Inchiesta sulle “Smart City”, le nuove prigioni a cielo aperto
Fateci caso: tra la moltitudine di barbarismi che oggi insidia ciò che resta dell’idioma di Dante, il termine inglese “smart” è quello deputato a mascherare, dietro una patina di seduzione esotica, implicazioni non sempre o non soltanto positive. D’altra parte, al consumatore medio, distratto da una terminologia intenzionalmente oscura, sfugge che la traduzione più appropriata del vocabolo “smart” nella nostra lingua non sia necessariamente “intelligente”, ma piuttosto “sveglio”, “scaltro” o, casomai, “elegante”. Quindi, se l’antico raziocinio potesse per un attimo riprendere il sopravvento sulla attuale tendenza alla auto-sottomissione collettiva, esso ci suggerirebbe che, mentre è quasi sempre opportuno fidarsi dell’intelligenza, di rado l’altrui scaltrezza è garanzia di propria incolumità. E’ per questa ragione che, all’apparire di ogni nuova “scaltra telecamera” – che venga puntata sulla mia strada, su vuoti immensi o su monumenti secolari – personalmente avverto un senso di diffidenza ed istintivo fastidio. Se poi, ad aver disposto l’installazione dell’ennesimo marchingegno spione (logicamente a nostre spese), magari è stato un tronfio Podestà agli sgoccioli, sempre spietato coi poveracci ma docile con gli oligarchi, ecco che il sospetto diventa certezza di imminente fregatura. E come lui, masse di altri sindaci e amministratori occidentali, animati da stupefacente quanto sospetta sincronia decisionale, ormai fanno a gara a chi introduca più strumenti di sorveglianza e controllo sociale in una giungla urbana di divieti, restrizioni e disagio il cui fine dichiarato è realizzare le “città da 15 minuti”, proverbialmente “green” ed immancabilmente “smart”: in realtà tragiche prigioni a cielo aperto dove tutto sarà a portata di monopattino, tranne che la libertà. E d’altronde l’AGENDA 2030 del World Economic Forum ha ordinato chiaro e testuale: nella città del futuro “non possiederai nulla e sarai felice”. Il pensionato sulla Panda del 1997 e l’artigiano a partita IVA col suo motocarro a gasolio, moderni “nemici del popolo” poiché colpevoli di gravare inutilmente sul Fisco o di evaderlo a prescindere, sono destinati a pentirsi di esistere fino a sparire a bordo dei loro schifosi rottami plebei.

Il nuovo libro-inchiesta di Franco Fracassi e Carmen Tortora, “Welcome to 1984”, affronta con coraggio questi temi dall’evidente richiamo orwelliano, svelando l’ideologia delle “Smart city” ed i progetti per la mobilità urbana in un futuro prossimo che appare più verde che roseo; gli autori ne parleranno a Firenze, domenica 14 gennaio dalle 16.00 presso il Circolo Boncinelli, in via di Ripoli 209/E. La partecipazione è libera e gratuita.