Fa ancora discutere la sentenza del Tribunale di Firenze sullo “stupro inconsapevole”
Sta facendo discutere la controversa sentenza del Tribunale di Firenze, che ha assolto due ragazzi, poco più che maggiorenni, rinviati a giudizio, per aver violentato una loro compagna di scuola durante una festa nel 2018. La motivazione della sentenza di assoluzione, uscita due giorni fa e ripresa da alcuni quotidiani, è quella di un’errata interpretazione da parte dei giovani imputati, del consenso espresso da parte della ragazza, peraltro sotto effetto di alcolici e cannabis, che secondo i giudici: “Non cancella l’esistenza oggettiva di una condotta di violenza sessuale, che dunque c’è stata, ma di fatto impedisce di ritenere penalmente rilevante la loro condotta”. Verso la sentenza assolutoria il legale della vittima, avvocato Daniele Santucci, al quale si riferisce la foto di copertina e a corredo dell’articolo, ha annunciato, che, ovviamente presenterà ricorso facendo anche presente che la ragazza, ha rinunciato al proprio percorso scolastico ed al diploma, non riuscendo a sopportare il fatto di doversi ritrovare, faccia a faccia in classe tutti i giorni, con uno dei tre soggetti abusanti, uno dei quali, è stato condannato, a differenza degli altri due alla messa alla prova dal Tribunale Minorile. Aldilà degli aspetti tecnico legali della vicenda, tuttavia, la sentenza, ci appare degna di essere citata, perchè, ha aperto un punto di vista interessante su queste situazioni, quello culturale. Come era prevedibile, infatti questa decisione, ha scatenato le polemiche delle associazioni femministe, che hanno chiesto l’istituzione di corsi di formazione specifica su queste tematiche per i Magistrati. Se da un lato, quest’idea potrebbe sembrare interessante, a nostro avviso rappresenterebbe un precedente pericoloso, che aprirebbe le porte a condizionamenti esterni verso la Magistratura che si troverebbe, in qualche modo influenzata nelle proprie decisioni. Meglio sarebbe a nostro avviso, per rimanere in ambito culturale, agire non sulla formazione dei Magistrati, ma su quella dei genitori e dei ragazzi maschi che come sottolineato proprio nella sentenza contestata: “Sono condizionati da un’inammissibile concezione pornografica delle loro relazioni con il genere femminile, forse derivante da un deficit educativo e comunque frutto di una concezione assai distorta del sesso”, ma anche delle ragazze femmine perchè, a nostro avviso, troppo facilmente, si mettono nei guai, assumendo alcol e droghe e ci domandiamo, appunto se anche questo non sia frutto di quello stesso deficit educativo, citato dai magistrati.
Luca Monti