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Le “Nuove Visioni” Gurradiane

di Luca Monti
sabato 2 Agosto 2025 · 23:27 · 3 min di lettura
Le “Nuove Visioni” Gurradiane

Il Maestro Vito Gurrado, non finisce mai di stupirci e stavolta lo fa con una nuova opera che rappresenta un completo cambiamento stilistico per quanto riguarda la sua pittura che ci trasporta in una dimensione a tratti psichedelica. Il Maestro Vito Gurrado propone, infatti, nel suo ultimo dipinto una breve “passeggiata” immaginifica in compagnia di Gottuso, Picasso e Kandinsky ovviamente filtrati attraverso la sua personale chiave stilistica ed emotiva del momento. L’opera si presenta come un microcosmo ermetico e simbolico, con tre abitazioni che si ergono come templi della memoria e dell’identità, fragili ma radicati custodi di storie silenziose. Non può sfuggire il simbolismo del numero 3 che ci riporta subito alla Santissima Trinità, che per un Cristiano, rappresenta il Sigillo della Salvezza Eterna. Ecco che le tre abitazioni in quest’ottica, appaiono come un rifugio sicuro per lo spirito umano. Un’alba ed un tramonto si specchiano poi l’una nell’altro, evocando il ciclo eterno della rinascita e della dissoluzione, mentre il tempo scorre stratificandosi nelle forme visibili dagli uomini, eppure immutabile ed eterno, nel proprio essere e divenire. Una misteriosa scala punta verso l’alto. Non si tratta di un semplice passaggio architettonico, ma di una metafora di ascesa interiore, di evoluzione spirituale, di accesso a dimensioni superiori del pensiero e del sentire. Al centro,ma quasi in agguato tra i dettagli, un occhio, che non solo guarda, ma custodisce, osserva, giudica, assorbe, trasforma. Simbolo antico della coscienza e dell’invisibile che tutto penetra, della tensione tra visibile e nascosto. Ma anche un invito ad andare oltre le apparenze. Troppo spesso, infatti, i nostri occhi, si limitano a guardare, senza realmente osservare e comprendere il mondo che ci circonda. Forse è per questo che in quest’opera di Vito Gurrado, le linee paiono spezzarsi e rincorrersi, stilizzate, essenziali, come mappe interiori. Il colore vibra, pulsa e si fa eco l9ntana del pensiero kandinskiano, dove ogni tono è una nota ed ogni forma è suono. Il caos, che sembra dominare il dipinto, è solo apparente, il tratto cubista, le trasparenze e le tensioni geometriche, sono infatti, orchestrati in una danza che alterna rigore ed istinto, memoria e visione, ragione e sogno. Il quadro, nella sua complessità, può essere definibile come una soglia spazio temporale, che invita lo spettatore ad entrare non per comprendere, ma per percepire. Non per decifrare, ma per riconoscersi in ciò che è mistero all’esterno, ma riflesso di noi stessi all’interno.

Luca Monti

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