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Il mondo visionario di Niki de Saint Phalle in mostra a Milano

di Luca Monti
venerdì 11 Ottobre 2024 · 10:55 · 4 min di lettura
Il mondo visionario di Niki de Saint Phalle in mostra a Milano

Milano rende omaggio a Niki de Saint Phalle, con una mostra presso il MUDEC, Museo delle Culture visitabile fino al 16 febbraio 2025. Si tratta di un evento artistico importante, perchè rappresenta la prima celebrazione di questa grande artista, a ventidue anni dalla sua scomparsa, da parte di un’istituzione museale pubblica. Dispiace solo che a celebrarla con questa mostra, sia Milano e non la Toscana, perchè Niki de Saint Phalle, nata nel 1930 in una famiglia aristocratica franco-americana, ha scelto proprio la nostra regione, per dare corpo ed anima, al suo mondo visionario, realizzando a Capalbio, il “Giardino dei Tarocchi” che è un unicum al mondo, nel suo genere, a cavallo tra realtà e fantasia. Il “Giardino dei Tarocchi” però, come molti tra i mondi onirici e visionari degli artisti, ha anche aspetti inquietanti, che nel caso di Niki de Saint Phalle, provengono dal suo vissuto, segnato da abusi e traumi, inevitabilmente riflessi nelle sue opere, che a volte appaiono di una brutalità disarmante, ma che se guardate in profondità e senza i pregiudizi della società buonista odierna, che peraltro l’artista metteva alla berlina sentendosi estranea ad essa, emanano un’energia vitale, che trasforma quella violenza espressiva in bellezza, la sofferenza in riscatto. Un esempio di questo sono gli “Shooting Paintings” alcuni dei quali esposti nella mostra di Milano, che vennero ripresi in seguito, da Andy Warhol, ma che esprimono un concetto totalmente diverso. Andy Warhol, infatti, sparando con la pistola, alla pila di tele accatastate raffiguranti Marilyn Monroe, ha certamente “ucciso” un’icona, quella della famosissima attrice americana peraltro già scomparsa da due anni, ma ha anche compiuto un gesto violento, sfregiando, sia pur solo simbolicamente, la bellezza di quella donna, tramandandone un’immagine brutalizzata. Niki de Saint Phalle, invece, che come abbiamo detto, iniziò alcuni prima di Warhol, a sparare sulle proprie opere addirittura con un fucile, quindi un’arma che richiede maggior impegno fisico, rispetto alla pistola, come si vede nella foto d’archivio seguente, non colpiva volti o figure umane, ma ambienti urbani, spesso degradati e degradanti, trasformando quindi lo sparo, in una sorta di rito catartico, che esorcizza la violenza, non la esalta e trasforma la sofferenza del proprio vissuto in creazione.

Così l’arte di Niki de Saint De Phalle, diventa terapia di autoguarigione. Oltre agli “Shooting paintings” non potevano mancare nella mostra milanese le “Nanas” figure femminili danzanti, dalle forme generose che potremmo definire boteriane e dai colori sgargianti, che nella resa cromatica sono addirittura superiori agli “Arlecchini” di Salvador Dalì, anche se parliamo di sculture e non di pitture e questo fa ovviamente la differenza. Le “Nanas” incarnano la prosperità femminile secondo gli stilemi classici andando ad infrangere il mito contemporaneo della perfezione estetica, ma valorizzando la capacità femminile della procreazione. Milano, comunque, non si è fermata, a questa mostra celebrativa del grande talento artistico di Niki de Saint Phalle, ma si è spinta oltre, andando a valorizzare anche l’alter ego maschile dell’artista, il suo grande amore, incontrato dopo un matrimonio contratto in giovane età e la nascita di due figli e col quale realizzerà, il “Giardino dei Tarocchi” che per un periodo fu anche la loro residenza, vale a dire Jean Tinguely, con una retrospettiva a lui dedicata, la più grande mai realizzata in Italia, inaugurata nei giorni scorsi, presso Pirelli Hangar Bicocca, per celebrare il centenario della sua nascita, che sarà nel 2025. La foto di copertina e a corredo dell’articolo, mostra proprio la coppia, nella loro casa, insieme ad una delle prime “Nanas”. Insomma si tratta di una grande occasione per gli amanti dell’arte di andare a vedere, due mostre di alto livello, che esaltano artisti contemporanei che hanno lasciato le loro impronte in Toscana, che, è bene ricordarlo sempre, non è solo terra di vigneti ed oliveti, ma, anche e diremmo soprattutto, terra di genii, forse incarnazioni eterne dei Lucumoni Etruschi, o dei Genius Loci Romani e per questo è amata dagli artisti, con i quali però, purtroppo gli uomini che la vivono, spesso sono stati e sono poco generosi, tanto da farsi scappare l’opportunità di celebrare Niki de Saint Phalle e Jean Tinguely, che hanno lasciato a Capalbio, la loro “Summa Artistica” per lasciarla a Milano, città pure molto importante nel campo dell’arte, ma che non ne detiene fisicamente il testamento spirituale, che è il “Giardino dei Tarocchi.”

Luca Monti

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