Dalle chiese vandalizzate alla rivolta in Corsica il volto nascosto della crisi francese
In Francia, aldilà della tendenza popolare a rivoltarsi contro le autorità in caso di crisi come del resto sta accedendo per il caro benzina, anche in questi giorni, cosa della quale non bisogna meravigliarsi più di tanto essendo stata la rivoluzione francese, in qualche modo la madre di tutte le rivoluzioni seguenti, si sta verificando tuttavia un fenomeno forse più pericoloso, quello di una sorta di guerra di religione, nella quale il Cristianesimo sta subendo attacchi continui. La situazione si è aggravata a partire dal 2016 quando padre Jacques Hamel, venne ucciso mentre stava celebrando una messa a Saint-Étienne-du-Rouvray, in un attentato rivendicato dallo Stato Islamico. Inoltre, le autorità francesi hanno talvolta annunciato l’arresto di sospetti che avrebbero progettato attacchi contro chiese. Da allora, pur senza arrivare al livello del terribile delitto di dieci anni fa, si sono moltiplicati gli atti di vandalismo verso le chiese, ad uno dei quali si riferisce la foto di copertina e a corredo dell’articolo, con un triste record di 770 episodi registrati nel 2024 dalle autorità francesi e comprendenti: distruzione o decapitazione di statue religiose, furti di oggetti liturgici, incendi dolosi contro edifici di culto, profanazione di altari e tabernacoli e vandalismo di chiese o cappelle. Nel 2026 la situazione, appare ancora più grave, in quanto nei primi sei mesi dell’anno gli episodi registrati ufficialmente sono stati ben 458 e quindi una possibile stima di oltre 900 a fine anno. Anche le cifre riportate dalla testata La Croix il 3 settembre, parlano chiaro e confermano i dati ufficiali: gli atti anticristiani sono aumentati dai 433 del primo semestre 2025 appunto ai 458 del primo semestre di quest’anno. L’84% dei casi, riguarda furti o vandalismi contro chiese e cimiteri ma si contano anche 14 aggressioni fisiche. Ma adesso ad accendere la miccia, è stata la reazione ad un episodio verificatosi in Corsica precisamente a Portovecchio, tra il 30 settembre e il 1° ottobre scorsi, quando due giovani lavoratori stagionali ubriachi, di 21 e 24 anni, avrebbero divelto una statua della Vergine Maria, collocata nella rotonda di Stabiacciu e si sarebbero filmati mentre compivano gesti osceni nei suoi confronti prima di abbatterla. Le immagini sono poi finite sui social, suscitando un’ondata di indignazione sull’isola, che ha portato ad una mobilitazione popolare particolarmente forte. In primis, è stata celebrata una messa di riparazione sul luogo della profanazione ed il sindaco di Porto-Vecchio, Jean-Christophe Angelini, ha condannato duramente l’accaduto definendolo un atto inaccettabile ed annunciando che la statua sarà sostituita al più presto. Ma soprattutto numerosi cittadini si sono radunati davanti alla gendarmeria dove erano trattenuti i sospettati ed alcuni vi hanno deposto una bara come gesto simbolico di protesta e di minaccia verso i due presunti responsabili del gesto vandalico, cosa che ha fatto assumere alla vicenda anche una dimensione politico identitaria oltre che religiosa. Alcuni gruppi nazionalisti corsi hanno, infatti, lanciato mobilitazioni con lo slogan «Terra Corsa, Terra Cristiana» sostenendo che l’attacco non ha rappresentato soltanto un vandalismo, ma una vera e propria offesa, ad un simbolo Cristiano profondamente radicato nella cultura e nella storia dell’isola. Insomma, nel Paese transalpino, dove la laicità, ha spesso e volentieri sconfinato in una forma di ateismo mascherato, nascono adesso problemi sociali piuttosto rilevanti, frutto della negazione costante del Divino nella vita quotidiana e le cose non potranno che peggiorare in futuro se si radicalizzeranno le rispettive posizioni ed anche in Italia, sia pur non ai livelli della Francia, si inizia a percepire l’aumento di episodi anticristiani, sui quali sarebbe bene intervenire prima che la situazioni degeneri anche nel nostro Paese.
Luca Monti