Firenze si scalda fra tramvia, alberi ed occasioni perdute
Il caldo pare non voler dare tregua a Firenze, anche se, è bene specificarlo, siamo in estate e dunque l’afa, è da ritenersi normale. Forse ci sarebbe da preoccuparsi se i 35 gradi odierni, dovessero verificarsi a Natale. Ne approfittiamo comunque per dire, che non siamo negazionisti del cambiamento climatico, solo che, a differenza degli allarmisti, semplicemente non lo riteniamo totalmente frutto del comportamento umano, ma, anche di mutazioni climatiche costanti, che si sono sempre verificate da quando esiste la Terra. Vorremmo infatti, sapere da coloro che criminalizzano l’uomo, come possono spiegare la glaciazione, avvenuta quando l’umanità, non era neanche nella testa di Dio e soprattutto lo sghiacciamento, visto, che, appunto nessun essere umano esisteva all’epoca. Insomma, non dobbiamo essere allarmisti oltre misura, ma neanche disonesti intellettualmente, od ipocriti. Esiste, infatti un margine di colpa umana nell’accelerazione del fenomeno, ma non è quella che ci viene comunemente raccontata, vale a dire il traffico automobilistico. L’inquinamento, infatti, in Europa, è un problema piuttosto contenuto, visto che si tratta di un continente nel quale, esistono sì agglomerati urbani di grandi dimensioni, ma che rispetto a quelli che troviamo in Africa, America ed Asia sono dei piccoli villaggi di provincia ed oltretutto esistono sistemi di controllo e riduzione delle emissioni molto più efficienti che altrove. Pensiamo alla classificazione delle auto, con le Euro 7 diesel, che in Europa, emettono mediamente tra i 110 ed i 150 g/km di CO2 contro i 160/200 di una vettura americana equivalente, dei 160-180 g/km di una vettura circolante in Africa ed i 120-150 g/km di un’auto circolante in Asia. Allora dov’è il problema, se in termini statistici, la densità abitativa e la tecnologia automobilistica europee, portano a risultati ambientali migliori, rispetto a quelli degli altri continenti e la produzione di CO2 è pari a circa il 6% delle emissioni globali? Il problema in Italia, è, a nostro avviso, la scarsa attitudine dei Comuni, alla cura e manutenzione del patrimonio arboreo, considerato spesso, alla stregua di un semplice arredo urbano ed altrettanto spesso abbattuto per realizzare nastri d’asfalto o infrastrutture pesanti, come la tramvia, a Firenze. Non è un caso che Viale Morgagni, un tempo Parco della Memoria della I Guerra Mondiale, dopo il taglio degli alberi monumentali e la posa dei binari, sia diventato una delle isole di calore della nostra città. Insomma, crediamo che forse sarebbe il caso di lasciar perdere la lotta alle auto, decisamente ideologica nelle sue manifestazioni, per concentrarsi sul rimboschimento e la creazione di nuove aree verdi. Ad esempio, secondo noi, in Viale Belfiore, si è persa un’occasione urbanistica importante. Nel lungo periodo seguito alla demolizione dell’ex area Fiat si era, infatti, creato un lago, che è stato aspirato per costruire il The Social Hub. Nulla di personale contro questo studentato, che magari, proprio studentato non è, ma questo è un altro discorso, se non per l’impatto estetico, che ci rimanda più a Miami, che a Firenze, però forse era meglio sviluppare il lago naturale che si era creato a costo zero, seguendo il modello dell’Eur, a Roma, che avrebbe portato il verde, in quell’area, densa di costruzioni, anziché sottrarlo. Ecco, il nodo sta qui, il caldo aumenta, secondo noi non tanto e non solo per il traffico, ma per la scarsa considerazione del verde urbano, da parte degli amministratori locali.
Luca Monti
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