Nostra intervista esclusiva all’avvocato Guido Croxatto legale dell’ex presidente peruviano Pedro Castillo attualmente in carcere
Ringraziamo vivamente l’avvocato Guido Croxatto, legale argentino dell’ex presidente peruviano Pedro Castillo. per averci concesso un’intervista esclusiva, prima della conferenza stampa ufficiale di stamattina, in Palazzo Vecchio. L’evento odierno era inserito nel tour europeo che l’avvocato Croxatto, sta sostenendo per sensibilizzare, governi, istituzioni e semplici Cittadini, alla causa di Pedro Castillo destituito ed incarcerato dal 7 dicembre 2022 a seguito di quello che in Perù, è ritenuto dalla maggioranza della popolazione. come un vero e proprio golpe. A riprova della popolarità dell’ex presidente, vi sono, anche le foto seguenti, scattate ieri sera, prima alla stazione di Santa Maria Novella e poi in un ristorante del centro, dove i rappresentanti della comunità peruviana, hanno accolto calorosamente l’avvocato Croxatto, per chiedergli conto della situazione di Pedro Castillo e per ringraziarlo per la sua difesa.







Nell’intervista, della quale riportiamo in fondo all’articolo i video in lingua spagnola, l’avvocato Croxatto ci ha detto: “Sia il processo che la carcerazione preventiva cui è sottoposto Pedro Castillo, sono palesemente incostituzionali e purtroppo ci sono elementi che ci fanno pensare che il Perù, sta scivolando dalla democrazia alla dittatura. Sono state infatti, uccise dall’inizio delle proteste a seguito di questo golpe parlamentare, più di settanta persone, in prevalenza povere e provenienti dalle zone di campagna e quindi poco mediatiche e vi sono stati diversi desaparacidos. Ma l’episodio più grave è sicuramente stato l’ingresso di un carro armato nel campus universitario di San Marco, per reprimere le proteste degli studenti, che ci ha fatto tornare con la memoria all’America Latina degli anni ’70. E’ grave però anche il clima di silenzio che il governo peruviano vuole imporre sulla vicenda di Pedro Castillo, anche a livello internazionale. Un episodio in tal senso mi riguarda personalmente. Ero in Colombia, per incontrare il presidente di quel Paese, Gustavo Petro ed ho rilasciato un’intervista al quotidiano spagnolo “El Pais”. Ebbene l’ambasciata peruviana a Madrid, ha emesso una nota per chiedere conto di questa intervista. Il quotidiano ha risposto alla nota dicendo: “Da quando un governo estero può dire ad un giornale chi intervistare e chi no, censurando la libertà di stampa e di opinione?” Un altro esempio di alcuni giorni fa, è la chiusura per motivi “amministrativi” della “Casa della Memoria” lo stesso giorno di un evento di Amnesty International, già programmato in quel luogo, peraltro simbolico in Perù, per quanto riguarda i diritti umani, da parte del sindaco di Miraflores, un municipio di Lima. Ma anche la comunità peruviana di Firenze, si è lamentata del fatto, che, a fronte di un evento pubblico che mi vedrà fra pochi minuti nel Palazzo Comunale e di un incontro avuto dalle autorità locali con la stessa comunità, il consolato peruviano che dovrebbe assistere i suoi Cittadini che risiedono qui, si rifiuta di riceverli, per non dare spazio alle critiche verso il governo di Dina Boluarte. Insomma mi sembra che ci siano molti elementi che fanno pensare a questo scivolamento del Perù, verso una dittatura. La ringrazio adesso, perchè è la prima volta che un organo d’informazione mi pone la domanda se esista o meno, una continuità col governo Fujimori che fu protagonista di un regime in Perù, agli fine degli anni ’90. Effettivamente però vi sono due fattori che depongono a favore di un’ipotesi di continuità ideale fra Fujimori e Boluarte. Il primo è che a Buenos Aires, sono venute a trovarmi le rappresentanti di un’associazione di donne peruviane che furono costrette alla sterilizzazione forzata da parte del governo Fujimori, ce mi hanno detto di rivivere oggi le stesse sensazioni, ma soprattutto vi è il fatto che oggi vengono usate, proprio le stesse leggi emergenziali antiterrorismo varate dal governo Fujimori ed utilizzate contro chiunque non sia in linea col governo Boluarte. Però, a mio avviso, il fatto che il governo peruviano si lamenti delle interviste fatte dai giornali esteri, all’estero, o negare con una scusa ad Amnesty International, l’utilizzo della “Casa della memoria”, che ripeto è un luogo simbolo delle violazioni dei diritti umani, operate da Fujimori, sono segni di debolezza e non di forza e dimostrano la paura che si sappia nel mondo quello che sta accadendo in Perù. Le faccio ancora i complimenti per la domanda sull’esistenza, o meno, di un organo sudamericano, equivalente alla vostra Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, perchè, in effetti, esiste un organo del genere, ma pian piano, ha perso prestigio nel continente e quindi non risulta credibile, perchè ad esempio, anziché contrastare il golpe contro Evo Morales, in Bolivia, lo ha appoggiato e dunque non si sta esprimendo con chiarezza sulla vicenda di Pedro Castillo. Questo spiega la mia “missione” presso i Presidenti dei Paesi latinoamericani, ma vi domando se è normale che ad occuparsi di questa situazione pericolosa per la democrazia nel continente debbano essere i Presidenti di singoli Paesi, o Amnesty International, ma non un’organizzazione strutturata per questo scopo. Il problema forse è come dice lei, legato agli interessi delle multinazionali, che avrebbero dovuto cominciare a ricontrattare lo sfruttamento delle materie prime peruviane entro il 2026 e dunque l’arresto di Pedro Castillo, appare come strumentale ad evitare queste ricontrattazioni. Anche questa sua ultima domanda sulla data del processo previsto per Castillo, è molto centrata perchè, in questa vicenda si è violato il diritto, in modo evidente. In Perù, infatti, esistono due tipi di carcerazione prima della condanna, una preliminare, di circa una settimana di durata, che serve a formulare le accuse contro una persona ed è comunque arbitraria ed una preventiva, che comunque non può durare oltre due mesi e serve ad evitare il pericolo di fuga o di reiterazione del reato, ma che nel caso di Pedro Castillo, è già stata stabilita di tre anni più tre, senza non solo una condanna, ma neanche un’incriminazione precisa. Insomma, il governo peruviano, sta agendo contro le più elementari norme del diritto, non solo nazionale, ma internazionale.”

La dimostrazione di affetto per l’avvocato Croxatto, da parte della comunità peruviana fiorentina, si è mostrato anche stamattina, quando è stato accompagnato a Palazzo Vecchio ed atteso sotto lo stesso, fino al termine della conferenza stampa ufficiale.

Intervista Prima Parte
Intervista Seconda Parte
Intervista Terza Parte
Intervista Quarta Parte
Intervista Quinta ed Ultima Parte
Luca Monti
Ph. e Video Stefano Giannattasio