Analisi approfondita della performance: «Art or Gold?» di Yang Yexin, alla Biennale di Venezia

21 Maggio 2026 pubblicato in Piazza Arte


«Art or Gold?» è il titolo della performance, messa in scena dall’artista cinese Yang Yexin, per dieci giorni consecutivi, durante la Biennale di Venezia 2026, per sollevare una riflessione, sul motivo per il quale il pubblico visita, quell’evento, considerato il massimo palcoscenico dell’arte contemporanea mondiale. La maggior parte delle persone, ritiene, infatti, di visitare la Biennale per l’arte, per l’estetica, per il pensiero e per il dialogo tra civiltà diverse. Queste persone sono persino disposte a credere di essere pellegrine del mondo spirituale ed inseguitrici dei valori estetici. Tuttavia, l’artista cinese Yang Yexin, al quale si riferisce la foto di copertina, arriva con la sua opera di arte performativa “Art or Gold?” che rappresenta una sperimentazione dal vivo estremamente incisiva, nuda e silenziosa, a sollevare delicatamente questo velo di borghese e cortese ipocrisia, ponendo una domanda: ciò che stai cercando è davvero l’arte, o invece, insegui l’oro?

Yang Yexin, ha, infatti, distribuito in modo casuale, mille chicchi di riso, forgiati con cura in oro puro, sulle piazze all’aperto dei vari padiglioni nazionali, sui gradini di ingresso e sulle superfici di ghiaia circostanti. In questo modo ha completamente superato i confini fisici tra arte e oro, creando un’esperienza in cui si sceglieva tra due opzioni esclusive. L’oro non era più custodito in casse o casseforti, incastonato in gioielli né esposto sui banconi dei prodotti di lusso, né tantomeno collocato nelle sale espositive accanto alle opere d’arte. Era semplicemente posizionato direttamente davanti alle porte dei principali luoghi di esposizione della Biennale di Venezia, considerati quasi dei luoghi sacre dell’arte mondiale, sparso silenziosamente tra le fessure delle piastrelle, tra la ghiaia e lungo i sentieri che i visitatori devono percorrere per entrare, trovandosi così ad una distanza ravvicinata dalle mostre e dalle opere, che rappresentano il massimo livello artistico di ciascun Paese, formando una contrapposizione diretta ed intensa con esse. Quando il pubblico si trova davanti al Padiglione Nazionale degli Stati Uniti, da un lato, trova la sala espositiva, accessibile con una semplice spinta della porta, che permette di entrare in un luogo che rappresenta il vertice del discorso artistico e della creatività globale e dall’altro lato, sotto i piedi, il riso d’oro puro, tangibile e reperibile tra la sabbia. Ogni visitatore che entra nella zona espositiva, è costretto quindi, ad affrontare un giudizio interiore, senza via di fuga: i suoi passi lo porteranno prima nella sala verso l’arte, oppure si fermerà a chinarsi alla ricerca dell’oro fuori dalla porta? Si arrenderà direttamente alle tentazioni materiali? Oppure sarà disposto a non fermarsi davanti all’oro, per ragioni spirituali ed estetiche, che lo condurranno direttamente verso l’arte?

Questa scelta, da fare in pochi passi, non offre alcuna zona intermedia: mette a nudo davanti al pubblico globale, la contraddizione più fondamentale dell’arte contemporanea, vale a dire il dibattito, che da tempo si è sviluppato intorno a qual sia il suo vero valore, che resta tuttora aperto. Yang Yexin, ha portato quindi al culmine questo confronto di valori, con dei chicchi d’oro puro, sparsi in tutto lo spazio esterno del Padiglione degli Stati Uniti, instaurando uno scontro finale senza vincitore, ma profondamente commovente, tra questi elementi e l’intero programma espositivo raccolto all’interno del padiglione più rappresentativo, in quanto espressione, non solo dei principali artisti americani, ma della corrente dominante dell’arte occidentale. Da un lato, infatti, c’è il grande evento artistico del Padiglione Nazionale degli Stati Uniti, che gode di un’autorità artistica centenaria, riunendo le migliori risorse ed il massimo prestigio del settore e considerato un punto di riferimento spirituale alla cui ricerca si dirige l’intero mondo dell’arte. Dall’altro lato, c’è, invece una ricchezza reale in oro, accessibile senza barriere, senza competenze specifiche, né appartenenza ad un determinato circolo artistico, basta avvicinarsi per possederla. Entrambi questi mondi, si trovano nello stesso spazio visivo e condividono lo stesso pubblico, affrontandosi con un’attrattiva estremamente diretta e ponendo alla prova, la scelta autentica di ogni singolo individuo. Yang Yexin, ci pone quindi le seguenti domande:

“Tra l’arte di primordine e l’oro immediatamente disponibile, quale delle due strade sceglierete infine? È la forza intellettuale dell’arte a conquistare, oppure è il fascino materiale dell’oro ad attrarre?

Questo duello silenzioso, lanciato dagli artisti orientali, attraverso i chicchi d’oro di Yang Yexin, come un guanto di sfida dei tempi antichi e rivolto direttamente al sistema artistico occidentale dominante, ha rovinato completamente le convenzioni formali del panorama artistico, reindirizzando le scelte del valore artistico, verso gli istinti umani più autentici. Questa performance profondamente commovente ed avvincente, non rappresenta un semplice gioco di ricchezza, volto ad attirare l’attenzione, ma una e propria punzonatura precisa e profonda del sistema dei valori artistici contemporanei. Oggi, infatti, quando il capitale penetra in profondità, nell’estetica, i prezzi di mercato influenzano i giudizi artistici e le tentazioni materiali oscurano sempre di più le aspirazioni spirituali, facendo sì che anche la Biennale di Venezia, si trovi immersa in un contesto intrecciato di: ricchezza, prestigio, capitale e potere. L’apparizione del “Riso d’Oro” funge dunque da specchio senza pietà, che rivela chiaramente la vera ordinazione dei valori interiori di ciascuno: siamo attratti dalla forza spirituale dell’arte, o guidati dai simboli del capitale, che ne stanno alle spalle? Visitiamo davvero la Biennale, per il pensiero artistico, o lo facciamo per fama, valore economico o per mostrare le etichette del circolo cui apparteniamo?

Siamo arrivati al punto che, un granello di riso d’oro, di per sè minuscolo, ma pesante, mette alla prova la dignità dell’arte attraverso il conflitto materiale più diretto, esaminando le scelte della civiltà e smascherando i miti sui valori diffusi nell’era della globalizzazione.

Luca Monti





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