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“La Platea dell’umanità”: la Poesia Totale di Sarenco in mostra al CAMEC a La Spezia

di Andrea Macciò
mercoledì 17 Maggio 2023 · 20:01 · 6 min di lettura
“La Platea dell’umanità”: la Poesia Totale di Sarenco in mostra al CAMEC a La Spezia

“La Platea dell’Umanità” è il titolo della grande mostra antologica curata da Giosuè Allegrini, che dal 31 marzo 2023 al 14 gennaio 2024 il Camec della Spezia, dedica a Sarenco, artista poliedrico di origini bresciane e teorico della “Poesia Totale”. Sarenco, è stato il più carismatico rappresentante della Visual Poetry Italiana, nonché poeta visivo, fotografo, performer, regista, editore, esploratore ed organizzatore di eventi culturali internazionali come La Biennale di Malindi. Inizia la sua attività artistica all’inizio degli anni Settanta ed entra in contatto con artisti come Julien Blaine e Paul de Vree (con il quale fonda nel 1971 la rivista “Lotta Poetica) e con il critico Gillo Dorfles. Sarenco, al secolo Isaia Mabellini (Vobarno, 1945 – Salò, 2017) frequenta il Liceo Classico “Arnaldo” di Brescia e studia Filosofia alla Statale di Milano. Nel 1961 inizia a scrivere le sue prime poesie lineari. A partire dal 1963 inizia ad occuparsi di ricerche poetico-visive stringendo i primi contatti con gli artisti del “Gruppo 70”, nel quale entrerà ufficialmente l’anno successivo. Il suo contributo al movimento si contraddistingue per un tono graffiante e caustico con cui elabora testi epigrammatici che associa ad immagini di provenienza varia, dal mondo della comunicazione a quello dell’arte. Servendosi delle tecniche del collage, dell’assemblage o della tela emulsionata ottiene opere di forte impatto, che utilizza come strumento di lotta politica e culturale. Nel 1965 comincia la sua attività espositiva, avendo al suo attivo oltre 50 mostre personali e circa 1000 esposizioni collettive. Svolge un’intensa attività editoriale e organizzativa. Fonda riviste fra cui “Amodulo” nel 1968 e “Lotta poetica” nel 1971 e case editrici quali Edizioni Amodulo nel 1969, SAR.MIC nel 1972 e Factotum Art nel 1977. Fonda anche gruppi come il Gruppo Internazionale di Poesia Visiva (o Gruppo dei Nove) e i Logomotives. Dal 1982 Sarenco intraprende numerosi viaggi fra Asia e Africa. Al suo attivo anche più di quindici film, tra corti e lungometraggi, libri d’artista e di poesia visiva. Sarenco, è stato presente alle principali Biennali internazionali, tra le quali ricordiamo quattro edizioni di quella di Venezia e quella di Siviglia ed ha esposto al Moma di New York e al Centre Pompidou di Parigi. Alla Spezia, le sue opere sono già state esposte al Camec nel 2018, in occasione di una mostra dedicata al rapporto tra poesia visiva e ceramica. «Sarenco – scrive il curatore Giosuè Allegrini – è stato fra le figure più dotate, attive, imprevedibili ed esplosive della ricerca artistica contemporanea in Italia e non solo. Teoretico della Poesia Totale, l’idea creativa di Sarenco era quella di manifestare il fatto che ai poeti niente potesse essere precluso: la pittura, la scultura, la ceramica, la performance, i concerti, il teatro, il video e il cinema: da qui il concetto, appunto, di Poesia Totale. Ciò che desideriamo proporre, con questa mostra, è il “Sogno di Sarenco sull’Arte”; quella forma poetica anarchica e rivoluzionaria, al contempo pubblica, anticonformista e dissacrante, tramutata in realtà, ed attraverso di essa, porre la luce dei riflettori sulla cultura italiana, europea e internazionale del secondo Novecento, in rapporto alla società dei consumi e della comunicazione e più in generale a tutti gli “ismi” condizionanti, a vario titolo, il mondo in cui viviamo». Il percorso espositivo comprende circa 170 opere rappresentative di un percorso cinquantennale, a loro volta affiancate da immagini e documenti bibliografici e archivistici, rivelativi del particolare periodo storico vissuto (riviste, manifesti, fotografie, locandine ecc), tra i quali numerosi inediti. Nella scalinata alla quale si accede alla mostra, le sculture giganti “I miei poeti” che rappresentano gli ispiratori del percorso artistico di Sarenco. Il percorso si apre con una grande installazione intitolata “Gedicht Macht Frei” ovvero “la poesia rende liberi”

Affermazione che stravolge il noto cartello “Arbeit Macht Frei – Il lavoro rende liberi” affisso all’ingresso dei lager nazisti e che rappresenta, assieme al drappo “All’armi siam artisti” una sorta di manifesto poetico e teorico dell’arte di Sarenco. Le opere spaziano dai progetti visual-poetici del 1963 quali “Traditi”, “Grande Strage”.

“Finalmente l’Avanguardia”, con echi grafici di Mallarmé, alle tele emulsionate, ironiche e rivoluzionarie, che dissacrano e insieme omaggiano i grandi classici dell’arte, come “Il popolo è forte armato vincerà” o “Avanti o popolo alla riscossa”, in cui gli angeli oranti di Giotto, nella Cappella degli Scrovegni di Padova, si trasformano in coristi del ritornello di Bandiera Rossa.

Tra le esperienze culturali che hanno maggiormente influenzato Sarenco, ci sono sicuramente “le parole in libertà” e il “paroliberismo” della poesia futurista e di Filippo Tommaso Marinetti, esplicitamente citato in molte occasioni. Nella seconda sala, in mostra dipinti di Sarenco, che parodiano le nature morte di Giorgio Morandi, con giochi di parole quali “Più morta che natura”.

“Mors tua natura mea”, “Morituri te naturant”. Qua troviamo anche al centro della sala un’installazione nella quale Sarenco interpreta secondo la sua sensibilità artistica le 14 stazioni della Via Crucis: dal Materiale cartaceo sequestrato all’intelligence al Poeta Sarenco” alle “Cronache dell’età dell’Oro” nella quale sono rappresentate una falce e un martello.

 

Nella terza sala, troviamo i collage e gli assemblage degli anni ‘70 e successivi come “Poetical Licence” e i cicli “Tabù” e “Tempo: una interessante serie di poesie visive, che hanno come centro di gravità i pacchetti di fazzoletti di carta, i “tempo” appunto, usati per costruire opere nelle quali l’aspetto grafico e quello poetico sono perfettamente complementari.

Un’arte, quella della poesia visiva, che, sebbene già frequente ai tempi del futurismo e delle avanguardie del primo Novecento, inizia nel corso degli anni Settanta a usare in maniera sempre più diffusa materiali di recupero, assemblaggi e ricostruzione di testi poetici a partire da testi già esistenti come ben documentato nella mostra “Fuori Pagina” che si è svolta al Museo Caos di Terni nell’estate 2022.

In mostra una sala che ospita il ciclo di opere legate ai ritratti delle “Poetesse” pellerossa e alcune sculture dedicate alle Donne Masai. Tra gli altri cicli rilevanti, quello che utilizza un altro materiale di recupero, i giornali, al quale sono applicati interventi pittorici e poetici. L’esposizione sarà visitabile fino al 14 gennaio 2024, da martedì a domenica con orario 11-18.  Nel corso della mostra, la Fondazione Sarenco, pubblicherà un catalogo bilingue italiano / inglese a cura di Giosuè Allegrini, con fotoriproduzioni a colori delle opere e dei documenti esposti e saggi critici di vari autori: Giosuè Allegrini, Achille Bonito Oliva, Bernard Heidsieck, Oriano Mabellini, Enrico Mascelloni, oltre all’ultima intervista di Sarenco, rilasciata a Claudia Capelli. Al Piano Zero “Mare Nostrum” una selezione di opere legate al Premio del Golfo, che rappresentano Lerici, La Spezia e Portovenere, oltre all’esposizione permanente “La Stanza del Colore”.

Articolo e Ph. Andrea Macciò

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