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Il Governo Meloni verso una stretta sul fumo all’aperto

di Andrea Macciò
lunedì 13 Marzo 2023 · 19:19 · 5 min di lettura
Il Governo Meloni verso una stretta sul fumo all’aperto

Alcune settimane fa il Ministro della Salute del Governo Meloni, Orazio Schillaci, ha annunciato una nuova “stretta” sul fumo all’aperto sulla scia della legge promulgata vent’anni fa dall’allora ministro del governo Berlusconi Ter, Girolamo Sirchia. A seguito della consueta “fuga di notizie” da alcuni giorni circola una bozza della “misura” che starebbe per essere promulgata nei prossimi giorni con tutta probabilità sotto la forma consueta del “decreto legge” nel solco di una prassi per la quale il parlamento ha ormai solo un ruolo di ratifica dei provvedimenti dell’esecutivo. Il fumo all’aperto dovrebbe essere vietato in tutta una serie di luoghi e situazioni, come alle fermate di autobus e corriere extraurbane, sui binari delle stazioni ferroviarie in attesa dei treni, nei tavoli all’aperto di bar e ristoranti, nei parchi urbani, in quanto luogo dove sarebbe probabile la presenza di donne incinte e minori. Non ci sembra un caso che molti dei “luoghi pubblici” nei quali potrebbe essere vietato il fumo all’aperto sono gli stessi nei quali negli anni scorsi è stato imposto ai cittadini l’obbligo di mascherina: le fermate dell’autobus (in città come Milano l’obbligo è sempre stato in vigore per tutto lo stato d’emergenza), gli spazi all’aperto delle stazioni ferroviarie in quanto “luoghi aperti al pubblico” e i parchi urbani in quanto luoghi considerati a rischio “assembramento”. La retorica che sorregge queste “misure” non è così diversa da quella sulla quale si basava l’obbligo di mascherina: “il rispetto di sé e degli altri” e “la protezione dei fragili”. Una divisione dei tavoli all’aperto tra spazi riservati ai non fumatori e spazi riservati ai fumatori, per evitare che chi non lo desidera possa essere investito dal “fumo passivo” ci sembra ragionevole, in quanto si tratta di una situazione nella quale si resta fermi nello stesso luogo per un periodo prolungato. Per il resto, trattandosi di luoghi nei quali si staziona per un tempo limitato o ci si può spostare più in là. intravediamo in questo provvedimento la consueta logica dello stato etico-sanitario che ben conosciamo, per il quale restare in salute non è un diritto individuale, ma un dovere civico per non “intasare gli ospedali” e pesare sulla sanità pubblica, come se questa non fosse ampiamente finanziata dai cittadini attraverso la fiscalità generale e dai tabagisti attraverso l’acquisito delle sigarette. Da segnalare che la norma fu proposta per la prima volta proprio dal sindaco Pd di Milano Sala agli inizi del 2020, poche settimane prima del lockdown, a dimostrazione che le “misure” non hanno colore politico. Per quanto riguarda le fermate degli autobus, si tratta di spazi quasi sempre non chiaramente delimitati, anche nelle grandi città come ad esempio Roma. È chiaro che una norma del genere finirebbe per aumentare a dismisura il potere di controllo arbitrario delle polizie locali, che dovrebbero di volta in volta decidere se il punto nel quale si fuma fa parte o meno della fermata. Senza contare che molte fermate delle corriere extraurbane, che si trovano in piccoli paesi, in periferia o in aperta campagna, sono spesso semi-deserte. La logica ci appare sempre quella autoritaria e paternalista delle “misure di contenimento della pandemia”, quando l’unico posto nel quale si era davvero liberi (almeno in teoria, vista l’esistenza di sceriffi da condominio, segnalatori di feste private e quant’altro) era la propria abitazione privata una volta chiusa la porta. Una postilla di uno dei Dpcm di Conte, a Ottobre 2020, esentava dalla mascherina in pubblico le coppie conviventi, ma non quelle non conviventi, e quando si sottolineava l’assurdità discriminatoria di questa misura, molti ribattevano che la coppia non convivente poteva fare quello che gli pareva “una volta chiusa la porta di casa”. In realtà non era del tutto esatto, visto che Dpcm e decreti-legge normavano persino quante e quali persone potessero entrare in una casa privata, ma in ogni caso appare evidente che l’Italia sia ancora dominata dalla mentalità ipocrita del “si fa ma non si dice”. Lo stesso ragionamento viene portato avanti anche riguardo al fumo. Abbiamo peraltro notato che la norma è appoggiata anche da buona parte di quello che è convenzionalmente definito il “dissenso” con l’argomentazione che il fumo fa realmente male e quindi è necessario un intervento repressivo dello stato. Quasi nessuno ha compreso che la costruzione sociale dei nemici del popolo è una ruota che gira, e che la prossima volta potrebbe toccare alla categoria del quale fa parte. Uno degli effetti collaterali dei tre anni di restrizioni sembra essere quello di aver creato dei cittadini incapaci di interagire civilmente fra loro (per esempio, alla fermata il fumatore può spostarsi dagli altri viaggiatori, e nei parchi, che di certo sono luoghi spaziosi, ci si può spostare da chi fuma) senza l’intervento continuo di uno stato che pretende di disciplinare ogni aspetto della vita sociale fino ai minimi dettagli.

Andrea Macciò

1 commento

  1. Il PD non rappresenta una destra moderata, ma una destra estrema,. Infatti è complice delle dinamiche dittatoriali restrittive e assasine gestite dalle oligarchie finanziarie, le quali vogliono produrre solo sudditi ‘ perfetti e contenti di essere tali. La produzione della ‘pandemia’ è stato il cavallo di t***a per entrare nelle dinamiche sociali in termini coercitivi

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