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Agosto 2023: metropolitane “chiuse per ferie”

di Andrea Macciò
lunedì 21 Agosto 2023 · 21:18 · 5 min di lettura
La stazione Porta Nuova della metro di Torino chiusa

          

A inizio luglio abbiamo riportato la notizia della chiusura per circa due mesi dell’intera tratta della metropolitana più corta del mondo, quella di Genova, attiva dall’inizio degli anni Novanta, per lavori, secondo la versione dell’azienda di trasporti del capoluogo ligure, assolutamente improrogabili.

Se la metro genovese riaprirà con una settimana di anticipo nei prossimi giorni, anche la nuovissima metropolitana di Torino nel mese di agosto sarà “chiusa per ferie” dal 7 agosto al 3 settembre nell’intera tratta Fermi-Bengasi e sostituita da una “navetta” su gomma.

La stazione Porta Nuova della metro di Torino chiusa

Secondo quanto comunicato dalla GTT, la tratta, di recente costruzione, necessita di “lavori infrastrutturali e di rinnovo tecnologico”: insomma, una variante dei “lavori di potenziamento infrastrutturale” che negli ultimi anni paralizzano a macchia di leopardo la circolazione dei treni nell’intero paese, facendo trapelare ai cittadini la promessa di un’età dell’oro prossima ventura con tempi di percorrenza ridotti al minimo fra le grandi città italiane.

Tra le motivazioni del blocco totale della circolazione, l’azienda ricorda il “rifacimento controsoffitti nella stazione Paradiso” “prove e collaudi“pulizia straordinaria” delle banchine e delle stazioni.

Esattamente come nel caso di Genova, quello che manca è un controllo democratico autentico su questi disservizi creati ormai con inquietante regolarità ai cittadini con il pretesto del potenziamento, in una fase storica nel quale il ruolo dei servizi di trasporto pubblico sembra essere unicamente quello di garantire il lavoro all’azienda che li eroga e alle varie ditte d’appalto addette ai lavori. In altri termini, ancora una volta bisogna “fidarsi degli esperti” che proclamano l’assoluta ineluttabilità di questi “lavori infrastrutturali”.

Non crediamo sia un caso che questi blocchi del servizio di trasporto pubblico su ferro siano aumentati in maniera esponenziale da quando l’Italia beneficia (si fa per dire) dei fondi del Pnrr.

La chiusura delle metropolitane di due importanti città del Nordovest avviene per l’intero mese di agosto in una e per l’intera estate nell’altra, come se l’Italia fosse ancora quella degli anni Cinquanta nella quale molti “villeggiavano” per un mese con la chiusura delle grandi fabbriche.

Oggi il lavoro è molto cambiato e città come Genova e Torino sono caratterizzate da un’economia nella quale hanno un forte peso i servizi e il turismo, con attività che chiudono i battenti per periodi molto inferiori o mai grazie alla turnazione delle ferie e un flusso turistico elevato anche in estate grazie all’offerta culturale di mostre e festival e alla prossimità alle località balneari o di montagna.

La scelta di queste chiusure prolungate estive, oltre che legata alla pioggia di fondi del Pnrr e a una logica di risparmio, appare anche legata alla tendenza sempre maggiore delle aziende di trasporto pubblico a investire sul meno costoso trasporto su gomma invece che sul ferro, con buona pace dell’ex ministro Graziano Del Rio che qualche anno fa parlava di “cura del ferro”.

Per spostarci nell’Italia centrale, il servizio della Ferrovie Centrali Umbre, che pure vantano una rete di binari capillare tra Terni-Perugia e Perugia-Sansepolcro, è attualmente svolto interamente su gomma, con autobus, da BusItalia, società del gruppo Ferrovie dello Stato.

Per quanto riguarda la metropolitana di Roma, se non ci sono chiusure totali continuano da anni le chiusure a spot delle stazioni della linea A e in alcuni giorni negli orari serali, senza contare che i lavori per la metro C sono ad oggi fermi. In questo mese di Agosto le chiusure hanno interessato la linea A, nelle due settimane centrali, prima tra Anagnina e Ottaviano, e poi tra Ottaviano e Arco di Travertino. Una parte della tratta, questa, che taglia fuori per alcuni giorni tutto il centro storico compresa la fermata strategica della stazione Termini. La motivazione? Ovviamente, lavori di potenziamento infrastrutturale.

Al peggioramento costante dei servizi si accompagna il costante aumento dei costi dei biglietti.

In tutto questo, chi in queste settimane ha preso un treno ad Alta Velocità può “consolarsi” parlando con i cantieri: con un opuscolo dal sapore propagandistico Rfi ci annuncia l’arrivo grazie al Pnrr dei “cantieri parlanti” con i quali si potrà “dialogare” inquadrando un QR Code, corredato di fotografie del “ministro operaio” Matteo Salvini con tanto di elmetto arancione.

Queste politiche, che sembrano scoraggiare il più possibile il ricorso al trasporto pubblico su ferro, quello meno impattante sull’ambiente, dimostrano chiaramente come la retorica ecologista ostentata dai vari governi nazionali e locali sia un maquillage di facciata che nasconde una situazione di gravi disservizi e disagi per i cittadini che spesso non hanno reale alternativa al mezzo privato.

Il combinato disposto tra la sospensione dei servizi pubblici su rotaia (sia ferroviari-vedi linee come la Roma-Cassino. Bologna-Prato, Genova-Acqui Terme e molte altre – che delle metropolitane) e le restrizioni al traffico automobilistico per le categorie di auto meno recenti nei centri storici di moltissime città lasciano letteralmente “a piedi” milioni di lavoratori e turisti ogni giorno.

Forse i tormentoni mediatici quotidiani, dall’ecoansia a scontrinopoli, dalle fatiche letterarie dei generali ai drammi della gelosia (tutti i particolari in cronaca) servono a far dimenticare ai cittadini che stiamo vivendo in un paese totalmente dipendenti da finanziamenti esterni e neofeudale, dove i diritti sono trasformati in concessioni del “sovrano” di turno?

 

Articolo e Ph. Andrea Macciò

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