Vai al contenuto

La Tribuna degli Uffizi come un ristorante della provincia cinese più profonda

di Luca Monti
sabato 7 Ottobre 2023 · 17:26 · 3 min di lettura
La Tribuna degli Uffizi come un ristorante della provincia cinese più profonda

Alcuni giorni fa, una importante testata che si occupa d’arte, ha polemizzato col direttore degli Uffizi, Eike Schmidt riguardo alcune sue affermazioni sullo scarso impegno profuso dalle istituzioni museali fiorentine, nella promozione e nello sviluppo dell’arte contemporanea. In pratica, i redattori di quella rivista accusavano Schmidt di incoerenza affermando che lo stesso, non brillava per impegno nella stessa missione. Ci permettiamo di polemizzare, a nostra volta, con entrambe le parti in causa. Non capiamo, infatti, perché, le istituzioni museali fiorentine e soprattutto gli Uffizi, che si occupano di arte “classica” debbano promuovere l’arte contemporanea. E’ come se un ristorante famoso per la bistecca alla fiorentina, si mettesse a proporre menù vegani. Insomma, anche l’arte ha le sue specializzazioni come la cucina e ciascuno deve occuparsi dei piatti che sa fare e delle opere che gli sono state affidate, senza avventurarsi, in campi che non gli competono. Oltretutto poi se i risultati sono quelli della mostra attualmente in corso, proprio agli Uffizi e curata anche dal direttore Schmidt possiamo dire che la ricetta è decisamente riuscita male. Prima di entrare nel merito della mostra,vorremmo tuttavia chiedere al direttore degli Uffizi, se la sua curatela è a titolo gratuito,o con compenso, perché potrebbe profilarsi un conflitto d’interessi, quantomeno dal punto di vista professionale, ricoprendo Schmidt nell’occasione due ruoli contrastanti ed a nostro avviso incompatibili tra loro, vale a dire quello di direttore di un museo e curatore di una mostra ospitata dal museo stesso. Della serie: “Chi controlla il controllore”? E di una vera e propria mancanza di controllo e di rispetto verso la Tribuna degli Uffizi, uno dei luoghi più architettonicamente pregiati d’Italia, se non del mondo, si tratta, a nostro avviso. La mostra “Between Sky and heart” della portoghese Joana Vasconcelos, curata come detto da Eike Schmidt, insieme al critico d’arte Demetrio Paparoni, che si dipana tra Uffizi e Palazzo Pitti, per terminare il 14 gennaio 2024, propone infatti, per la Tribuna degli Uffizi, un allestimento, che deturpa la splendida architettura di quella sala, con un ammasso indefinito di materiali pendenti dal soffitto, che la fanno assomigliare ad un ristorante cinese della provincia più profonda del Paese del Dragone, come mostra la foto di copertina ed a corredo dell’articolo, messa a confronto con quella seguente di una lampada tipica proprio dei ristoranti cinesi, ma almeno questa poco invasiva.

Insomma, se questi sono i risultati preferiamo decisamente che gli Uffizi lascino “cucinare” l’arte contemporanea a chi lo sa fare e si concentrino sulla promozione e valorizzazione dei veri capolavori che ospitano, anziché svilirli con accrocchi del genere.

Articolo e Ph. Luca Monti 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *