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Elogio delle Banane Antirazziste

di Luca Monti
mercoledì 2 Aprile 2025 · 00:04 · 5 min di lettura
Elogio delle Banane Antirazziste

Come sempre l’arte contemporanea che Firenze, propone nelle proprie piazze storiche, nel periodo primaverile ed estivo, fa discutere. Si è appena sopita infatti, l’eco della polemica che ha investito l’artista Emanuele Giannelli, autore delle tre statue, una in San Lorenzo e l’altra in Piazza del Duomo, decisamente fuori contesto, che, invece di accettare le critiche legittime di un giornalista, ha replicato al direttore di Art Tribune, estensore dell’articolo critico, con offese e minacce, pensando che il giornalista avrebbe incassato senza ribattere, mentre, invece non si è fatto scrupolo di pubblicare sul suo giornale, la risposta dell’artista che ha evidenziato così, oltre alla pochezza di idee nelle proprie opere, anche una maleducazione profonda, che bene non fa al sistema artistico italiano, già marginale a livello globale. Ed appena terminata questa polemica, eccone partire un’altra, quella scatenata dal gesto goliardico di due ragazzi che qualche sera fa, hanno attaccato due banane alla statua dell’artista inglese Thomas J. Price raffigurante una ragazza di colore, che guarda il proprio telefonino, dando le spalle a Palazzo Vecchio. Ovviamente oltre alla multa di 180 Euro ciascuno, ai due ragazzi, che ci può stare, anche se nel caso specifico appare esagerata, perchè l’opera non è stata minimamente danneggiata, subito si è gridato al razzismo dei due protagonisti. Ma siamo sicuri che invece ad essere razzista non sia la statua e che quindi le due Banane possano essere espressione di un sentimento antirazzista? Si può arrivare a questa conclusione analizzando le parole dell’artista inglese e del curatore Sergio Risaliti, riguardo “Time Unfolding” che è il titolo della statua. In particolare Risaliti, ha dichiarato alla stampa:

“…Per la prima volta comparirà come protagonista una giovane donna contemporanea, “immortalata” in una posa che nulla ha d’eroico o di terribile, ma di normale quotidianità, quasi distaccata da quel mondo immaginario, dominato da figure mitologiche e personaggi appartenenti alla narrazione biblica, dispositivi simbolici e persuasivi che dovevano rappresentare e celebrare il potere e il nemico. Quello di Thomas J Price è un significativo confronto con i canoni e i modelli estetici che per secoli hanno contraddistinto la storia dell’arte occidentale e che fino ad oggi sono stati ritenuti intramontabili e non negoziabili con le altre culture: il suo linguaggio, radicalmente contemporaneo, si appropria infatti di queste forme “ideali” per rigenerarle, affidando ad esse la celebrazione della propria identità in uno spazio pubblico che è anche museo a cielo aperto. Per la prima volta in 600 anni si erge qui la figura di una giovane donna nera del nostro tempo: immagine della quotidianità che dialoga con figure eroiche e bibliche o del mito. Le sue dimensioni monumentali, la sua postura e gestualità, la patina dorata, il fatto di non essere installata su un piedistallo ma poggiando direttamente sulle pietre della piazza, la collocano tuttavia in una dimensione “altra”, creando un cortocircuito tra il tempo che scorre (Time Unfolding, titolo dell’opera), quello della vita e della società, e l’immobile eternità delle sculture rinascimentali.”

Mentre l’artista, in una risposta estrapolata da un’intervista, ha detto:

«Per me lei è una donna, punto. Certo è vero che le donne nere non hanno riconosciuto il credito che è loro dovuto da secoli. Ma finché non si vedrà in questa statua una donna e basta e la si vedrà come una donna nera, ci sarà bisogno di questo tipo di arte. Ed è importante che questo lavoro esista in uno spazio pubblico: alcuni si sentiranno connessi a lei altri saranno resistenti e questo spero stimoli la loro curiosità».

Tradotte dal linguaggio del critico e dell’artista, l’opera vuole essere una riflessione sul come i turisti spesso siano distratti ed osservino le opere d’arte con superficialità, magari cercando informazioni sulle stesse su internet, ma anche sui pregiudizi verso le donne, in particolare quelle nere. Fin qui, se si rimane nel concettuale, nulla da dire, anzi. Il problema è, che il raffigurare una donna nera, in quel modo, significa invertire completamente il concetto ed alimentare proprio quegli stereotipi che si dice di voler combattere con quell’opera. In pratica, infatti, Thomas J. Price, ha raffigurato una turista donna nera e distratta dal telefonino, che dà le spalle ai monumenti dei quali si disinteressa, dandole così visivamente dell’ignorante quindi alimentando i pregiudizi di genere e razziali, che l’opera dice di voler denunciare. Ed allora ecco che le Banane Antirazziste, dei due ragazzi, arrivano a rimettere le cose a posto, portando un sano vento di polemica. Più semplicemente questo tipo di situazioni, accadono quando gli artisti esagerano nel voler riempire di significati sociali le proprie opere, come in questo caso, mescolando la critica legittima all’ignoranza culturale dei turisti, con l’impegno antirazzista, finendo per sovrapporli e confonderli fino a ribaltarli, in una sorta di umorismo triste alla Fantozzi, o forse alla Mister Bean, vista l’origine inglese dell’artista. Forse sarebbe il momento di cominciare a pensare di realizzare opere più belle esteticamente e meno impegnate concettualmente. Il mondo è già troppo impregnato di concetti ed ha bisogno di bellezza ed armonia.

Luca Monti

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