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“Humor” contro Videla. L’opposizione alla dittatura attraverso la satira il fumetto e la caricatura (1978-1983) Un saggio di Agnese Codebò racconta il giornalismo ai tempi dei “generali”

di Andrea Macciò
mercoledì 28 Giugno 2023 · 09:39 · 6 min di lettura
“Humor” contro Videla. L’opposizione alla dittatura attraverso la satira il fumetto e la caricatura (1978-1983) Un saggio di Agnese Codebò racconta il giornalismo ai tempi dei “generali”

Il saggio di Agnese Codebò “Humor contro Videla. L’opposizione alla dittatura attraverso la satira, il fumetto e la caricatura” ricostruisce il ruolo del giornalismo e della satira nel mantenere viva una resistenza intellettuale al “Processo di Riorganizzazione Nazionale” proclamato dai militari argentini dopo il colpo di Stato del 1976, che depose la seconda moglie di Peron, detta “Isabelita” ormai politicamente debolissima.

La politica argentina del dopoguerra è particolarmente interessante per la presenza della figura dominante di Juan Domingo Peron e del suo Partido Justicialista: un grande contenitore che ha in un certo senso anticipato i movimenti post-ideologici di oggi come il Movimento 5 Stelle in Italia. Un contenitore politico per un partito carismatico costruito attorno al leader. Principale oppositore del peronismo era il Partito Radicale Argentino, con un orientamento che potremmo definire liberal-socialista. Il sociologo Alessandro dal Lago, nel suo “Populismo Digitale” ricostruisce le numerose affinità tra il peronismo e il grillismo italiano degli anni scorsi. Nel Partido Justicialista confluivano sia gruppi di estrema sinistra come i Montoneros che di estrema destra, come l’Alleanza Anticomunista Argentina: la conflittualità interna arrivò negli anni settanta ai limiti della guerra civile. In questo scenario il golpe militare di Videla si proponeva ufficialmente di riportare all’ordine il paese e di riallinearlo ai “valori cristiani e occidentali”. In realtà la dittatura militare non si distinse tanto per un orientamento ideologico preciso quanto per la violenza della repressione contro i mezzi di comunicazione ostili e gli avversari politici, con il noto fenomeno dei “desaparecidos” scomparsi nel nulla. Videla puntò moltissimo sul mondiale di calcio del 1978 per propagandare l’immagine di un’Argentina vincente, pacificata e normale.

Un mondiale passato alla storia per numerose partite “strane” come Argentina- Perù 6-0, che permise ai biancocelesti di passare il turno: la leggenda vuole che il portiere peruviano Quiroga, di origine argentina, non avrebbe presidiato i pali con particolare solerzia.

In quanto ai giornalisti, il ministro Arrigotti aveva stilato un rigidissimo disciplinare di 16 punti da rispettare. I giornalisti scomparsi nel nulla durante il regime furono 84. Tra i tabù più radicati c’era appunto il divieto assoluto di criticare il Mondiale di Calcio.

Il disegnatore Andres Cascioli e i suoi collaboratori, tra i quali Carlos Ulanowski, uno dei più noti giornalisti argentini oggi a La Nacion, Gloria Guerrero, prima giornalista donna a occuparsi di musica rock, Osvaldo Soriano e molti altri riuscirono a costruire una nicchia di “giornalismo indipendente” attraverso lo strumento della satira. Il primo numero uscì proprio nel periodo del Mondiale di calcio, con una caricatura dell’allenatore Julio C. Menotti.

Lo stile di “Humor” prima mensile poi quindicinale era improntato al giornalismo di approfondimento: non pubblicava notizie di attualità, ma analisi di fatti avvenuti negli ultimi 15 giorni prima della pubblicazione.

Uno stile che nel linguaggio del giornalismo è quello della “feature”, la notizia di approfondimento corredata da un approccio interpretativo, e non quello della “news” incentrata sul racconto dell’immediato. In “Humor” trovava spazio anche il cosiddetto “new journalism” un movimento che si proponeva di inserire nella narrazione giornalistica espedienti letterari. Oltre a questo, in Humor, fondato e pensato da un disegnatore, era importantissima la caricatura, notoriamente uno strumento che da un lato si propone di canzonare il potente ritratto, ma dall’altro in qualche modo lo celebra. La rarefazione delle uscite, l’attenzione a una satira tagliente ma non sempre esplicita, la grande capacità di Cascioli di difendere il suo giornale dalle maglie della commissione censura di Videla permise di mantenere viva in Argentina una voce libera, fondamentale per riportare lentamente il paese alla democrazia. Una democrazia comunque anomala, ancora influenzata dalla cultura del peronismo. La giunta militare entrò in crisi negli anni Ottanta a causa della guerra contro il Regno Unito per la conquista delle isole Malvinas.

Dopo l’iniziale entusiasmo patriottico, la sconfitta militare e lo scarso sostegno internazionale alla dittatura dei generali (nel frattempo a Videla erano subentrate altre figure) il regime si avviò lentamente verso la dissoluzione avvenuta nel 1983.

La grande innovazione di Humor è stata quella di trasferire lo stile interpretativo del nuovo giornalismo alla caricatura, contribuendo, grazie anche a un intenso rapporto con i lettori, oggi usuale grazie alle pagine social e alla possibilità di commentare i pezzi, ma allora rivoluzionario, al ritorno alla democrazia nel paese sudamericano.

Il saggio di Agnese Codebò ricostruisce con grande efficacia le peculiarità della politica argentina, per molti versi non comprensibile con lo schema destra-sinistra di tipo europeo o nordamericano, e per molti versi non riconducibile neanche a quella degli altri paesi sudamericani come il Cile, dove la dittatura ebbe una connotazione “atlantista” più esplicita e degli altri paesi dove in genere sono molto importanti i populismi di sinistra e le interpretazioni del socialismo adattate alla realtà sudamericana. Ottima anche la ricostruzione della rivoluzione portata da “Humor” nel giornalismo argentino e mondiale, corredata da tavole che rappresentano le caricature di copertina e da alcune approfondite interviste ad Andres Cascioli e ad altri protagonisti di quell’avventura. Con la questione del Mondiale, emerge ancora una volta il ruolo politico dello sport dei regimi di ogni tipo.

Quello di Videla è stato più che un regime totalitario un autoritarismo feroce e spietato: per essere un totalitarismo, gli mancava la visione politica dell’“uomo nuovo” caratteristica di questo tipo di regimi.

L’Argentina degli anni Settanta, tra movimenti personalistici post-idelogici e autoritarismi altrettanto post-ideologici, in qualche modo non è troppo dissimile dal mondo di oggi.

È ancora possibile oggi, in un mondo dell’informazione e della comunicazione sempre più polarizzato tra le fazioni politiche e no, usare la satira come grimaldello per mettere in crisi sia le dittature che i sistemi politici “occidentali” che negli ultimi anni sono stato caratterizzati da un crescente autoritarismo e dalla riduzione di un’informazione libera e innovativa?

La domanda resta aperta. Il libro ricostruisce comunque un passaggio storico di grande interesse: il regime di Videla, per certi versi, fu una dittatura post-ideologica che in altre forme potrebbe essere letta come un precursore dell’autoritarismo tecnocratico diffuso ai giorni nostri.

Dal punto di vista strettamente giornalistico, il ruolo politico della caricatura oggi è in declino nella sua forma tradizionale, sostituito da quelle social.

 

 

Agnese Codebò è dottoressa in letteratura latino-americana presso l’Università Columbia di New York, autrice di numerosi articoli e saggi su Buenos Aires e la politica argentina. Attualmente sta ultimando il suo secondo libro sull’influenza delle

Villas Miserias nella cultura argentina

 

 

Andrea Macciò

 

 

 

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