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“Vuoto a perdere” da Bari al mondo la nuova opera di Vito Gurrado

di Luca Monti
giovedì 15 Ottobre 2026 · 15:31 · 5 min di lettura
“Vuoto a perdere” da Bari al mondo la nuova opera di Vito Gurrado

Una grande pittoscultura entra nel nuovo allestimento del Vito Gurrado Museum, presso Banca Generali Private di Bari. Un’opera nata da un’espressione tipicamente barese e trasformata in una riflessione universale sulla materia, sull’identità, sul vuoto e sulla trasformazione. C’è un’espressione, che a Bari, appartiene al linguaggio quotidiano, quasi istintivo: “vuoto a perdere”. Si usa per descrivere qualcuno che sembra avere sostanza, contenuti, ambizioni, parole e progetti, ma che alla fine si rivela inconsistente. Il Maestro Vito Gurrado, prende questa espressione, profondamente radicata nella cultura linguistica barese e la porta dentro la materia dell’arte contemporanea. Nasce così “Vuoto a perdere” una nuova ed imponente pittoscultura di circa due metri di altezza per oltre un metro di larghezza, realizzata su un grande pannello attraverso una stratificazione materica intensa, quasi arcaica. La superficie fortemente corrugata e tridimensionale, evoca una materia antica, corrosa dal tempo, come se fosse un reperto proveniente da un luogo indefinito della memoria. Da questa materia emerge una figura umana, che non è un ritratto, non appartiene con certezza né a un uomo né a una donna, non possiede una fisionomia definita e non cerca di raccontare l’identità di un individuo preciso. È piuttosto una figura archetipica, un essere umano universale che sembra nascere dalla materia stessa. È qui che l’opera cambia registro. “Vuoto a perdere” infatti, può essere letta attraverso il significato immediato dell’espressione barese ma la sua struttura formale apre anche ad una dimensione più profonda, simbolica ed esoterica, con la figura che sembra trovarsi in una condizione di passaggio, non completamente separata dalla materia e non ancora definitivamente libera da essa. È come se l’essere umano stesse emergendo dalla propria materia prima grezza, attraversando una fase di dissoluzione e trasformazione per poter assumere una nuova forma. In questa prospettiva il titolo acquista un ulteriore significato, poichè il vuoto, non è necessariamente assenza, ma può essere anche una soglia, che spesso è l’anticamera di un luogo, nel quale qualcosa viene sottratto, dissolto, abbandonato, affinché qualcos’altro possa nascere. Particolarmente significativo nell’opera, è il grande spazio circolare vuoto che si apre nella zona dello stomaco della figura umana. Questa cavità, può essere interpretata come un varco simbolico, un punto di passaggio tra interno ed esterno, tra materia e spirito, tra ciò che siamo stati e ciò che possiamo diventare. Lo stomaco nella simbologia esoterica del corpo, è il luogo della trasformazione, nel quale, ciò che viene introdotto dall’esterno viene assimilato, modificato, trasformato. La cavità dell’opera, può così diventare metafora di una trasformazione ancora più radicale: l’uomo attraversa il vuoto, perde qualcosa di sé, lascia andare una forma precedente e si prepara ad una possibile rinascita. Il cerchio, inoltre, porta con sé una simbologia antichissima: è una forma senza principio né fine, immagine dell’infinito, dell’unità, del ciclo e dell’eterno ritorno. Il cerchio del vuoto, collocato al centro del corpo, entra così in dialogo, con la materia che lo circonda. È l’infinito dentro il finito, è l’assenza che diventa presenza, il vuoto che, paradossalmente, acquista una forma. Se il cerchio può evocare l’infinito, il movimento, il principio spirituale e ciò che non ha confini, il quadrato appartiene invece alla dimensione della misura, della stabilità, della materia e della struttura. Richiama la terra, i quattro elementi, le quattro direzioni, l’ordine del mondo materiale. La presenza simultanea di cerchio e quadrato, introduce un principio di tensione: infinito e finito, spirito e materia, trasformazione e struttura, indeterminato e forma. E la figura umana, che si trova nel mezzo di questa tensione emerge dalla materia, attraversando il vuoto e rimanendo sospesa tra due dimensioni. Una possibile lettura alchemica, è il passaggio dalla materia formale alla consapevolezza dell’essenza incorporea, condizione indispensabile di trasformazione e graduale dissoluzione di ciò che va abbandonato in ciascuno di noi, per lasciare spazio ad una nuova possibilità dell’essere. La ricerca di Vito Gurrado, entra qui, in un dialogo ideale con alcune grandi esperienze dell’arte del Novecento, rimanendo tuttavia una voce autonoma e riconoscibile. L’opera, assume una dimensione profondamente umana e concreta, essendo nata dall’incontro con persone, che, dopo la caduta della maschera dell’apparenza, spesso rivelano l’inconsistenza del loro essere, ma offre al tempo stesso una riflessione su ciò che rimane quando ruoli, ambizioni ed appunto, apparenze, vengono meno. “Vuoto a perdere” si impone quindi, nella produzione di Vito Gurrado, per dimensione e complessità, richiedendo all’osservatore lo sforzo di un confronto diretto e lasciando emergere in filigrana, la domanda sul valore dell’essere umano oltre la sua mera apparenza. Occorre infine ricordare come il progetto Home of Art, movimento culturale promosso e fondato dal dottor Francesco Notaro ed ospitato all’interno delle sedi di Banca Generali Private, sia stato fondamentale per la crescita dell’artista e continui a valorizzare il Vito Gurrado Museum, creando un dialogo tra patrimonio artistico, territorio, impresa e contemporaneità. In questo percorso, il rapporto con il dottor Notaro, si conferma significativo, avendo quest’ultimo alla guida del progetto, accompagnato e sostenuto all’interno di questo circuito culturale, la presenza del museo, il cui nuovo allestimento di via Calefati 50 non rappresenta un episodio isolato, ma un ulteriore capitolo di una storia espositiva ormai consolidata. Il Vito Gurrado Museum, è infatti, una realtà storicizzata ed internazionalizzata, costruita nel corso di decenni di attività, ricerca e promozione.

Luca Monti

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