La Cintola di Maria custode di Prato rito e leggenda si rinnovano l’8 settembre
Nella serata di ieri 8 Settembre, a Prato, è stata celebrata l’ultima ostensione annuale della Cintola della Beata Vergine Maria custodita nell’omonima cappella della cattedrale della città laniera. La Sacra Cintola, è la preziosa cintura che, secondo un’antica tradizione, la Vergine Maria, avrebbe donato a San Tommaso al momento della sua Assunzione in cielo. Si tratta di una sottile striscia di lana finissima di colore verdolino e intrecciata con fili d’oro, attorno alla quale nei secoli si sono intrecciati leggende e racconti popolari ed opere d’arte, realizzate per celebrare la memoria di quella che è diventata una sorta di reliquia testimone della storia della città e protettrice della stessa. La dimostrazione di quanto la Sacra Cintola, sia venerata, a Prato, è data dalla sempre altissima affluenza all’evento che coinvolge tutte le Autorità Civili Militari della città, ma anche i gruppi storici della sua provincia che dal tardo pomeriggio, iniziano a comporre il corteggio storico, al cui termine, intorno alle 22 dopo la messa solenne in cattedrale, il Vescovo, ostende la preziosa reliquia, dal pulpito esterno del duomo realizzato da Donatello e Michelozzo, come si vede nella foto di copertina.

La storia della Sacra Cintola, malgrado la sua vetustà oggettiva, è abbastanza semplice, in quanto a differenza ad esempio della Sacra Sindone, i passaggi di mano della stessa sono stati pochi e quindi facilmente ricostruibili. Secondo la tradizione, infatti, San Tommaso, dopo aver ricevuto la cintura dalla Madonna, l’avrebbe affidata a un sacerdote, i cui discendenti la conservarono per generazioni probabilmente sempre a Gerusalemme. La Sacra Cintola, riappare, infatti, intorno al 1140 in Terra Santa, quando un giovane pratese Michele Dagomari, avrebbe incontrato in quei luoghi e sposato una ragazza chiamata Maria, ricevendo la preziosa reliquia come dote matrimoniale dal suocero che era, appunto un sacerdote greco, custode della stessa. Tornato a Prato nel 1141 Michele avrebbe custodito il segreto della Sacra Cintola, per tutta la vita nascondendola gelosamente, pare persino sotto il materasso, per paura che gli venisse sottratta e rivelandone l’esistenza soltanto in punto di morte intorno al 1172 e donandola alla Pieve di Santo Stefano l’attuale Duomo, raccomandando al proposto della stessa di conservarla con cura per la comunità. La leggenda, perché non vi sono evidenze storiche verificabili sull’episodio, ci narra poi di un tentativo di furto della reliquia avvenuto nel ‘300 ad opera di un certo Musciattino, per portarla a Firenze. Che sia vero o no, l’episodio del tentato furto, ha rafforzato ulteriormente l’attaccamento dei pratesi alla Cintola portandoli a rafforzare le misure di custodia della stessa, introducendo il sistema con più chiavi affidate a persone diverse, per l’apertura del tabernacolo dove si trova tuttora, nella cappella ad essa dedicata, alla quale si riferisce la foto seguente

Ancora oggi le ostensioni della Sacra Cintola, ai fedeli dal pulpito esterno del duomo avvengono in cinque occasioni l’anno: Natale, Pasqua, 1° maggio, Ferragosto ed appunto 8 settembre, ricorrenza della Natività di Maria, che è quella più sentita a Prato.
Articolo e Ph. Luca Monti