Il Museo Marino Marini ospita da oggi fino al 7 gennaio 2025 la mostra più importante della propria storia
Da oggi fino al 7 gennaio 2025 il Museo Marino Marini, ospita la mostra più importante della propria storia. Il complesso museale dedicato a Marino Marini, infatti, pur essendo ovviamente dedicato a questo grande artista del ‘900 del quale ospita la gran parte della produzione rimasta invenduta ed avendo per questo un occhio di riguardo verso l’arte contemporanea, affonda le proprie radici nella storia dell’edificio che lo ospita, che non è proprio l’ultimo arrivato per importanza a Firenze, anche se poco conosciuto. Il complesso architettonico, infatti, risale, probabilmente addirittura al IX Secolo, quando venne costruita la chiesa di San Pancrazio, che dà ancora il nome alla piazza prospiciente il museo, che venne poi ingrandita nel XII Secolo, con vasti ambienti sotterranei tuttora visitabili. Ma il periodo più importante dell’edificio dal punto di vista architettonico, è quello tra la fine del ‘300 e la seconda metà del ‘400 quando la famiglia Rucellai che era la più influente nel quartiere intorno alla basilica di Santa Maria Novella commissionò a Leon Battista Alberti, per iniziativa di Giovanni, che ne era forse il più importante esponente, la Cappella del Santo Sepolcro. In pratica i Rucellai, ordinarono all’Alberti una cappella all’interno della chiesa di San Pancrazio, fatta “ad immagine e somiglianza” del Sepolcro di Cristo a Gerusalemme, arrivando ad inviare in Terra Santa, due ingegneri collaboratori fidati del grande architetto per prendere le misure dell’originale. Il risultato è semplicemente eccezionale, del tutto identico all’originale, perchè lo stesso Leon Battista Alberti, parafrasando il brano del Vangelo di Marco (16, 6) che narra della Resurrezione di Cristo, sente evidentemente il bisogno di porre sulla sua riproduzione del Santo Sepolcro, un’iscrizione che inizia con “Non Est” come si vede nella foto seguente, per proseguire sempre in latino, spiegando che non si tratta del luogo dove è sepolto Gesù Cristo, il Risorto, come per dire: “non è l’originale ma una copia di mia fattura”.

Dopo questo periodo di splendore rinascimentale, alla metà del XVIII, la chiesa di San Pancrazio, venne in gran parte trasformata secondo un progetto dell’architetto Giuseppe Ruggieri. In epoca napoleonica, la chiesa venne sconsacrata con editto del 20 ottobre 1808 i suoi arredi vennero messi all’asta e l’edificio venne destinato ad usi civili: dapprima come sede della Lotteria imperiale di Francia, poi della Pretura ed infine nel 1883 divenne la Reale Manifattura Tabacchi. Proprio in quel periodo ripresero le trasformazioni e le manomissioni architettoniche, con la navata settecentesca che venne tramezzata in più livelli per mezzo di un solaio metallico, le cui travature in ferro bullonato, si possono ancora osservare e rappresentano anch’esse, il fascino di questo complesso museale che oggi appare come eternamente sospeso tra passato e futuro. Resta il fatto che neppure Napoleone, ha osato manomettere la Cappella del Santo Sepolcro ed è proprio questo il motivo per cui abbiamo definito la mostra inaugurata oggi al Museo Marino Marini, come la più importante della sua storia. Si tratta infatti della mostra intitolata: “Il Tesoro di Terrasanta al Museo Marino Marini. la Bellezza del Sacro: l’Altare dei Medici e i doni del Re” che riunisce per la prima volta in Italia, proprio intorno alla Cappella del Sepolcro di Leon battista Alberti, oltre cento opere, tra baldacchini, codici, gioielli, oggetti religiosi, ornamenti e paramenti sacri, rimasti per la maggior parte fino ad oggi sotto la tutela della Custodia di Terrasanta dei Monaci Francescani. Si tratta, insomma di una splendida occasione, per scoprire un luogo poco conosciuto anche dai fiorentini, insieme a delle opere assolutamente mai viste nel nostro Paese.
Luca Monti
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