Vai al contenuto

L’Italia rischia di perdere ancor più terreno nel mercato dell’arte

di Luca Monti
mercoledì 12 Giugno 2024 · 21:50 · 3 min di lettura
L’Italia rischia di perdere ancor più terreno nel mercato dell’arte

Il mercato dell’arte, in Italia, è stagnante e poco competitivo, non tanto e non solo, in confronto agli Stati Uniti, che non sarebbe una notizia, viste le differenze di dimensioni e di caratteristiche socioeconomiche dei due Paesi, quanto in rapporto ad altri Stati Europei, quali Francia e Germania e dal prossimo anno rischia di restare ancora più indietro, malgrado abbia potenzialità molto più ampie, per quanto riguarda qualità e quantità dell’offerta. Ciò è dovuto al fatto che mentre Parigi ha già recepito e Berlino lo sta facendo in questi giorni la Direttiva Europea 542 del 2022 che consente, anzi diremmo, invita i Paesi membri ad applicare aliquote IVA ridotte, per il commercio di: “Beni e servizi di interesse generale e con responsabilità sociali” tra i quali possono rientrare opere d’arte, oggetti da collezione e di antiquariato, Roma probabilmente per paura di perdere gettito fiscale, nicchia. il rischio è che, alla fine del 2024 quando scadranno i tempi per l’adeguamento a questa normativa europea, l’Italia, resti con l’IVA sul mercato dell’arte al 22% mentre la Germania e la Francia l’avranno portata al 7%. Non è difficile dunque immaginare, che, di fronte ad un risparmio del 15% solo sull’Iva, i collezionisti nostrani abbandonino gallerie e case d’aste italiane, per andare a comprare opere d’arte, in Francia, o in Germania, comprimendo ancora di più un mercato, come detto, già in crisi. Ecco perchè non solo gruppi o consorzi di gallerie d’arte, come Apollo ed Italics, ma anche la principale associazione di categoria del settore, vale a dire ANGAMC, stanno lavorando in sinergia sui Ministeri competenti, per fare scendere l’aliquota IVA, se non al 7% come in Francia e Germania, almeno al 10% per non restare schiacciati dall’eccessivo divario. Ci auguriamo di sbagliarci, ma conoscendo i polli italici, crediamo che, sinceramente non accadrà nulla di quanto auspicato, visti anche i tempi sempre più ridotti e dunque il nostro Paese, perderà ancora competitività nel mercato dell’arte ed alla fine anche il gettito fiscale non ne trarrà vantaggio, perchè il mercato diventerà sempre più piccolo, movimentando sempre meno flussi di denaro. Insomma, l’Italia, Paese che si dice, detenga da solo un terzo delle risorse artistiche del mondo, dimostra, ancora una volta di non saperle gestire in modo adeguato, se non forse e peraltro, solo a macchia di leopardo sul territorio, in termini museali, dimenticando completamente collezionisti, gallerie d’arte, antiquari e case d’aste, che sono il vero volano di questo mercato, anche in termini culturali di educazione al valore del bello e dell’estetica, sempre più fondamentali, in un mondo sempre più votato al brutto e al disarmonico.

Luca Monti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *