“Il Mondo al Contrario” del Generale Vannacci diventa libro proibito da mettere al bando?
Nel “Mondo al Contrario” descritto forse con troppa enfasi dal Generale Roberto Vannacci, nel suo omonimo libro autoprodotto, appena uscito e peraltro già campione di vendite su Amazon, segno che in molti la pensano come lui pare essere stato introdotto il reato d’opinione, ultima barriera di libertà, in quella che ormai da alcuni anni, non è più una Repubblica democratica, fondata sul lavoro, ma espressione di una sordida e strisciante dittatura multinazionale, fondata sul pensiero unico. Il libro, infatti, nel quale il Generale, riporta al centro alcuni valori tradizionali, è stato subito bollato come fascista, omofobo, razzista, eccetera ed è costato all’alto ufficiale, peraltro uno fra i migliori del nostro Esercito, addirittura la rimozione dal comando dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, reparto evidentemente ritenuto pericoloso per la sicurezza nazionale, tanto da non poter esser comandato da un siffatto Generale, che si badi bene, non ha organizzato, o pianificato, un golpe militare, ma ha solo espresso le proprie opinioni su un libro. Da notare oltretutto, l’assoluta impossibilità per l’accusato di difendersi, in un eventuale giudizio disciplinare, che in una democrazia si concede anche ad un pericoloso terrorista, visto che la rimozione dall’incarico è arrivata dopo poche ore di una sinceramente surreale polemica politica, direttamente dallo Stato maggiore dell’Esercito, col tacito assenso del Ministro della Difesa, Guido Crosetto, che aveva di fatto già scaricato il Generale, definendo come “farneticazioni personali” le tesi espresse nel libro da Vannacci. A questa surreale polemica politica, ha contribuito anche il Sindaco di Firenze, Dario Nardella, che invece di occuparsi dei problemi della nostra città, che forse pensa essere un paradiso in questo “mondo al contrario”, ha trovato il tempo di far sapere urbis et orbis, che no, lui non avrebbe ricevuto nel suo ufficio il Generale, per salutarne l’arrivo a Firenze, da Comandante dell’Istituto Geografico Militare, in quanto ritiene “Impossibile il dialogo e la collaborazione con chi porta avanti certi disvalori e certe idee.” Insomma se non è reato d’opinione questo. Il tutto malgrado la sbandierata apertura di Firenze ed in barba al fatto che Nardella, abbia il proprio ufficio in Palazzo Vecchio, nel cosiddetto Quartiere di Papa Leone X Medici, uno che certamente non si sarebbe peritato di ascoltare le ragioni dell’altro e magari sarebbe riuscito a trovare un punto di equilibrio tra le posizioni, anche perchè si tratta, è bene ricordarlo, solo di un libro, non di una questione di Stato. Ma soprattutto questo atteggiamento di Nardella, ha il sapore di uno schiaffo alla memoria di Giorgio La Pira, che pure il Sindaco attuale cita spesso come esempio di apertura e appunto dialogo. Ma evidentemente il dialogo, è soggettivo ed a qualcuno si concede ad altri no, secondo il proprio arbitrio da monarca assoluto. Ci manca solo la dichiarazione di eresia ed il rogo del libro del Vannacci, in Piazza Signoria, ma a questo non si arriverà per la sua già detta rimozione dall’incarico di Comandante dell’Istituto Geografico Militare che toglie l’imbarazzo al Sindaco di dover ricevere nel suo ufficio un siffatto losco figuro. Per fortuna in Palazzo Vecchio c’è anche chi difende il Generale Vannacci e critica il Ministro della Difesa, chiedendone le dimissioni, anche se crediamo con scarsa possibilità di successo, per non aver difeso l’alto ufficiale. Si tratta del Consigliere Comunale di Italexit, Andrea Asciuti, uno che in fatto di valori tradizionali della società, ha sempre fatto sentire la propria voce subendo per questo un vergognoso ostracismo istituzionale. Ci resta solo la certezza che la maggioranza degli italiani non condivide questo “Mondo al Contrario” ma preferisce i valori tradizionali, visto che, come detto, il libro è volato nelle vendite, sperando che non venga messo al bando, o appunto, al rogo.
Luca Monti
Caro Luca,
Cominciamo con l’osservare che l’aver piazzato un Soldato, che oltretutto è già somaticamente espressione del “vir vere romanus” , come capo dell’Istituto Geografico Militare di Firenze sia la tipica manifestazione di quel principio di “contrappasso” in base al quale, in questo Paese irenista e sfigato, tipicamente si vessa il Milite mandandolo a gestire carte geografiche e, al contempo, si manda il tengofamiglia panciafichista a farsi ammazzare al fronte, in luogo del primo.
Non credo quindi che il Generale sia particolarmente dispiaciuto in queste ore per essere stato sollevato dal molle incarico, presumibilmente su ordine del fido Crosetto.
In secondo luogo, la canea degli uguali, momentaneamente installata a Palazzo Vecchio a nostre spese (un orrore storico, etico ed estetico del quale sono convinto che Lorenzo, Cosimo e Giovanni, dlall’ Aldilà, si staranno ancora chiedendo il perché), ha sentenziato che non è disponibile ad incontrare il Generale: nonglielefà, non lo regge, non si ritrova gli argomenti per un normale confronto dialettico e tantomeno la dignità per una sfida a duello. Questi tristi bannano. Ed è l’unica cosa che riesce loro di fare, in servile ossequio all’isteria perbenista del momento.
Bene, anche questa – pensandoci bene- è un’altra buona notizia per il Generale Vannacci, dal momento che non dovrà sopportare nemmeno per un istante la prossimità fisica di Nardella e dei suoi compagnucci di Tamurriata.
Terza e più importante tra le implicazioni positive di quesa sceneggiata estiva: la rimozione del Generale per il solo fatto di aver espresso delle opinioni, che oltretutto sono ovvietà, fornisce a tutti la conferma che il Regime democratico ed antifascista, altro non è che il più becero e servile sistema di inibizione delle libertà, a partire da quelle contenute nella fin troppo decantata Costituzione (che, peraltro, antifascista non è).
L’italiano frattanto fa incetta del libro sulla piattaforma dei Padroni, confermando che le ovvietà del cattivone di turno, dopotutto, sono piuttosto condivise. Ed anche questa è una evidenza incoraggiante nel contesto dell’ovile nazional-popolare.
In definitiva, suggersco di godersi la farsa agostana in tutta allegria e con la giusta dose di ottimismo.
Nardella passerà, mentre il Mos Maiorum risplenderà per altri mille anni. Alla facciazza loro.