Il CPA Firenze Sud annuncia la partecipazione al corteo per i lavoratori GKN del 25 marzo
Con un comunicato stampa, il CPA Firenze Sud, ha annunciato la propria partecipazione alla manifestazione dei lavoratori della GKN del 25 marzo, con concentramento alle ore 14, su Viale Guidoni, angolo Viale Forlanini. Ecco il testo del comunicato stampa: “Il 25 marzo il Collettivo di Fabbrica dei lavoratori ex – Gkn chiama ancora una volta alla mobilitazione. Difendere quella fabbrica passa sicuramente dalla solidarietà verso gli operai e le loro famiglie che da 6 mesi non ricevono lo stipendio. Passa per la necessità di respingere l’attacco al contratto collettivo nazionale disdettato unilateralmente dalla nuova proprietà. Tra l’altro, se la memoria non ci inganna, proprio sulla battaglia contro il ‘modello Marchionne’ in FIAT, qualcuno si è creato lo spazio per il salto definitivo a segretario della propria organizzazione sindacale per quanto oggi appaia indifferente rispetto a quanto sta accadendo in Gkn. Ci rendiamo anche conto però che per fasce sempre più ampie di lavoratori e lavoratrici parlare di contratto nazionale sembra un’argomentazione al di fuori dei propri orizzonti perché i rapporti di lavoro sono stati brutalizzati al punto che in molti settori e comparti il contratto nazionale ormai non esiste più e con esso non esistono neanche le tutele più elementari. Proprio per questo il Collettivo di Fabbrica ha rigirato a tutti gli altri lavoratori la domanda che dopo il 9 luglio 2021 veniva fatta loro: “…e voi come state?” Non a caso il Collettivo di Fabbrica, quando partecipò al presidio in concomitanza con l’inaugurazione di Pitti in Fortezza nel gennaio 2022, scrisse: “Quando ci hanno licenziato, giustamente il territorio è insorto. Ma quando ci hanno mandato la procedura di licenziamento, avevamo altri 75 giorni di stipendio. Più della durata di buona parte dei contratti precari. E uno stipendio tra l’altro superiore a quello di molti di questi precari. In un certo senso eravamo ancora messi meglio di milioni di persone in questo paese. Quindi, in verità abbiamo chiesto scusa a tutti i precari del paese per tutte le volte che non siamo insorti per loro. Il paese si è assuefatto al lavoro sottopagato e precario, noi invece crediamo sia l’ora di disintossicarci da questi livelli di sfruttamento”. Una volta di più, ciò che sta accadendo in Gkn dimostra che la precarietà non è una forma contrattuale. La precarietà è una condizione di vita che risucchia tutti i lavoratori e le lavoratrici. La differenziazione tra “precari e garantiti” è indotta proprio da questo sistema per dividere e spingere tutti verso una condizione peggiore. Una delle formule della “guerra tra poveri” utile solo a sbilanciare ancora di più i rapporti di forza e sfondare anche dove ancora non sono riusciti a farlo. Sarebbe come se oggi non dovessimo solidarizzare con la lotta dei lavoratori francesi perché li ritenessimo dei “privilegiati” rispetto alla nostra condizione previdenziale: viceversa quella lotta parla a tutti i lavoratori a partire da chi come noi non riuscì a rispondere a quell’attacco. Il livello testimoniale non ci serve a molto se non ad attestare quanto già sappiamo. Chi lavora conosce già le condizioni in cui lavora. Abbiamo invece bisogno di qualcosa che resti scolpito, di osare, di riuscire realmente a mettere in discussione l’arroganza, la prepotenza e la violenza padronale. L’attacco a Gkn è anche questo: un attacco ad una fabbrica profondamente sindacalizzata, all’interno della quale gli operai erano riusciti ad imporre rapporti di forza impensabili in tanti altri luoghi di lavoro, in cui il Collettivo di Fabbrica è riuscito ad elevare il protagonismo dei lavoratori ridimensionando il ruolo della propria burocrazia sindacale. Difendere quella fabbrica vuol dire difendere un’esperienza complessiva che la controparte sta cercando di cancellare con la calunnia, la bugia, il raggiro e l’infamia. La fabbrica oggi è sotto assedio da più parti proprio perché la lotta operaia ha voluto parlare, non solo della singola vertenza e del proprio caso specifico, ma del mondo che ha determinato quel caso specifico: “per questo, per altro e per tutto”! Il Collettivo di Fabbrica con il supporto dei solidali ha saputo dar vita ad un processo di convergenza reale mettendo in relazioni ambiti e questioni che spesso la controparte era riuscita a tenere separate e in contraddizione tra loro. Una su tutte: finalmente sono stati indicati gli strumenti per superare la contraddizione tra lavoro e ambiente in una prospettiva chiaramente di classe. Oltre a ciò, il processo nato da Gkn è riuscito a dare un chiaro segnale nella prospettiva dell’unità di classe riuscendo a creare relazioni che andassero oltre le sigle a partire dal rapporto con i portuali a Genova e i disoccupati a Napoli per quanto questi abbiano propri percorsi sindacali ben definiti. Difendere Gkn vuol dire quindi evitare che questa esperienza di emancipazione un domani possa essere usata dalla controparte in senso conservativo come nuovo monito e minaccia nei confronti di lavoratori e lavoratrici. La controparte, con la compiacenza di un certo apparato sindacale, infatti sembra dirci: “Fate al massimo azione puramente sindacale ma ‘non fate politica’. Non provate mai più ad oltrepassare il segno. La finanza e le multinazionali decidono chi, quanto, dove e come lavora. Quando la fabbrica chiude e quando vi licenziamo voi delegate le pratiche burocratiche al sindacato e se volete la cassa integrazione o qualsiasi altro sussidio dovete tacere mentre noi ci portiamo via i vostri macchinari e il vostro lavoro”. La nuova proprietà infatti, a differenza degli stessi operai e delle competenze solidali, non ha mai messo in campo nessun piano industriale. Il suo unico piano era lo svuotamento e la chiusura dello stabilimento. Se un piano è stato fatto fallire era, ancora una volta, quello della disoccupazione e della delocalizzazione, oggi con Borgomeo come nel 2021 fu con Melrose. Oggi più che mai è necessario schierarsi. Non sono ammesse posizioni tattiche. Non ci sono posizioni intermedie: o si è tra coloro che aiutano la “la rana” a saltar fuori dalla pentola o si è tra chi invece tiene il coperchio sulla pentola perché “la rana “ venga bollita. Visto che però questa partita, per quanto difficile, è ancora aperta, dobbiamo giocarcela fino in fondo chiamando a raccolta tutte le forze necessarie.
Il 25 marzo scendiamo in strada!”