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La pala d’altare in ceramica ad Albissola Marina (SV) è un presepe sospeso tra arte classica e contemporanea

di Luca Monti
mercoledì 27 Dicembre 2023 · 18:37 · 5 min di lettura
La pala d’altare in ceramica ad Albissola Marina (SV) è un presepe sospeso tra arte classica e contemporanea

A Savona, nella chiesa di San Giovanni Battista, è conservata un’opera del pittore genovese Antonio Semino, dipinta nel 1535 e raffigurante l’Adorazione dei pastori, alla quale si riferisce la foto seguente.

Antonio Semino, nato, appunto, a Genova intorno al 1485 e morto intorno al 1555, è stato un pittore a suo modo innovativo, riuscendo a fondere, in modo personalissimo i tre stili artistici coi quali venne in contatto nella sua vita, vale a dire il lombardo, il fiammingo ed il genovese, appena rinnovato da Perin del Vaga. Solo per questo meriterebbe fama maggiore, anzichè essere relegato fra i pittori “minori” dell’arte classica, ma non è questo il motivo per il quale ce ne occupiamo. Ci ha incuriosito, infatti, un’altra opera d’arte, chiaramente ispirata alla sua Adorazione dei pastori, ma realizzata in maiolica dipinta che si trova, sempre nel savonese, esattamente nella chiesa di Nostra Signora della Concordia, ad Albissola Marina, alla quale si riferisce la foto di copertina ed a corredo dell’articolo. Quest’adorazione dei pastori, infatti, va oltre l’arte ed incarna l’aspetto devozionale popolare del presepe, che sfida i secoli e resta ancora attuale, nelle case e nei cuori di molti Italiani, tanto che come dal titolo dell’articolo la possiamo definire come un “presepe sospeso tra arte classica e contemporanea.” L’opera, è stata realizzata a due mani nel 1576 come testimonia il cartiglio a destra che recita fra le altre cose: “Fatta in Arbisola… del 1576 p mano di Augustino… Gironimo Urbinato la dipinse”. Quindi conosciamo il nome di battesimo del ceramista, Augustino (Agostino), ma non il suo cognome, essendo in quel punto stata cancellata l’iscrizione del cartiglio ed il nome e la provenienza del pittore Gironimo Urbinato (Gerolamo da Urbino). Possiamo tuttavia ipotizzare, che anche il ceramista fosse di Urbino, proprio dalla cancellazione del suo cognome, fatta probabilmente per invidia, o per non rivelarne l’origine, dai successori dei committenti, che molto probabilmente furono i membri della corporazione dei ceramisti di Albissola, che forse per non essere tirati in ballo nella rivalità, all’epoca molto sentita, fra i due quartieri della città dedicati a Sant’Antonio Abate ed a San Benedetto, che sono le figure che si vedono ai lati dell’opera, potrebbero aver chiamato un artista di un’altra zona, a realizzarla. A supporto di quest’ipotesi, vi sono diversi fattori. Il primo è che la corporazione dei ceramisti di Albissola, poteva, appunto, non apparire come neutra nella contesa, avendo come patrono uno dei due santi, precisamente Sant’Antonio Abate ed addirittura una cappella nella chiesa a lui dedicata. Il secondo fattore, invece, è che la chiesa di Nostra Signora della Concordia, si chiama così proprio per sottolineare, con la sua costruzione nel 1585 l’avvenuta pacificazione fra le due comunità cittadine. Ma l’ultimo fattore, probabilmente il più importante, è ovviamente, quello artistico, relativo alla maiolica. La pittura, infatti come abbiamo detto, è chiaramente ispirata all’adorazione dei pastori, di Antonio Semino, come dimostrano le analogie tra i due dipinti, rappresentate dalla Vergine e san Giuseppe che nelle due opere, sono nella stessa posizione, e soprattutto Lei, è inginocchiata e prega a mani giunte col Bambino adagiato dinnanzi, che si mette le dita in bocca, come si può osservare facilmente confrontando le immagini. Ecco perchè la maiolica diventa importante con l’analisi della stessa che ci mostra  come il materiale utilizzato sia stato trattato alla maniera urbinate, con modalità che ricordano quelle della ceramica istoriata che si produceva, proprio ad Urbino nella seconda metà del Cinquecento e con le cromie tipiche di quest’ultima, con profusione di azzurri e di gialli variamente declinati, sparute note di verde e qualche tono terroso a dare profondità. Per concludere sull’origine del ceramista, non ci sarebbe da meravigliarsi se fosse, appunto stato, come da noi ipotizzato, anch’egli urbinate come il pittore, essendo documentata all’epoca, la presenza nel savonese di maestri marchigiani che avevano lasciato le loro terre ed avevano contribuito ad orientare il gusto della ceramica locale. Fin qui siamo nella classicità, vediamo adesso la contemporaneità di quest’opera, che non sta solo nell’attualità della devozione presepiale, ma anche nella rivisitazione successiva della parte superiore della pala d’altare, che appare completamente scollegata, da un punto di vista tecnico realizzativo, da quella inferiore. Il dipinto di Girolamo, infatti, ad un certo punto sembra interrompersi, con un’evidente discontinuità tra la terza e la quarta fila di piastrelle ed una notevole caduta di qualità, che si riverbera nella turbinosa raffigurazione del cielo, che arriva a mostrare, cosa molto rara nell’iconografia Cristiana, la figura del Padreterno, posto entro una mandorla dipinta a metà. È quindi molto probabile che la parte con la figura di Dio, sia, come detto, un’aggiunta posteriore forse settecentesca e di manifattura locale, a seguito della quale, si decise di rimuovere dal cartiglio, l’origine del ceramista, per riaffermare il valore dell’arte della maiolica Albissolese. Resta comunque invariato il gran valore artistico e simbolico di quest’insolita adorazione dei pastori, di Albissola Marina così come resta purtroppo sottovalutato il contributo dato alla pittura, da Antonio Semino che la ispirò, col suo dipinto di Savona.

Luca Monti

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