Ballerina di Fila di Mauro Macario
Nella lunga intervista che seguiva alla raccolta poetica “L’opera nuda” Mauro Macario, figlio del noto attore Erminio, rievocava il mondo scomparso del mondo della rivista e della “Dolce vita” romana degli anni Sessanta “Roma invitava al piacere nascosto e imprevedibile, al soddisfare ogni bisogno erotico fuori norma”
Quella della cosiddetta “rivista” è un mondo che oggi è totalmente scomparso, quello della rivista, delle compagnie teatrali “vaganti” e delle “ballerine di fila” anche se non sono passati molti anni da quel tempo. Oggi “rivista” alle generazioni giovani e intermedie evoca al più un giornale patinato e di gossip.

Nell’epoca dei social media che brucia tutto in fretta, questo mondo oggi vive solo nella memoria di chi ne ha fatto parte.
Ballerina di Fila è un romanzo autobiografico nel quale l’autore rievoca un episodio accaduto a lui stesso nel 1967, un amore giovanile intensissimo e bruciante per la “ballerina di fila” olandese Erika.
Un amore durato “il tempo di una tournée” e a chi vive nel tempo di oggi questa espressione potrebbe ricordare quel verso della canzone di Rocco Hunt, uno dei “tormentoni” estivi del 2022, che racconta di un amore occasionale che è stato “solo un gioco che dura troppo poco, il tempo di una foto”.
Forse, i meccanismi delle relazioni e dei sentimenti non sono cambiati, ma sono solo terribilmente “accelerati” come quelli dei processi comunicativi e politici: oggi davvero tutto si brucia come in autocombustione “nel tempo di una foto”.
Quello della rivista e dello spettacolo in quella Roma non troppo lontana era un “mondo” parallelo rispetto alla società ordinaria e viveva secondo regole e logiche proprie e godendo di una libertà oggi di fatto impensabile. E oggi qualcuno rimpiange quell’epoca, l’Italia di fine anni Sessanta, come un’epoca di grande libertà per la presenza di questi “mondi paralleli”: ma questi, erano tollerati proprio perché rappresentavano una sorta di rovesciamento carnevalesco dell’esistenza “al di fuori” che tutti sapevano essere quella reale.

Il romanzo inizia con l’incontro tra Marco, l’ex “attor giovane” e l’ex “capoballetto” delle “ballerine di fila” Terry. Marco vorrebbe sapere da Terry che fine ha fatto la ragazza che ha amato molti anni fa, Erika, e magari incontrarla di nuovo. A quanto pare, tuttavia, Erika ha lasciato per sempre il mondo non solo della rivista, ma anche “il mondo di mezzo” sognante e surreale dello spettacolo per scegliere di immergersi nell’altra esistenza, quella più “vera” ma anche più noiosamente ordinaria.
Da qua parte il racconto di come il giovane Marco, approdato al mondo della rivista dopo aver frequentato gli ambienti “beat” degli anni Sessanta, viene incantato da questa ragazza del Nord Europa, molto diversa da come la aveva immaginato fino a quando gli attori guardavano le “ballerine di fila” da distanza. Il libro ci descrive anche la contrapposizione di temperamenti tra Marco, che sogna il grande amore, e il più disinvolto e cinico amico Nicola e il “dietro le quinte” della vità di “varietà” e dei suoi personaggi: capocomici, attori, ballerine, soubrettes.
Il romanzo, autobiografico di ispirazione e trasfigurato dal tempo, racconta l’amore tra Marco e Erika con grazia e intensità, come nelle liriche di Macario nelle quali si racconta come il sesso “non sia solo appagamento della carne, ma realizza un’estasi più profonda” come leggiamo nella prefazione di Emanuele Andrea Spano.
Erika in Olanda ha lasciato un fidanzato, tale Horst, che a un certo punto ricompare come un’ombra a gravare sull’amore dei protagonisti, è un personaggio collerico e possessivo, e prima di sparire per sempre, “sequestra” di fatto la ragazza in una camera d’albergo romana per convincerla a tornare in Olanda con lui, prima di arrendersi e sparire nel nulla.
A chi oggi dice che le violenze di genere e le situazioni come quella raccontata nel libro sono figlie della postmodernità fluida e del trap, e “non succedevano ai nostri tempi” non farebbe male leggere questa testimonianza che trasfigura un fatto realmente accaduto.
La realtà è ben diversa: azioni come quella, nell’Italia di fine anni Sessanta nelle quali la donna era giuridicamente inferiore, basti pensare al diritto di famiglia allora ancora vigente prima della riforma del 1976, erano considerate “normali” e probabilmente erano anche più frequenti di quanto siano oggi.

L’amore tra Marco ed Erika sopravvive anche a quell’evento traumatico, ma non all’incendio dei materiali scenici che porta alla liquidazione della “compagnia di giro” dei quali facevano parte.
Finisce un amore, ma finisce soprattutto un’epoca storica, quella della” rivista” e del teatro itinerante.
Se è vero che il teatro oggi è ancora vivo, possiamo anche ragionevolmente affermare che sia un’attività culturale che interessa una nicchia limitata di persone, e che chi aspira al mondo dello spettacolo sceglie di preferenza altre strade.
Restiamo nel dubbio, sia noi lettori che l’autore. Quello di Erika per Marco è stato uno dei tanti amori occasionali di un’attrice abituata a non stare mai nello stesso posto, o è stato un grande amore anche per lei, ma ha voluto simbolicamente dimenticare quella fase della sua esistenza, chiusa assieme alla rivista?
Ballerina di Fila è una storia d’amore, ma è soprattutto un grande affresco di un mondo scomparso del quale forse l’autore è l’ultimo testimone.
Andrea Macciò
Il venerdì degli esodi si trasforma in incubo stop ai treni tra Pisa e Livorno
Il primo venerdì d’agosto, data particolarmente calda, non solo per il clima ma anche per la classica corrispondenza con l’inizio della vacanze…