Il primo marzo del 1385 nasceva a Guardiagrele (CH) l’orafo Nicola da Guardiagrele che si ispirò alle porte del Ghiberti
Il Primo Marzo del 1385 nasceva a Guardiagrele (CH) l’orafo scultore e pittore Nicola da Guardiagrele noto anche come Nicola Gallucci, o Nicola di Andrea di Pasquale, anche se su queste identità, i pareri sono discordanti. Comunque sia, si formò artisticamente nella bottega orafa di famiglia e venne molto influenzato dallo stile di Lorenzo Ghiberti. Erano dell’artista, alcuni dei dodici apostoli in argento che si trovavano sopra l’altare della cappella papale fino al sacco di Roma del 1527 andati perduti con quell’evento e che erano stati da lui realizzati, in collaborazione con Paolo Romano e Pietro Paolo da Todi. Un suo dipinto intitolato: “La Madonna dell’Umiltà” si trova alla galleria degli Uffizi, ed una scultura raffigurante “L’Annunciazione” si trova al Bargello. interessanti sono poi le miniature di un libro di preghiere, che si trova al Museo Condè, nel castello di Chantilly, in Francia. Le opere che si trovano a Firenze, risalgono al viaggio dell’artista, che arrivò nella nostra città, per studiare le porte del Ghiberti, per il Battistero, che, come detto, divennero un punto di forza del suo stile. Nicola da GuardiaGrele, morì appunto, a Guardiagrele, intorno al 4 Marzo del 1462. L’opera che vi propongo in questa pillola d’arte è: una Croce Processionale, che si trova all’interno della chiesa di Santa Maria Maggiore, a Lanciano (CH). L’opera, riflette chiaramente l’influenza della scuola orafa fiorentina, sull’artista. Interamente realizzata in argento dorato e smalti con sferette in rame dorato, è firmata “Nicolaus Andree de Guardia” e datata 1422 come recita la scritta su due righe, in caratteri minuscoli gotici, inserita sotto la Vergine giacente. Dalla parte opposta, entro il rilievo con il Cristo deposto, un’altra iscrizione, rivela che l’opera era stata commissionata al tempo della cappellania dell’abate Filippo, mentre nel libro aperto, mostrato dall’Eterno Padre benedicente, si può leggere il messaggio salvifico: “Ego Sum Lux Mundi Via Veritas et Vita” (Io sono luce del mondo, via, verità e vita). L’opera rappresenta una vera e propria antologia di storie mariane e cristologiche, rese dall’artista con un incedibile eclettismo stilistico, attraverso l’utilizzo di diverse tecniche, quali: bulinature e trafori, cesello, fusione a cera persa, sbalzo, nonchè smalti traslucidi e champlevé, che all’interno di quattro placchette esalobate, fanno emergere gli Evangelisti, dal fondo azzurro, con cromie vivaci, in parte andate perdute, per il passaggio dei secoli, che le hanno consumate. Su un fronte troneggia Dio l’Eterno, mentre i terminali recano l’Angelo Annunciante e la Vergine Annunciata. In basso è rappresentata la Morte di Maria ed in alto il trionfo della Vergine, sulla morte con la sua Incoronazione a Regina dell’Universo. Sulla faccia principale della Croce, si trova, appunto, il Cristo Crocifisso, su una croce di rami, secondo un’iconografia ispirata alla visione cristologica di San Bonaventura e circondato, quasi delimitato, dalla Madonna, sorretta dalle pie donne e da San Giovanni evangelista con due sacerdoti ebraici. Anche in questa facciata, come in quella mariana, vi è il contrasto tra il basso, con la Deposizione e l’alto, con la Resurrezione. Ma a farla da padroni, nell’opera, sono i dettagli, che l’artista ha realizzato in maniera magistrale, condensando in pochi centimetri, il pathos degli eventi Cristici, e facendo emerge la sacralità dei protagonisti, con le loro vesti ricchissime e le espressioni confacenti al loro ruolo, come i tre soldati ai piedi del Risorto, schiacciati da tanto peso, inermi e contratti sotto gli elmetti e le armature. Raffinatissimi sono poi il ramage, che cattura la luce sulla superficie del fondo e il rivestimento d’argento a sbalzo della Croce che ne ricopre l’anima in legno di rovere. Nel nodo sono, infine, ricavati gli spazi per altri sei apostoli, raffigurati in minuscole statuette a tutto tondo anch’esse ispirate da impareggiabile dignità e carattere.
Luca Monti
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