Vai al contenuto

Pesce d’Aprile

di Giovanni Moscato
sabato 1 Aprile 2023 · 21:36 · 4 min di lettura
Pesce d’Aprile

Mattina del primo aprile duemila ventitré. Mi sveglio al suono della solita sveglietta fastidiosa. Tre sbadigli e via, meccanicamente, in sala da bagno per le abluzioni di rito. Un occhio chiuso, l’altro appena mandorlato, percorro pericolosamente le scale per la cucina con il miraggio del primo caffè. Pilotato dal senso del dovere, completo i preparativi, inforco la Lambretta e mi avvio al lavoro. Nel breve tragitto, incrocio un drappello di pascolatori di cani, dribblo qualche podista esagitato, scorgo distrattamente il postino. In coda al primo semaforo mi precedono uno scuolabus e diverse auto con il loro variopinto carico umano. Traffico, motorini e un accenno di smog. La radio che ascolto in cuffia propone giochi a premi, motivetti estivi, dibattiti calcistici e pubblicità locali. Il forno all’angolo e la latteria sono aperti e così anche la posta e il negozio di telefoni; mi soffermo a fissare delle ragazzine che percorrono il viale con gli zainetti in spalla e schivano distrattamente l’incedere dei pensionati già di ritorno dalle loro ineffabili commissioni antelucane (ho sempre giurato a me stesso che se un giorno andrò in pensione, non metterò mai piede in un ufficio postale o in un supermercato prima delle undici). Intorno c’è l’aria tipica di un giorno qualunque. E’ piena quotidianità. Da soggetto a carburazione ritardata, mi ridesto sempre con particolare lentezza dal mio torpore mattutino. Improvvisamente, un lancinante senso di colpa mi rammenta con inadeguata scortesia che il comma ter del venticinquesimo Decreto Provvisorio del Consiglio Magno, in combinato disposto con qualcosa di ancor più perentorio, proprio ieri di tre anni fa aveva proibito la normalità del vivere, imponendo un rigoroso ma confuso regime di detenzione domiciliare a tutta la popolazione terracquea. Con piena certezza del presente mi ricordo del Virus e anzi sono certo di scorgerlo ancora nei risvolti dei colletti, tra il volteggiare dei cappotti, pronto a saltarmi addosso persino da dépliant pubblicitari, buste della spesa e da chilometri di muri minacciosi. Il disagio si allea col rimorso ed entrambi si accaniscono su quel che resta del mio procedere incerto: diventano angoscia e io sono sempre meno convinto di dover andare al lavoro. Cerco riparo in un cleenex rabberciandolo a forma di museruola; stiracchio le maniche della felpa fino a coprirmi istintivamente le mani. Mi ricordo di telegiornali categorici scanditi dall’immancabile ricettario degli omni-sapienti proibitori di tutto ciò che fosse anche la più piccola estrinsecazione del vivere aggregativo; e in effetti sono praticamente certo di aver già fatto infinite code distanziate: al mercato, in ferramenta, dal giornalaio e al bar; rivivo distintamente l’artificialità degli “aperitivi telefonici”, le decine di meeting virtuali e anche quel briciolo di noia di certe domeniche pomeriggio senza oleandri e baobab. Soprattutto mi sento ancora braccato da squadre di efficientissimi controllori invisibili che hanno il preciso compito di stanare i trasgressori dell’ordine irrevocabile e di tradurli per l’eterno nelle più spietate galere dell’Unione. Lascio il mezzo e fuggo a piedi, cercando invano la protezione di portoni serrati e di negozi che si rivelano improvvisamente chiusi; immagino di potermi nascondere sotto il ventre dei cani, come Ulisse con le pecore di Polifemo o dietro alle edicole esangui; infine, pure in un tombino: sfortunatamente già occupato da un astuto pacco di foglie. E’ tutto inutile. Accelero la corsa e, in qualche modo, giungo fino a casa dove, esausto per la fatica, crollo in un sonno innaturale. Al risveglio mi illudo che nulla di ciò che ricordo dev’esser stato possibile e perciò l’unica speranza è che io abbia sognato per tre lunghissimi anni. Fisso il calendario appeso alla parete. Mi stropiccio gli occhi e lo riguardo con sollievo: è il primo aprile del 2023.

Giovanni Moscato

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *