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Tra confermata neutralità e crisi bancaria la Svizzera sta diventando un problema per l’Europa?

di Luca Monti
giovedì 16 Marzo 2023 · 14:35 · 3 min di lettura
Tra confermata neutralità e crisi bancaria la Svizzera sta diventando un problema per l’Europa?

In questi giorni, uno spettro sta aggirandosi sull’Europa, quello della crisi bancaria, in particolar modo quella del Credit Suisse, banca che sin da quando venne fondata da Alfred Escher, nel 1856, col nome di Allgemeine Deutsche Credit – Anstalt, ha rappresentato un simbolo di stabilità, anche grazie ad operazioni borderline, legate a depositi su conti correnti cifrati, di notevoli quantità di contanti, considerati da più parti frutto di attività non proprio lecite. Adesso, dopo il crack della Silicon Valley Bank e la scoperta che la stabilità del Credit Suisse era più mitologica che reale, il titolo azionario del colosso bancario elvetico, sta andando sulle montagne russe, con discese rapide ed altrettanto rapide risalite, queste ultime, proprio nella giornata odierna, che secondo gli analisti, sarebbero dovute ad interventi peraltro annunciati ufficialmente da parte del governo svizzero, per salvare l’istituto di credito più importante del Paese. Ma oltre a questo aspetto economico non da poco, vista la valenza sistemica del Credit Suisse e la sua incidenza a livello globale nel settore bancario, la Svizzera sembra essere diventata un problema per l’Europa, come testimoniano le parole dell’ambasciatore francese a Berna, rilasciate alla stampa nei giorni scorsi: “La Svizzera inizierà ad essere un problema per il resto d’Europa”. Il diplomatico, non si riferiva alla crisi del Credit Suisse, ancora non evidenziata, ma alla decisione del governo svizzero, resa nota dal quotidiano tedesco NZZ Am Sonnstag, di non voler fornire all’Ucraina, alcuni sistemi missilistici considerati obsoleti, ma ancora funzionanti, preferendo rottamarli per ribadire la propria neutralità. La Svizzera, infatti, forse proprio per la sua vocazione creditizia, è sempre stata neutrale, in occasione di ogni conflitto e probabilmente, intende, saggiamente, restare tale, anche in quello in corso in Ucraina. In realtà questa decisione di non fornire i sistemi missilistici a Kiev, a nostro avviso, non rappresenta un problema per l’Europa, quanto, piuttosto per la NATO e la sua credibilità sul piano militare. Infatti, si tratterebbe di sistemi d’arma, rimasti nei magazzini dentro le montagne svizzere dagli anni sessanta, totalmente inutilizzabili, soprattutto contro i missili ipersonici russi, quindi decisamente obsoleti e dunque se la NATO, attraverso l’ambasciatore francese in Svizzera, si preoccupa della mancata fornitura all’Ucraina, di tale antiquariato militare, che rappresenta solo un evento simbolico, avvalora indirettamente l’ipotesi di molti analisti, che l’alleanza atlantica, cominci a scarseggiare di armamenti, o comunque sia restia ad appoggiare Kiev, fino in fondo. Secondo altri analisti, vista la quasi contemporaneità tra i due eventi, addirittura potrebbe esservi una correlazione tra il rifiuto di inviare i missili in Ucraina, da parte del governo elvetico e lo scoppio della crisi di Credit Suisse, che sarebbe dunque secondo tale ipotesi, utilizzata per riportare Berna, su una linea collaborazionista con l’alleanza atlantica.

Luca Monti

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