per il crack della SVB

di Luca Monti
domenica 12 Marzo 2023 · 14:09 · 5 min di lettura
La Lehman Brothers non ha insegnato nulla e i mercati vanno nel panico per il crack della SVB

Il fallimento della Lehman Brothers nel 2008, evidentemente non ha insegnato nulla, tanto che, a distanza di quindici anni, i mercati mondiali adesso tremano per le possibili ripercussioni di un altro crack pesante, quello della SVB, acronimo di Silicon Valley Bank, che come dice il nome, operava in California, nel distretto informatico più importante al mondo, in particolare finanziando nuove imprese con idee innovative per lo stesso. Ad un osservatore superficiale verrebbe da chiedersi perchè il fallimento di una banca del genere specializzata in una nicchi di mercato e molto più piccola di Lehman Brothers, potrebbe avere le stesse conseguenze devastanti per l’economia, ma si tratta, appunto di un approccio superficiale alla questione, come dimostra la preoccupazione anche del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, che si è apprestato a chiamare il governatore della California, Gavin Newsom, per affrontare proprio il crack della SVB. Certo nel comunicato ufficiale della Casa Bianca, riguardo questa telefonata presidenziale si parla anche delle calamità naturali che hanno colpito la California, con piogge tropicali che hanno provocato danni ingenti, tanto da far dichiarare a Biden, venerdì scorso 10 marzo, lo stato d’emergenza in quello Stato, ma è chiaro che il dossier SVB, è stato esplicitamente ed ufficialmente discusso. Qual’è allora la vera portata del fallimento della Silicon Valley Bank e che timori vi possono realmente essere sulla stabilità dei mercati finanziari mondiali? Innanzitutto, a far paura non è come detto la dimensione della banca fallita, che pur considerata tra le più grandi degli Stati Uniti, non era comunque una massa critica, in grado di innescare una valanga, quanto la nicchia specifica di mercato, nella quale l’istituto di credito operava, detenendone (dati 2016) ben il 25,9%. L’economia globale, che ormai si è dematerializzata, infatti, oggi appare dominata dalle attività online ed informatiche ed è chiaro che il crollo di un quarto del mercato in quel settore, rappresenta un colpo duro perchè gli investitori piccoli e medi, potrebbero decidere, spaventati di ritirare i loro assets in quel mercato ridimensionandolo, proprio in un momento cruciale per lo stesso, con enormi investimenti, soprattutto nel settore dell’intelligenza artificiale, che potrebbero dunque essere vanificati, mettendo a rischi la realizzazione dell’agenda digitale globale, che sembra ispirare i governi mondiali. A tale proposito è da segnalare lo scambio di tweets tra Min-Liang Tan, amministratore delegato di Razer, aziende che vende computer per il gaming ed Elon Musk. Secondo il Ceo di Razer, infatti: «Twitter dovrebbe acquistare Silicon Valley Bank e diventare una banca digitale» ed a questa proposta esplicita, Elon Musk , ha risposto di essere «aperto all’idea». Ma attenzione perchè, se da un lato è vero che Elon Musk, che ha contribuito al rilancio di PayPal, che stava vivacchiando, ha rilevato Twitter, per 44 Miliardi di Dollari a fine ottobre 2022, con l’obiettivo di aggiungere i pagamenti alla piattaforma, che presumibilmente l’acquisizione anche di Silicon Valley Bank potrebbe favorire, dall’altro è altrettanto vero che il multimiliardario, sta da tempo erodendo il proprio capitale ed appare quindi, in discesa nella classifica dei Paperoni mondiali. Pensare quindi che Musk, per quanto ancora molto ben fornito di liquidità, anche personale, ma come detto in calo, possa garantire stabilità di lungo termine, ad una banca così importante per l’economia mondiale, potrebbe rivelarsi un azzardo. Probabilmente sono proprio queste considerazioni, unite al fatto che molti analisti attaccano le autorità di controllo statunitensi, per non aver vigilato abbastanza, non sulla situazione di liquidità della SVB, quanto per le manovre della banca,  che lasciavano presagire un possibile crack, ad allarmare i mercati, che, infatti, ieri l’altro giorno del fallimento improvviso, hanno lasciato sul campo svariati miliardi. Tra le aziende colpite direttamente dal fallimento della SVB, ne citiamo alcune, i cui nomi, alla maggior parte dei lettori, non diranno nulla, ma negli Stati Uniti, erano delle big, nei settori informatici. La Roku, ad esempio, che ha creato una rete di canali per lo streaming televisivo a livello mondiale, anche con l’utilizzo di apps, ha lasciato in deposito alla SVB col rischio quindi, di non riaverli indietro, ben 489 Milioni di Dollari, su un capitale aziendale di 1 Miliardo e 900 Milioni ed infatti i titoli azionari della Roku, venerdì dopo la notizia del crack bancario, sono scesi a 59,99 Dollari, con un calo di 53 Centesimi, rispetto al giorno precedente. La Circle, invece ha perso 3,3 Miliardi di Dollari in criptovaluta USDC sui 40 Miliardi di assets digitali precedenti e venerdì le sue azioni venerdì, hanno chiuso a meno di un dollaro di controvalore, praticamente nulla. Anche il settore farmaceutico è stato colpito dal crack della SVB, con Axsome Therapeutics che venerdì, ha chiuso in borsa, a 58,39 Dollari, pari al 5,78% in meno rispetto al giorno precedente. Stranamente la Roblox, specializzata in piattaforme da videogiochi, che sta cercando di investire nel metaverso, pur avendo lasciato in banca, quindi perso, il 5% del proprio capitale di 3 Miliardi di Dollari, venerdì, ha guadagnato lo 0,28% in borsa, chiudendo con le proprie azioni a 40,05 Dollari. Insomma i motivi di preoccupazione per i mercati internazionali ci sarebbero tutti, anche se, alcuni analisti particolarmente sensibili alle tematiche cosiddette complottiste, sostengono che sarebbe un’azione voluta per abbattere l’economia tradizionale, per sostituirla con quella digitale. Peccato per loro, che, come abbiamo detto, proprio l’economia virtuale sia stata la più colpita da questo ennesimo fallimento bancario frutto, a nostro avviso, solo della sindrome di onnipotenza che sta da qualche decennio affliggendo i cosiddetti potenti della terra, che non sono tuttavia così potenti da essere infallibili e ogni tanto combinano qualche disastro, per il quale, sanno che comunque, come troppo spesso succede, non pagheranno, mettendolo in conto alla massa di individui, che per piaggeria od interesse, continuano a considerarli come degli dei in terra.

Luca Monti

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