A Reggio Calabria va di moda l’Intuito
A Reggio Calabria, va di moda l’intuito. Negli spazi di “Elle Interni” in Via Torrione 75 è stata, infatti, inaugurata il 27 settembre ed è ancora in corso di svolgimento la mostra personale della pittrice Piergemma, intitolata, appunto: “Intuito”. Si tratta di un evento che spazia tra pittura poesia e moda, in quanto l’artista, ha voluto trasporre su magliette le opere esposte dando loro una collocazione ideale e spazio temporale diversa, rispetto alla loro collocazione classica su una parete. Il rapporto che in questo evento si è stabilito in modo chiaro, tra la pittura, la poesia e la moda, è stato spiegato magistralmente dalla presentatrice dello stesso, l’architetto Cristina Zinnarello, la cui formazione professionale, le ha permesso anche una breve incursione nel rapporto architettonico tra forma e spazio, per dimostrare come con la trasposizione su una maglietta, le opere di Piergemma, si siano trasformate in una piccola architettura mobile, immagine suggestiva, alla quale vorremmo aggiungere, quella di poesia mobile perchè l’artista non è solo pittrice, ma è anche profondamente legata al mondo letterario e poetico e ci piace quindi pensare che le magliette che raffigurano i dipinti, una volta indossate, diventino una poesia che possa incontrare, durante il cammino di chi le porta, quante più persone possibile, per donare loro se non un sorriso, quantomeno uno spunto di riflessione ed un momento di introspezione, oggi necessari quanto e forse più del pane, per sconfiggere la solitudine esistenziale che attanaglia la società, nostra contemporanea. Nella foto seguente vediamo Piergemma, farsi testimonial in prima persona dell’evento, indossando una maglietta che riproduce l’opera di copertina della mostra, posta accanto a lei sul cavalletto, che riteniamo essere un autoritratto dell’artista.

Ecco l’intervento di presentazione di Cristina Zinnarello: “Ci sono opere d’arte che chiedono di essere osservate. E ce ne sono altre che, prima ancora di essere comprese, chiedono di essere sentite. La personale “Intuito e Bellezza” nasce proprio da questo spazio sottile: quello in cui lo sguardo incontra l’intuizione, in cui la forma precede la parola e la bellezza non è più soltanto una qualità estetica, ma diventa un’esperienza. L’artista porta nello spazio espositivo una selezione delle proprie opere pittoriche, ma compie un ulteriore passo: trasferisce le immagini dei suoi quadri sulla superficie delle magliette, trasformando il supporto tradizionale dell’opera in qualcosa di inatteso, mobile, quotidiano. È un passaggio apparentemente semplice, ma concettualmente significativo. La tela appartiene allo spazio dell’arte. La maglietta appartiene al corpo. E proprio nel passaggio dalla parete al corpo si apre una nuova possibilità di interpretazione: l’opera non è più soltanto qualcosa che guardiamo, ma qualcosa che possiamo indossare, portare con noi, esporre nello spazio pubblico. L’abito diventa così una sorta di piccola architettura mobile. Una superficie che accoglie l’immagine, la protegge e contemporaneamente la mette in relazione con il movimento del corpo e con il mondo. Come accade nell’architettura, anche qui il rapporto tra forma e spazio non è mai neutrale. Un’immagine cambia quando cambia il suo supporto; cambia quando dalla fissità della tela passa alla dimensione dinamica di una persona che cammina, incontra altre persone, attraversa una città. La pittura esce dunque dal quadro senza perdere la propria identità. Anzi, acquista una nuova dimensione. “Intuito e Bellezza ” è, prima di tutto, un invito a interrogarsi sul modo in cui nasce un’opera. Prima della tecnica, prima della composizione, prima persino della consapevolezza razionale, esiste spesso un gesto intuitivo: una percezione, una sensazione, una necessità interiore che cerca una forma. L’intuito è quella zona della creazione nella quale ancora non tutto è spiegabile. È il momento in cui l’artista riconosce qualcosa prima ancora di poterlo nominare. La bellezza arriva come possibilità di condividere quella percezione con l’altro. Non necessariamente una bellezza pacificata, decorativa o rassicurante, ma una bellezza capace di generare una reazione, di fermare lo sguardo, di creare una domanda. In questo senso, le opere presentate non chiedono necessariamente di essere interpretate secondo un codice univoco. Chiedono piuttosto di essere attraversate. E le magliette diventano parte integrante di questo processo. Indossare un’immagine significa infatti trasformare l’osservatore in portatore dell’opera. Il confine tra artista, opera e pubblico si fa più sottile: l’immagine pittorica entra nella vita quotidiana e diventa una presenza che cammina, si muove, incontra altri sguardi. L’arte assume così una dimensione relazionale. Non è più confinata alla galleria o alla casa del collezionista, ma entra nella strada, nei luoghi della quotidianità, nel gesto semplice e universale del vestire. È forse questa la riflessione più interessante che questa esposizione ci propone: dove comincia e dove finisce un’opera d’arte? Comincia sulla tela? Nella mente dell’artista? Nel momento in cui qualcuno la osserva? O continua ogni volta che quell’immagine viene portata nel mondo? La risposta, probabilmente, appartiene proprio all’intuito. Perché l’arte, prima di essere spiegazione, è esperienza. E la bellezza, prima di essere definizione, è incontro. Questa personale ci invita allora a lasciare per un momento da parte la necessità di comprendere tutto e a concederci qualcosa di più raro: guardare, sentire, riconoscere. Lasciare che un’immagine ci raggiunga. Che qualcosa dentro di noi risponda. Che l’intuito trovi la propria forma. E che la bellezza, finalmente, possa essere indossata.”
Ecco adesso di seguito, le opere esposte in mostra:








In questa ultima foto vediamo alcune delle opere trasposte nelle magliette.

Luca Monti