Un operaio del cantiere di Via Mariti che vuole restare anonimo ci racconta il sottobosco dei cantieri edili
Un operaio che lavorava nel cantiere di Via Mariti e che ci ha chiesto di rimanere anonimo ci ha contattato e ci ha rilasciato delle dichiarazioni sulle condizioni di vita in quel cantiere, ma soprattutto sul sottobosco degli appalti e subappalti. Da tali dichiarazioni, si capisce che molte tragedie come quella di Via Mariti, sono in qualche modo se non previste, quanto meno preventivabili. Ma ecco cosa ci ha detto l’operaio: “Ho lavorato in quel cantiere per qualche mese come addetto alla movimentazione del materiale e conoscevo di vista le vittime straniere perché le incrociavo spesso al cambio turno, mentre conoscevo abbastanza bene Luigi, l’unico italiano deceduto nella tragedia, perché parlavo spesso con lui, che era un “veterano” ed esprimeva dubbi sulla nodali di esecuzione di quest’opera. Il problema, che ha portato alla terribile tragedia, secondo me stando anche a quanto mi raccontava Luigi, è dato dall’eccessivo numero di aziende subappaltanti presenti nel cantiere, che secondo alcune voci che giravano tra gli operai, erano addirittura centotrenta. Per quanto mi riguarda posso dire, che ho assistito varie volte a “passaggi di consegna” tra vari responsabili di quattro aziende diverse per svolgere operazioni come quella della messa in posa dei piloni, nell’area del crollo. Insomma, venivano date istruzioni diverse da ditte diverse, che sommate alla multietnicità degli operai presenti in cantiere, possono aver rappresentato una possibile interpretazione sbagliata di cosa fare. Gli operai, infatti, provenivano in maggioranza da Marocco, Tunisia, Egitto e Senegal, una piccola parte da Albania e Romania e pochissimi erano italiani, come appunto Luigi, del quale probabilmente non potevano fare a meno, per via della sua esperienza lavorativa sui cantieri. Mi diceva, infatti che le aziende sceglievano, tramite agenzie interinali, preferibilmente operai extracomunitari, in quanto sfruttando la loro non conoscenza della lingua e spesso la mancanza di documenti in regola, risparmiavano sulla sicurezza e spesso questi operai non sapevano neanche per quale azienda lavoravano effettivamente. Mi risulta poi che il giorno della tragedia vi fossero in cantiere molti più operai di quelli trovati dai soccorritori accorsi sul luogo e posso immaginare che vi sia stato un fuggi fuggi tra quelli non in regola coi documenti. Ho fatto poi delle fotografie che vi prego di allegare a questa mia dichiarazione, che mostrano, a mio avviso come tutti i lavori, in quel cantiere siano stati svolti con superficialità. Ripeto, non sono un muratore ed ho lavorato solo alla movimentazione del materiale, ma secondo me nelle foto che ho scattato dall’esterno dell’area di cantiere si nota che le opere murarie non sembrano essere perfettamente allineate e quindi mi pongo delle domande su come siano state realizzate. Adesso spero solo che le povere vittime, abbiano giustizia e non diventano solo dei fantasmi com’è successo troppo spesso ai morti sul lavoro in questo Paese.”
Di seguito riportiamo una delle foto scattate dall’operaio ed in effetti ingrandendola, anche noi ci siamo resi conto che la parte muraria non sembra essere “in bolla” ma piuttosto disomogenea.

Per concludere questo articolo, per presentare il quale abbiamo messo in copertina la foto di un mazzo di fiori posto, insieme a tanti altri dai passanti e dai residenti della zona, in memoria delle vittime, sottolineiamo lo strano gioco del destino, che ha visto questa terribile tragedia, svolgersi di fronte ad un’agenzia che si occupa di sicurezza sul lavoro, ovviamente del tutto estranea ai fatti, alla vetrina della quale si riferisce la foto seguente.

Luca Monti