Vai al contenuto

Buenos Aires – Nel luogo simbolo della dittatura argentina si alleneranno i calciatori

di Redazione
giovedì 27 Luglio 2023 · 18:35 · 8 min di lettura
Foto · immagine in evidenza
 Come reagirebbe l’opinione pubblica tedesca e più in generale quella europea se il governo tedesco composto da SPD (socialdemocratici), Verdi e FDP (liberali), ovvero da una coalizione dichiaratamente anti-nazista, concedesse al noto club calcistico del Bayern Monaco l’usufrutto gratuito e a tempo indeterminato di parte dell’ex campo di concentramento di Dacau, situato a soli 16 km dalla capitale della Baviera e oggi Museo della Memoria, per la costruzione di un centro sportivo per il settore giovanile? Susciterebbe certamente sdegno e disapprovazione perché si tratterebbe di una decisione politica insensata, per non dire sadica, tendente a cancellare parte della memoria storica relativa agli atroci crimini del regime nazista. Eppure, nel tempo della post verità, caratterizzato dall’oblio della storia e da un nuovo dogmatismo, quella appena tratteggiata non è già più un’ipotesi inverosimile, ma un’infamia reale perpetrata ai danni delle vittime e dei sopravvissuti ad un regime, quello argentino della seconda metà degli anni settanta, sanguinario e crudele almeno quanto l’hitleriano. La notizia risale al 12 giugno di quest’anno: in quella data le principali agenzie di stampa del paese andino annunciavano in pompa magna l’accordo tra l’Agenzia per l’Amministrazione dei Beni di Stato (AABE), la Marina Argentina e il Club Atlético River Plate per la concessione gratuità e a tempo indeterminato a quest’ultimo di un terreno di 73.362 m² situato alle spalle del Museo della Memoria della ex ESMA (Escuela Superior de Mecánica de la Armada), a circa un chilometro dal suo stadio, il Monumental. Il sito in questione, che include cinque campi di calcio, uno di rugby e uno di hockey, appartiene infatti alla Armada ed è stato impiegato fino ad oggi come campo di allenamento per le reclute. Nella pagina web de EL Milionario, oltre a un video celebrativo, è possibile leggere le dichiarazioni entusiastiche della sua dirigenza verso quello che definiscono uno “storico accordo”. Dopo i ringraziamenti di rito nei confronti della AABE, del Ministero della Difesa e della Marina, il presidente del Milionario, Jorge Pinto, ha infatti sottolineato l’impatto sociale che avrà l’opera una volta portata a termine. Lo stesso concetto è stato enfatizzato anche dal suo vice, Stefano Di Carlo: «Con quest’accordo – ha detto il dirigente del club – il River accresce il valore delle società sportive, le quali hanno in comune con lo Stato lo scopo e l’obbligo di contribuire allo sviluppo integrale della società.». Eppure, nonostante gli sforzi mediatici profusi dalla dirigenza del River per offrire all’opinione pubblica argentina un’immagine positiva dell’accordo, è più che legittimo il sospetto, corroborato dal silenzio delle istituzioni, incluso del governo nazionale a guida peronista, che questa operazione, oltre ad essere un grande affare per il club, rappresenti l’ennesimo tentativo da parte dell’élite economica argentina di cancellare uno dei luoghi simbolo dei crimini perpetrati dalla dittatura civico- militare che governò il paese andino dal 24 marzo 1976 al 10 dicembre 1983 e che essa stessa sostenne dal primo all’ultimo giorno: una passato orribile, e per questo scomodo, con cui non ha mai voluto fare i conti e che ha sempre negato. Secondo molti testimoni, infatti, in quegli anni l’area oggi ceduta al Milionario sarebbe stata destinata all’incenerimento delle vittime del centro di detenzione e tortura della ESMA, tra le quali figurerebbe anche il giornalista e scrittore Rodolfo Walsh, lì condotto, probabilmente già in fin di vita, dopo essere stato catturato da uno squadrone della morte in un’imboscata tesagli all’incrocio tra le avenida San Juan e Entre Ríos a Buenos Aires mentre distribuiva ai passanti un suo testo dal titolo Carta Abierta de un Escritor a la Junta Militar, in cui denunciava e chiedeva conto a Videla e alla sua giunta dei crimini perpetrati. Dalle testimonianze dei sopravvissuti, ma anche di alcuni carnefici, è emerso che il mercoledì era il giorno in cui da una zona angusta, lugubre e senza finestre della ESMA, detta la Capucha perché i detenuti rimanevano in isolamento costantemente incappucciati (encapuchados in spagnolo), venivano trasferiti al campo sportivo i corpi di quelli morti per le torture. Più di una ex recluta, in quegli anni in servizio presso il centro di detenzione, ha confermato che tra il personale della ESMA esistevano addirittura delle espressioni, dei modi di dire, come fogatas (falò) e asados (grigliate), per riferirsi a questo macabro rituale. Nel suo libro Por siempre nunca más l’ex marinaio Adolfo Scilingo racconta che “asado” era il termine utilizzato per indicare la cremazione dei corpi e che per realizzare tale operazione di occultamento si impiegavano legna e coperte vecchie che venivano caricate sui camion e trasportate in fondo alle installazioni, nella parte del campo sportivo confinante con il Rio della Plata e di fronte alla Comisión Nacional sobre la Desaparición de Personas (Conadep) e al tribunale che si è occupato dei crimini commessi nella ESMA un altro ex militare, Alejandro Hugo López, ha dichiarato che in quella parte di campo veniva spesso installata, e poi rimossa, una vasca di due metri di larghezza nella quale molto probabilmente venivano bruciati i cadaveri, aggiungendo di aver visto egli stesso lungo la riva del fiume resti umani. Grazie a queste e ad altre testimonianze da quasi vent’anni, ovvero dal 2004, quando Memoria, Verdad y Justicia erano ancora obiettivi reali della politica di governo e non solo uno slogan ad uso e consumo delle sedicenti forze “progressiste” sottomesse ai capricci di Cristina Fernandez de Kirchner e del suo clan, vige su questo terreno il divieto di edificazione stabilito dall’allora giudice federale, attualmente Presidente della Suprema Corte di Buenos Aires, Sergio Torres. La misura cautelare era stata sollecitata dal Centro de Estudios Legales y Sociales (CELS) su richiesta dell’artista León Ferrari, il cui figlio venne sequestrato e condotto senza vita alla ESMA. Tra il 2009 e il 2015 la EAAF (Equipo Argentino de Antropología Forense), nel tentativo di ritrovare resti umani delle vittime delle torture ha realizzato scavi in due aree del campo sportivo, ma i risultati sono stati negativi: purtroppo, l’accumulo di rifiuti e l’azione delle acque piovane e fluviali ne hanno modificato notevolmente la superfice rendendo assai difficile le ricerche. Tuttavia, negli ultimi anni la EAAF ha potuto contare su nuovi testimoni che l’hanno sollecitata ad ampliare il raggio d’azione delle sue indagini. Di questa oscura e dolorosa vicenda a cui l’area ceduta al Milionario ha fatto da macabro sfondo non si fa alcun accenno nelle pagine social del club né, tanto meno, nel video celebrativo dell’accordo: tutto è incentrato sul sogno dell’ex dirigente Antonio Vespucio Liberti che diventa finalmente realtà. Il progetto di un centro sportivo per il settore giovanile del River risale infatti a più di 90 anni fa, quando Liberti ne era presidente. Nemmeno una parola per i detenuti e i desaparesidos lì rinchiusi, torturati e molto probabilmente bruciati… niente. Ma ciò che più indigna di questa vicenda è la complicità del governo peronista del Presidente Fernandez: una coalizione che, quando era all’opposizione durante l’esecutivo di Mauricio Macri, si vantava di difendere la Memoria di tutte le vittime della dittatura civico militare contro il negazionismo e la compiacenza delle destre, ma adesso che è maggioranza fa anche peggio dando il suo consenso alla cancellazione di una parte importante di quella triste pagina di storia argentina. È vero che su sollecitazione della Secretería de Derechos Humanos de la Nacíon Ariel Lijo, il giudice federale che ha firmato l’autorizzazione per la concessione del sito, ha disposto che prima dell’inizio dei lavori la EAAF abbia a disposizione altri sei mesi per realizzare ulteriori scavi, ma tale clausola sa più di beffa che di giustizia. È infatti una disposizione alquanto ridicola perché anche nel caso in cui a seguito di queste indagini emergessero prove delle avvenute cremazioni, il mega progetto del River verrebbe realizzato ugualmente e la memoria di quegli orrori resterebbe seppellita per sempre. È difficile prevedere come si concluderà questa vicenda: se le proteste dei familiari dei desaparesidos e dei prigionieri politici dell’ultima dittatura militare così come quelle del comitato Memoria, Libertad y Justicia, riusciranno a convincere l’attuale governo e le altre istituzioni coinvolte a fare marcia indietro. Una cosa però è certa: la storia, in quanto testimonianza della verità e quindi fondamento di libertà, dovrebbe essere custodita dall’intera società e non solo da una parte di essa. La fiducia cieca delle masse nei confronti del potere politico inteso come integerrimo baluardo della libertà, quindi anche del lungo e tortuoso processo storico per la sua conquista, è sempre un errore, perché il potere è da sempre nemico della libertà e quando non può piegare la storia ai propri disegni e interessi, la sotterra… anche sotto l’erba di un campo di calcio se è necessario.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *