Il 24 Aprile del 1886 nasceva a Firenze l’illustratore Ezio Anichini
Il 24 Aprile del 1886 nasceva, a Firenze l’illustratore Ezio Anichini. Si formò artisticamente presso il padre Giuseppe che lavorava anch’egli come illustratore per la casa editrice fiorentina R. Bemporad & Figlio. Da ancora studente all’Accademia di Belle Arti che frequentava da appena un anno con ottimi risultati, nel 1903 ottenne subito un lavoro presso la prestigiosa rivista fiorentina “Scena Illustrata” con la quale collaborò a lungo anche dopo il diploma ottenuto nel 1910 con lode. Dal 1906 dopo aver presentato il suo ricco curriculum vitae, trovò lavoro anche presso “Il Giornalino della Domenica” fondato proprio in quell’anno da Luigi Bertelli, detto “Vamba” che cercava un illustratore, per le copertine di quella testata. Si tratta di una collaborazione che apre all’artista molte porte, in quanto Vamba, il direttore, è molto in voga in quel periodo, per essere lo scrittore delle “Avventure di Gian Burrasca” e quindi scrivono volentieri per quella rivista per ragazzi molti altri scrittori di grido, tra i quali anche Emilio Salgari. Il materiale quindi non mancava all’artista per dare spazio alla propria creatività, anche illustrando libri di teatro e manifesti per le rappresentazioni al Teatro Romano di Fiesole. Ezio Anichini, morì a Firenze il 23 Settembre del 1948. L’opera che vi propongo, in questa Pillola d’Arte, è: la copertina della rivista “Ars et Labor” del 15 Gennaio 1907. Si trattava di una rivista mensile dedicata a musica e musicisti, ma con ampie rubriche dedicate alla moda, al costume, alla cultura ed all’arte in generale, edita dalla Ricordi e destinata ad un pubblico di fascia sociale alta visto il prezzo di 50 Centesimi, 75 per l’estero, che all’epoca era una cifra importante. Nell’opera, firmata per esteso e monogrammata, sullo strumento suonato dalla donna, che immaginiamo essere una santa stigmatizzata, visto il tipo di fasce che le avvolgono le mani e le braccia ed appare chiaramente ispirata nella sua composizione musicale dall’Angelo, che le tocca la testa, facendola risplendere con un’aureola incredibilmente bianca l’artista dimostra grandi capacità persuasive e pubblicitarie, dando all’osservatore l’idea che quella rivista, va, assolutamente comprata in quanto portatrice di messaggi meravigliosi, quasi paradisiaci. Lo possiamo definire quasi come un genio della pubblicità, di quel periodo malgrado l’uso di una tavolozza cromatica poco appariscente limitata di fatto a soli tre colori, oltre al bianco ed al nero, magnificamente esaltati però dal soggetto.
Luca Monti
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