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L’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano capolavoro assoluto dell’umanesimo

di Luca Monti
lunedì 13 Ottobre 2025 · 23:29 · 4 min di lettura
L’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano capolavoro assoluto dell’umanesimo

La Galleria degli Uffizi, ospita, tra le tantissime opere in mostra, un vero e proprio capolavoro dell’umanesimo che spesso i visitatori frettolosi non considerano come si deve. Stiamo parlando dell’Adorazione dei Magi, di Gentile da Fabriano, commissionata all’artista da Palla Strozzi, e realizzata per la cappella di famiglia di quest’ultima, all’interno della chiesa di Santa Trinita, a Firenze. L’opera, realizzata a partire dal 1420 e terminata come dichiara l’artista scrivendolo sulla stessa, nel mese di maggio del 1423 venne pagata la somma, all’epoca enorme di 150 Fiorini d’oro. La somma, appare decisamente congrua data la qualità dell’opera. Ma iniziamo a spiegare cos’è l’umanesimo del quale, a nostro avviso, questo dipinto, è una delle espressioni artistiche principali, se non proprio la più importante. L’umanesimo dal punto di vista temporale coincide, più o meno col primo quarto del ‘400 come conferma la datazione autografa dell’opera da parte di Gentile. La novità che questo periodo introduce, è la maggiore importanza che, pur continuando a produrre opere esclusivamente religiose, viene attribuita all’uomo. Nel medioevo, infatti, tutti i soggetti raffigurati erano muniti di aureole, quindi facilmente identificabili come santi e nel caso vi fosse la necessità di mettere nel dipinto sacerdoti, monaci od i committenti, questi erano molto più piccoli delle altre figure. Nell’umanesimo, invece, si assiste al contrario a dipinti, come quello che stiamo analizzando, con molti più personaggi senza aureola, a testimonianza del fatto che il protagonista è l’uomo comune. Inoltre, secondo alcuni studiosi, i personaggi raffigurati nell’opera sarebbero vestiti alla mediorientale più che all’europea, sia per sottolineare l’origine di Gesù, ma anche in quanto si tratterebbe di ritratti di mercanti arabi che Gentile da Fabriano, avrebbe incrociato nei suoi studi artistici a Venezia, terminal europeo della Via della Seta. Ma l’artista va molto oltre la tecnica in quest’opera, che va osservata da due distanze diverse, segno che egli aveva studiato i fenomeni visivi secondo i quali l’occhio umano focalizza cose diverse in base alla posizione in cui il soggetto si trova. In questo caso, da lontano si può notare come l’opera rappresenti una sorta di video clip, che mostra partendo dalla lunetta in alto a sinistra, i Tre Magi, che osservano la Cometa, ne comprendono il messaggio ed iniziano a viaggiare, attraversando due città, fino a trovare Gesù, nella parte principale del dipinto, per finire con la predella in basso che mostra la Sacra famiglia, che dopo la partenza dei Magi parte a sua volta per Gerusalemme, per presentare Gesù. Avvicinandoci, questa visione, come detto sfuma e ci permette di osservare come l’opera può essere considerata la prima tecnica mista della storia, con alcuni elementi, in rilievo in quanto scolpiti, come gli speroni, le corone, l’elsa delle spade, il collare di un cane e persino il sole nella predella ed altri che sono incisi, in particolar modo gli abiti dei Magi, che a nostro avviso sono un piccolo capolavoro, che ci inviterebbe a toccare il dipinto, per apprezzare con il tatto l’effetto seta che essi producono già alla vista. Quindi l’artista ha mescolato mirabilmente in questa tavola la pittura, la scultura e l’incisione. Vi è poi, un altro piccolo tocco finale di eleganza. Come detto infatti, l’opera oltre alla firma di Gentile da Fabriano, reca la data in cui è stata terminata, il mese di Maggio del 1423 dunque un mese nel quale si manifesta la fioritura primaverile e l’artista arricchisce i bordi della cornice con tanti fiori, tutti diversi uno dall’altro, in un trionfo di colori e di eleganza. Insomma Gentile da Fabriano, è stato davvero uno dei giganti dell’arte in quel momento di grazia, l’umanesimo, che ha rappresentato la base di partenza del rinascimento che tutto il mondo ci invidia.

Luca Monti

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