Il 4 Febbraio del 1483 nacque a Firenze il pittore Ridolfo del Ghirlandaio
Il 4 Febbraio del 1483 nasceva a Firenze, il pittore Ridolfo del Ghirlandaio, figlio d’arte di Domenico. Vivendo in tale ambiente familiare, entrò in contatto con i nomi più importanti della pittura di quel periodo, attingendo da ciascuno di essi, qualche elemento utile per rifinire il proprio stile. Tuttavia, non riuscì mai a conquistarsi uno spazio davvero rilevante di mercato, a causa del suo rifiuto di lavorare fuori dalla Toscana, perchè sentiva forte il radicamento con la sua terra ed era per lui una sofferenza l’idea di dover lasciare Firenze, per andare, magari a Roma, dove forse avrebbe potuto aver modo di esprimersi a più alti livelli. Ridolfo del Ghirlandaio, muore, nella sua amata Firenze, nel 1561 in una data non meglio precisata. L’opera che vi propongo è: “Il Matrimonio Mistico di Santa Caterina d’Alessandria e Santi” visibile a Villa la Quiete ed oggetto di un lungo e laborioso restauro, condotto da Rossella Lari, per la parte pittorica e da Roberto Buda, per il supporto ligneo e terminato nel 2020 che ha permesso di reinserire il dipinto nella collezione del Sistema Museale dell’Ateneo fiorentino, restituendolo alla fruizione degli amanti dell’arte. L’opera, realizzata intorno al 1510 è dedicata al Matrimonio Mistico di Santa Caterina d’Alessandria, poiché venne commissionata, in quel primo decennio del ‘500 da Niccolò Antinori, uno dei più potenti e ricchi banchieri dell’epoca, che aveva deciso di finanziare il rinnovamento della chiesa del Monastero domenicano di San Jacopo di Ripoli in Via della Scala, dove era ricoverata l’amata figlia Caterina. Nel 1886 il monastero venne ceduto dal demanio e la congregazione delle suore Montalve, dovette unirsi a quella di Villa la Quiete e di conseguenza, anche le opere d’arte di Via della Scala, entrarono a far parte del patrimonio artistico della Villa. Dal punto di vista artistico, l’opera si caratterizza per la resa della solennità del momento, con numerosi santi, a fare da testimoni di queste nozze mistiche. Il Bambin Gesù, sembra affrettarsi per abbracciare Santa Caterina, che lo osserva estatica mentre la Vergine Maria, pare trattenerlo, con la mano sinistra, per ritardarne l’allontanamento e tiene gli occhi chiusi per non tradire l’emozione. Insomma, la figura di Maria, in quest’opera, è molto umana e tradisce i sentimenti di una madre, che non vorrebbe staccarsi mai dal proprio figlio. Ma la cosa più interessante di quest’opera, è un errore agiografico, che attribuisce il matrimonio mistico alla Santa Caterina sbagliata. Infatti, a sposarsi misticamente con Gesù, non fu la Santa Caterina d’Alessandria, ma quella di Siena. Non sappiamo se l’errore sia stato voluto, vista la rivalità tra Firenze e Siena, mai sopita e persistente tuttora e dunque fatto apposta per non citare la città rivale attraverso la sua Santa Caterina oppure sia stato dovuto ad un’errata interpretazione della biografia di Santa Caterina d’Alessandria. Quest’ultima, infatti, venne martirizzata per il suo rifiuto a sposare il governatore dell’Egitto, Massimino che la fece straziare da un’enorme ruota dentata, un pezzo della quale, è visibile, nell’opera, in terra, a sinistra della santa, ma nessuna fonte agiografica, parla di un suo matrimonio mistico con Gesù, mentre è notorio, quello della sua omonima, Santa Caterina da Siena. Insomma il dipinto di Ridolfo del Ghirlandaio offre quantomeno uno spunto di riflessione oltre all’emozione di trovarsi di fronte ad un’opera di straordinaria bellezza.
Luca Monti
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