I Giorni Dolci di Silvia Iside: l’Albania di Enver Hoxha raccontata in un romanzo
I giorni dolci di Silvia Iside è un originale giallo con riferimenti al mondo soprannaturale ambientato nell’Albania degli anni Novanta, dopo la caduta del regime di Enver Hoxha, che negli anni Sessanta consumò la rottura dell’Albania con il blocco sovietico e il Patto di Varsavia, rifiutando la politica di “destalinizzazione” ed ergendosi a custode dell’ortodossia “rivoluzionaria”.
Per un breve periodo l’Albania ha intrattenuto buoni rapporti con la Cina, salvo poi rompere con la stessa all’inizio degli anni Ottanta.
L’Albania narrata nel libro di Silvia Iside è un paese che sta uscendo da un lungo isolamento totale, politico e culturale, e nel quale iniziano ad arrivare tramite i media le immagini di un’Italia che diventerà la meta principale dell’emigrazione negli anni successivi.
In questo contesto si consuma un misterioso omicidio in un albergo, l’Hotel Hilda. Tre persone sono ritrovate uccise, tra cui Bashkim e Juli.
Una donna misteriosa che vive barricata nell’albergo, Nexhmjie, evoca i “dijnn” entità soprannaturali, spiriti che potrebbero avere secondo lei un ruolo attivo nella morte degli inquilini dell’Hotel Ilda.
Sull’omicidio indagano il giudice istruttore Rifat detto Fati, il medico legale Krenar e il capo della polizia Admir. Tra i sospettati, gli inquilini delle “casette rosse” della zona, tra i quali i giovani Selenice e Parashquev e Frate Tani, un religioso espropriato dal suo ruolo dalla riforma di Hoxha che aveva vietato ogni forma di credo religioso organizzato senza però soffocare l’anelito alla spiritualità. Ed è paradossalmente proprio la mancanza di fede a rendere i protagonisti più sensibili alle superstizioni.
I giorni dolci sono, per Rifat detto Fati, le lunghe giornate di inizio estate.
Il giallo storico di Silvia Iside, ricchissimo di documentazioni storiche e sociologiche, trasporta il lettore in un mondo affascinante e poco conosciuto, quello di un paese rimasto appartato dalla storia e dal mondo per oltre vent’anni, colto in una fase di transizione tra dittatura e democrazia.
Nel romanzo emerge il controllo soffocante che esisteva sull’editoria, la cultura, la vita quotidiana e in particolare la repressione di ogni forma di spiritualità e religione che arrivarono a essere vietate per legge.
La misteriosa Nexmmije e Frate Tani sono tra i personaggi più affascinanti. L’intrigo giallo resta ben congegnato e originale, intersecandosi con efficacia con la ricostruzione storica e le vicende sentimentali e private dei personaggi.
Interessante la scelta di ambientare un giallo in un periodo di transizione tra un regime autoritario e una democrazia, che ricorda quello del Commissario Ricciardi di Maurizio De Giovanni che opera in polizia nel periodo iniziale del fascismo senza condividerne le politiche.
La scrittura di Silvia Iside, non facilissima, è molto accurata e affascinante. Il romanzo è un’ottima occasione per essere trasportati in un altrove diversissimo dall’Italia di oggi, ma in realtà vicino nel tempo e nello spazio.
Un aspetto interessante di questo libro è quello di aprire una finestra su uno dei regimi più feroci dell’età contemporanea, quello appunto di Enver Hoxha, caratterizzato da un sistema di sorveglianza totale sull’esistenza pubblica e privata degli individui e su un sistema di classificazione dei cittadini non dissimile da quello che oggi chiamiamo “credito sociale”.
Nei mesi scorsi, una mostra fotografica di Camilla De Matteis nell’ambito del Festival Fotografia Europea di Reggio Emilia, “Grande Padre” ha provato a ricostruire che cosa resta nell’Albania di oggi di quel regime, arricchita da numerose testimonianze dell’epoca.
All’inizio degli anni Novanta si credeva di essersi lasciati alle spalle per sempre i regimi totalitari del Novecento e la loro volontà di controllo capillare sull’individuo e la società.
Negli ultimi anni assistiamo invece a una nuova crescita di una gestione del potere, anche nei paesi formalmente “democratici” che tende alla limitazione crescente delle libertà personali e al controllo totale sull’individuo.Rispetto agli anni nei quali Hoxha governava l’Albania, a supportare questi poteri ci sono mezzi tecnologici estremamente più raffinati, il che rende questo libro da un lato una testimonianza storica e dall’altro un monito verso un mondo distopico nel quale ci potremmo ritrovare immersi nei prossimi anni.Un libro denso, evocativo di un mondo scomparso e originale, ma appunto ancora attualissimo, che potrà interessare e intrigare anche chi non è strettamente appassionato di gialli in quanto capace di usare i generi letterari per farne sintesi e superarli per approdare alla letteratura senza aggettivi.
Silvia Iside è nata in Umbria, dove vive e studia. Ha pubblicato un libro con lo pseudonimo S. I. con il quale firmava i suoi racconti.
Andrea Macciò
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