Capodanno in piazza, con una circolare tornano le “misure per le vacanze” per le emergenze dell’anno. Diventeranno una delle “nostre tradizioni”?
Puntuali e inesorabili come “Una poltrona per due” il cinepanettone americano con Dan Aykroyd ed Eddy Murphy (diventato un tale classico che quest’anno sui canali social del Genoa 1893 è comparsa una “parodia” fotografica impersonata dai calciatori Gudmusson ed Ekuban) tornano le “misure per le vacanze” di Natale e Capodanno.

Possiamo considerare le stesse una sorta di versione per adulti dei “compiti per le vacanze” di scolastica memoria, qualcosa che interviene puntualmente a cercare di rovinare le feste degli italiani proprio quest’anno che si è davvero tornati alla “normalità”, nonostante non siano mancati i tentativi di colpi di coda da parte dei vari Cartabellotta e Pregliasco, per fortuna totalmente ignorati dalla stragrande maggioranza della cittadinanza.
E, come insegnano gli storici come Jean Delumeau, le “pandemie” esistono come fatti sociali solo se la maggioranza delle persone le considera come tali. Altrimenti restano problemi per addetti ai lavori sanitari.
Se quella italiana è una Repubblica che ha come prima fonte del diritto “calde raccomandazioni” e circolari, ce ne siamo accorti tra il 2020 e il 2022, in questa fine di 2023 è la rituale Circolare del Dipartimento di Pubblica Sicurezza di Roma inviata a tutti i prefetti italiani a stabilire le “linee guida” per le misure di fine anno, riguardanti soprattutto le feste di piazza, e le emergenze dell’anno (e forse anche di quello che verrà).
Come racconta quasi tutta la stampa di ogni colore, è “scattato l’allarme” per il rischio terrorismo internazionale, un evergreen motivato questa volta dal conflitto tra Israele e Palestina (nel quale l’Italia non è formalmente coinvolta) e, questa invece è una novità, il rischio di “incursioni” degli attivisti di Ultima Generazione ed Extinction Rebellion, che di recente si sono resi protagonisti di “blitz” dimostrativi a un concerto e a una messa al Duomo di Torino.

A Capodanno “tradizionalmente, anche in assenza di specifiche iniziative, si registrano, con l’approssimarsi della mezzanotte, alte concentrazioni di persone” e quindi andrebbero contrastate situazioni di “eccessivo assembramento che potrebbero costituire un pericolo per l’incolumità dei partecipanti”.
A volte ritornano, e l’uso della parola simbolo del regime pandemico del 2020-2022 e della guerra senza quartiere alla socialità e alla libertà personale combattuta dal complesso politico-burocratico-securitario che governa questo paese appare significativa dell’approccio: siamo alla costruzione sociale dell’emergenza.
Le feste di piazza a Capodanno divennero popolari all’ìnizio del millennio, era il periodo nel quale l’ex sindaco di Roma Veltroni lanciò anche la moda delle “notti bianche” che oggi sono finite nel dimenticatoio.
La filosofia era quella di offrire ai cittadini un intrattenimento gratuito e “itinerante” spesso con spettacoli musicali diffusi e nei quali fosse possibile spostarsi tra un evento e l’altro.
Gradualmente, con il pretesto prima dell’emergenza terrorismo e poi di quella sanitaria, questi eventi pur restando gratuiti si sono trasformati in eventi “chiusi” rigidamente regolamentati da varchi, accessi, addetti alla security, ai quali si accede mettendosi pazientemente in fila per sottoporsi ad accurate perquisizioni personali (beninteso, “per la nostra incolumità”).
Insomma, la filosofia “libertaria” che aveva ispirato questi eventi è stata fagocitata dal mostro della burocrazia sicuritaria e del suo indotto (d’altra parte, come ricollocare le migliaia di addetti al traffico pedonale, al controllo della mascherina e del green pass, i covid manager e quant’altro, se non costruendo nuove emergenze o recuperando quelle nel cassetto?) trasformandole in teatrini blindati.
L’ultimo caso di “Capodanno” con piccoli eventi diffusi per prevenire gli eventuali rischi di eccessivo affollamento è stato organizzato dall’amministrazione di Virginia Raggi a Roma prima degli anni dei lockdown: persino una sindacatura pessima può incidentalmente “fare cose buone”.
Ora restano solo eventi trattati come emergenze. Qualcuno potrebbe obbiettare che basta non andarci.
Peccato che l’estrema discrezionalità assegnata a sindaci e prefetti fa si che in numerose occasioni comporti l’adozione di “misure restrittive” che impattano pesantemente sulla libertà personale di cittadini e turisti.
Se vogliamo stendere un velo pietoso sul Capodanno televisivo di Terni nel 2021, nel quale lo spettacolo “doveva continuare” di fronte a un pubblico di persone costrette a restare immobili come manichini in un’area all’aperto a fine dicembre per rispettare l’obbligo del “metro di distanza” dai non congiunti, e obbligate a indossare (sempre all’aperto) mascherine FFP2 rigorosamente nere per ragioni di senso estetico, è utile ricordare quanto accaduto l’anno scorso a Perugia.

Ricordiamo “con simpatia” anche Capodanno 2020, quando, in un’Italia paralizzata dal “Decreto Natale” che chiudeva oggi e avrebbe riaperto solo nel 2022, mentre gli italiani cantavano dal balcone o organizzavano feste private cercando di bypassare i delatori condominiali invitati dall’allora ministro Speranza a segnalare le stesse, il vicesindaco di Foggia Iaccarino (poi arrestato assieme all’ex sindaco Landella) pensò bene di festeggiare sparando dal balcone.
Intanto, c’era l’obbligo di “restare a casa”.
Nel capoluogo umbro, che ospitava nel 2022 “L’anno che verrà” condotto da Amadeus, per ospitare amici o parenti a cena il 31 dicembre i residenti in Corso Vannucci e altre vie del centro storico dovevano inviare una PEC alla polizia di stato, che avrebbe poi rilasciato un “lasciapassare” per gli ospiti suddetti.
Lo stesso procedimento, se possibile ancora più complesso, era previsto per i ristoranti.
Di fatto, si trattava di una riesumazione del fantasma dell’autocertificazione del 2020, con lo stato che di fatto per l’ennesima volta è venuto in possesso di dati sensibili con i quali sarebbe stato possibile anche ricostruire gli spostamenti e le relazioni che intercorrevano tra le persone.
La viabilità, anche pedonale, nel centro storico di Perugia era stata fortemente limitata già dal 29 dicembre, con divieto di passaggio o obbligo di attraversare varchi presidiati e sottoporsi a perquisizioni personali.
Situazione simile a Genova, che sia nel 2022 che quest’anno ospita il Capodanno di Mediaset condotto da Federica Panicucci.
Nel capoluogo ligure il presidente della regione Toti e il sindaco Bucci si sono inventati il costosissimo “Tricapodanno” con tre concerti consecutivi, che comportano pertanto pesantissime limitazioni alla circolazione nell’area limitrofa a Piazza De Ferrari.

La morfologia dell’area attorno alla piazza genovese rende il tutto sicuramente meno impattante che a Perugia, ma tuttavia l’impostazione ultra-securitaria è la stessa.
Come se i fatti del giugno 2017 a Torino non avessero dimostrato che recludere le persone in una piazza con transenne e barriere fisiche non salvaguarda di certo “la loro incolumità”.
Quest’anno il Capodanno Rai sarà a Crotone. Per ora risultano solo ovvie limitazioni alla viabilità stradale, ma non preventive a quella pedonale.
Forse quella di Perugia è stata un’interpretazione della Circolare annuale più realista del re.Di sicuro, si tratta di una città con un centro storico medioevale non certo adatto a ospitare eventi di massa.
Tornando al merito degli allarmi, se il terrorismo internazionale per quanto improbabile potrebbe essere un pericolo potenziali, anche da parte dei cosiddetti “lupi solitari” il rischio connesso ai blitz di Ultima Generazione appare davvero grottesco.
Qualsiasi cosa si pensi degli obbiettivi e delle modalità operative di questi movimenti, appare evidente che tra i loro obbiettivi non ci siano di certo gli attacchi diretti all’incolumità fisica delle persone, anche perché sono già cordialmente odiati da una vasta parte del paese.
Cosa possono fare di così pericoloso a Capodanno? Gavettoni di spumante? Lanciare cotechini e lenticchie? Zampone e lenticchie (o Tampone e lenticchie, come nel 2021)???
Quanto alla piazza genovese del 2024, il dispiegamento di un imponente schieramento di sicurezza per scongiurare che un paio di ventenni inscenino una performance improvvisata sul palco interrompendo cantanti ottantenni come Al Bano e Iva Zanicchi è significativo della gerontocrazia profonda che ancora permea questo paese, nonostante l’apparente ringiovanimento della classe dirigente con le Meloni, le Schlein, i Salvini, i Renzi, tutti sotto i cinquant’anni.
Forse la performance stessa sarebbe gradita al pubblico, almeno ravviverebbe la serata.
Come se non bastasse, alcuni giornali sottolineano che la “troppa gente in giro” potrebbe aumentare il rischio di violenze sessuali e furti. Il che è indubbiamente vero, ma è altrettanto vero che non saranno i varchi e le perquisizioni delle borsette a impedirlo. E non pare il caso di fare altri lockdown. Rispunta persino “l’emergenza rave” e qualcuno dice che quando c’era Lui (ovvero Conte) c’erano meno rischi connessi ai botti di Capodanno.
Al solito, la situazione, come direbbe Flaiano, è grave, ma non è seria.

Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da una scollatura profonda tra la rappresentazione del paese che esce dai social media e dalla tv e la realtà.
A sentire il circo mediatico, sembra che il paese sia diviso tra una fazione di destra terrorizzata da una fantomatica dittatura delle minoranze e dal fatto che Elena Cecchetin o Paola Concia possano impartire agli esponenti (soprattutto maschi) del mondo dei cosiddetti “normali” lezioni di “educazione all’affettività” e una fazione di sinistra terrorizzata dall’altrettanto fantomatico ritorno del fascismo storico (impossibile perché il Novecento è finito e la destra di oggi è solo un velleitario populismo digitale che dà alla sua “ggente” i “segnali”che vuole e le streghe di turno contro le quali sfogarsi gratis) e da improbabili golpe militari.
Una parola anche per certo “dissenso” che a ogni autunno per non far “abbassare la guardia” ai follower la spara grossa con il “lockdown energetico” natalizio: basta guardarsi attorno e vediamo una quantità di luminarie degna dei paeselli dei film sentimentali americani.

La realtà è che, cambia il colore della retorica politica, ma non cambia mai l’abbraccio mortale tra comunicazione emergenziale e interessi del vero “potere” buono per tutte le stagioni, quello dei burocrati di stato e dell’industria dell’emergenza.
Forse la mia visione, che ritiene risibili gli allarmismi di entrambe le fazioni, ad alcuni può apparire stupida. Ma come diceva sempre Flaiano, la stupidità degli altri mi affascina, ma preferisco la mia.
La realtà, per chi la vuole vedere, è che la “maggioranza silenziosa” non è quella terrorizzata da supercazzole mediatiche come la dittatura delle minoranze o quella dei colonnelli, ma quella che dopo due anni e mezzo di libertà vigilata cerca di riprendersi in mano la sua vita.
Andrea Macciò
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