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Il 6 Aprile del 1468 Fiorenza, dava i natali a Frà Mattia della Robbia, al secolo Marco della Robbia il Giovane, frate Domenicano e scultore in terracotta invetriata.

di Luca Monti
domenica 6 Aprile 2025 · 22:14 · 2 min di lettura
Il 6 Aprile del 1468 Fiorenza, dava i natali a Frà Mattia della Robbia, al secolo Marco della Robbia il Giovane, frate Domenicano e scultore in terracotta invetriata.

Il 6 Aprile del 1468 nacque a Firenze, Fra’ Mattia della Robbia, al secolo Marco della Robbia il Giovane, frate Domenicano e scultore in terracotta invetriata. Si formò artisticamente, presso la bottega del padre Andrea, insieme al fratello Giovanni. Come molti nella Fiorenza di quel periodo, venne attratto dalle predicazioni del Savonarola e nel 1496 decise di prendere i voti. Grazie ai buoni rapporti intrattenuti con il cardinale segretario di papa Giulio II riuscì ad ottenere committenze a Roma e nelle Marche, allargando l’area di influenza artistica della sua famiglia. Ma soprattutto grazie a questa influente amicizia, uscì indenne, dalla repressione antisavonaroliana, scatenata dai Medici, a Firenze e conclusasi con la morte sul rogo dello stesso Savonarola e dei suoi confratelli Domenico Buonvicini e Silvestro Maruffi, pur avendo realizzato con la sua bottega, una medaglia con il profilo del Savonarola e sul verso, la spada di Dio, che sta per abbattersi repentinamente sulla terra, ispirata dal motto del famoso predicatore “Gladius domini super terram cito et velociter” che per molti, in quel momento era una sorta di profezia, sul ritorno imminente di Cristo, sulla terra. Fra’ Mattia della Robbia, morì probabilmente a Firenze, nel 1534 ma non si hanno certezze, nè sul luogo, nè sulla data. L’opera che vi propongo è: “San Giuseppe” una scultura in terracotta monocroma di 40 cm di larghezza, 55 cm di altezza e 30 cm di profondità realizzata probabilmente tra il 1505 ed il 1510 per un committente privato e tuttora di proprietà privata, quindi non visibile. Si tratta probabilmente di un pezzo di un presepe, realizzato sulla base di quello policromo, che l’artista aveva realizzato per l’Ospedale degli Innocenti di Firenze, dov’è tuttora visibile. Si arriva a questa ipotesi per la monocromia, che veniva riservata, in qualche modo, alle repliche, destinate ai clienti privati, di opere realizzate, invece in policromia per le istituzioni pubbliche, come, appunto, l’Ospedale degli innocenti. Inoltre la posizione delle mani, dovrebbe essere invertita rispetto all’originale, ma non ne abbiamo la certezza, dal momento che l’opera in questione, risulta mancante della mano destra, segno che questa scultura, deve aver passato diverse vicissitudini.

Luca Monti

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